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Il golfo ai poeti Libri Opinioni
William Domenichini  

I radar della Duilio funzionano!

Noi che viviamo a poche decine di metri dalla base navale spezzina della Marina militare, siamo lieti di sapere che i radar della Duilio funzionano. E bene! Da un lato non si può che rallegrarsi, data la consecutio tra il loro funzionamento e la salvaguardia dell’equipaggio delle unità navali della Marina. Dall’altro il rammarico perché nessuno, ha avuto la sensibilità di esprimere uno straccio di ringraziamento, nei confronti di quelle popolazioni, come quella spezzina, che si sorbirebbero ciclicamente, una quota di emissioni elettromagnetiche, a collaudo del loro funzionamento.

Qualcuno scrisse, qualcuno chiese, ma sono questioni di elettromagnetismo con il segreto militare intorno. Se poi sono al servizio dell’interesse nazionale, diventano quisquilie.

20 aprile 2022

8 agosto 2016

Ma superiamo ogni polemicismo sterile e cerchiamo di uscire dall’orticello locale. Nel pomeriggio del 2 marzo 2024, in attuazione del principio di autodifesa, la Duilio ha abbattuto un drone nel Mar Rosso. Il drone, dalle caratteristiche analoghe a quelli già usati in precedenti attentati, si trovava a circa 6 kilometri dalla nave italiana, in volo verso di essa. Così, con una nota, il ministero della Difesa rendeva noti i fatti accaduti, proseguendo: “Attualmente nell’area per garantire la libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali, Nave Duilio ha avvicendato nave Martinengo nell’attività nazionale, avviata a fine dicembre, in seguito agli attacchi da parte dei miliziani Houthi contro il traffico in navigazione nello stretto di Bab-el Mandeb“.

Gli attacchi terroristici degli Houti sono una grave violazione del diritto internazionale e un attentato alle sicurezza dei traffici marittimi da cui dipende la nostra economia. Questi attacchi sono parte di una guerra ibrida, che usa ogni possibilità, non solo militare, per danneggiare alcuni paesi e agevolarne altri.

Guido Crosetto
ministro della difesa
(2 marzo 2024)

Precisiamo. Nave Duilio opera nel Mar Rosso per garantire la tutela del diritto internazionale e salvaguardare gli interessi nazionali. Nota di curiosità. La Duilio è dotata di 3 cannoni navali super rapidi OTO Melara 76/62 Multi-Feeding da 76 mm, costruiti negli stabilimenti Leonardo (ex OTO Melara) alla Spezia. Un vanto dell’industria bellica italiana, evidentemente. Ma vi ricorda qualcosa? Un’arma protagonista del bombardamento su aree abitate da popolazione civile palestinese da parte delle unità militari navali israeliane. Ma non tiriamola tanto per le lunghe e torniamo al quid.

Eravamo in pattugliamento a sud, nel tratto prospiciente alle coste yemenite, in acque internazionali. A un tratto è arrivato un “eco radar” sconosciuto, il segnale era a 8 miglia di distanza. Un profilo in movimento, a bassa quota e in rapido avvicinamento. Prima gli abbiamo lanciato delle chiamate di avvertimento, invitandolo a cambiare rotta. Quando il profilo è arrivato a 6 miglia, abbiamo visto che non era un aereo alleato. I sensori di bordo hanno inquadrato un drone della stessa tipologia e comportamento di quelli che nei giorni scorsi si sono resi autori degli attacchi al traffico mercantile in area. E a quel punto era ormai a 4 miglia, non c’era altro da fare. Così ho preso la decisione.

Dopo il drone abbattuto, quando mi hanno scritto per ringraziarmi i comandanti della Jolly Rosa e della Grande Baltimora, navi italiane, mi sono commosso.

c.v. Andrea Quondamatteo
comandante nave Caio Duilio
(4 marzo 2024)

Salta all’occhio il nome delle navi “salvate” dal pericolo incombente. In particolare una: Jolly Rosa. Si tratta di una portacontainer della compagnia Messina, impresa nota per alcune cronache, così riassumibili:

  • nel 1990 la Jolly Rosso, per presunte attività illecite correlate al trasporto di rifiuti tossici denominata nave dei veleni, viene abbandonata alla deriva e infine rinvenuta e demolita sulla spiaggia di Amantea, in provincia di Cosenza. Partì qualche giorno prima dal porto della Spezia;
  • 9 luglio 1999, a Genova, il cavo d’ormeggio della Jolly Rosso (II) decapita un membro dell’equipaggio e colpisce mortalmente al bacino un altro;
  • nel 2002, vicino alle coste del Sudafrica, la Jolly Rubino naufraga dopo un incendio scoppiato in sala macchine;
  • nel 2003, la Jolly Blu, nelle acque del Mar Tirreno davanti a Piombino, travolge il peschereccio San Mauro I, uccidendo un uomo;
  • 11 dicembre 2010, la Jolly Amaranto finisce in secca durante il suo ingresso nel porto di Alessandria d’Egitto e, successivamente, affonda;
  • agosto 2011, la Jolly Grigio, nelle acque di Ischia, sperona e affonda un peschereccio, uccidendo 2 uomini dell’equipaggio;
  • 7 maggio 2013, la Jolly Nero, durante la manovra di uscita dal porto di Genova, urta e abbatte la torre piloti (alta oltre 50 metri) causando 9 morti e 4 feriti.

Un curriculum di tutto rispetto. Senza entrare nel merito della definizione di attentato alle sicurezza dei traffici marittimi, quel che verrebbe da domandarsi è quale sia il sottile (o per taluni ipocrita) confine tra l’uso di una forza armata, quindi un braccio operativo dello Stato, composta da dipendenti pubblici, per tutelare la nostra economia, o gli interessi di privati, in questo caso una compagnia di trasporti?

Non ci sarebbe nulla di nuovo. Unità della Marina militare sono impiegate da tempo a tutela di interessi nazionali che, tradotti, sembrerebbero tutelare enormi sovraprofitti. Lex Gabinia o Lex de piratis persequendis, fu una legge che concesse a Pompeo Magno i più ampi poteri possibili per condurre la guerra contro i pirati che ormai da decenni rendevano insicuro il Mediterraneo e le sue coste. Storicamente segnò una tappa fondamentale nel collasso del potere senatorio e della Roma repubblicana ed il passaggio all’età imperiale. Date le premesse storiche, l’Operazione che riprende il nome del console romano, Gabinia per l’appunto, prevede stanziamenti per la tutela di impianti estrattivi nelle acque africane, ampiamente documentate dalle forze armate italiane.

C’è qualcuno o qualcosa che insinua qualche dubbio in proposito? Apparentemente no. Un fiume in piena, acritico, asettico, che trasmette a “reti unificate”, privo di qualunque dubbio, affronta la questione in modo manicheo. Da un lato il giardino incantato, dall’altra la giungla di bestie feroci. Semplice. Per modo di dire. Così, nell’empireo globale le questioni procedono west against the rest, mentre nel locale, c’è da immaginarsi cosa potrebbe accadere quando, grazie all’alacre lavoro dei parlamentari locali, la base spezzina si tingerà di blu e potrà ospitare fino a 14 unità della NATO. E con un raggio d’azione, verificato sul campo, di 6 km, non sono solo i marolini a non star sereni se quelle girandole sono attive in banchina. D’altronde, prima mandiamo le unità in missione, poi vota il parlamento, pardon, ratifica. E’ la democrazia 5.0, che poi viene raccontata dagli uffici stampa delle forze armate.

Dalla Spezia, città del collaudo dei radar militari, per ora è tutto. A voi, mar Rosso.

no base (blu)

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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