Il golfo ai poeti. No Basi Blu

By: William Domenichini

Immaginate di tornare indietro nel tempo, 150 anni fa e ripercorrere le strade che circondavano uno dei luoghi più incantevoli del Bel paese: il golfo dei poeti. Oggi quella meraviglia è circondata da una quantità impressionante di muri, fili spinati ed un cartello: "Zona militare". La costruzione dell'Arsenale della Marina militare fu per il golfo della Spezia una svolta epocale, ma cos’è oggi? Dopo aver perso più di 10mila lavorator* occupati in 70 anni, quel che rimane sono spazi abbandonati, inquinamento, nocività ed un porto militare. Quello che fu uno dei luoghi produttivi principali per un'intera area vasta oggi è
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Il golfo ai poeti (no Basi blu) è frutto di un percorso assai lungo nel tempo, probabilmente iniziato quando misero le prime pietre ad un muro che, da oltre 150 anni, impedisce alla città della Spezia di arrivare al suo mare. Per tutto questo tempo, una parte della comunità non si è mai arresa alla superficialità, alle belle parole ed alle facili promesse, costruendo battaglie di civiltà, articolate nelle sfumature e nelle pieghe di un problema che si radica nella storia di un territorio. Per tutto questo tempo un’altra parte della comunità si è voltata, ignorando, facendo finta o semplicemente raccogliendo le poche possibilità che la scelta di militarizzare il territorio spezzino offriva. Il racconto di cosa fu, di cosa è e di cosa sarà il colfo che fu dei poeti, con un progetto incombente, noto come Basi blu.

Si tratta di un ebook, disponibile su www.glassbell.net


Il golfo ai poeti. Il passato

Maroa, il golfo ai poetiQualcuno disse che è possibile guardare lontano se si poggia sulle spalle di giganti. In questo angolo di Belpaese, quei giganti sono stati dei giovani, ribelli se per ribellione si intendesse non rassegnarsi a ciò che avvelena le nostre vite quotidiane, sognatori se il loro sogno fosse vivere in una società migliore, coraggiosi se il coraggio fosse non fermarsi di fronte a menzogne o viltà. Una generazione di Murati Vivi, che ruppe il silenzio di una città sonnolenta, di una società assuefatta, di una comunità rassegnata. La loro voce non si è mai sopita, ogni qualvolta fosse necessario, parafrasando quel tale, per conoscere ed utilizzare l’intelligenza, per agitarsi e non chinare la testa, per organizzarsi di fronte ai soprusi.

Il golfo ai poeti. Il presente

Il golfo ai poeti è la storia di una comunità, nata libera da ogni vincolo se non quello della natura, ha affrontato la sua evoluzione imposta con la privazione del proprio territorio, un sacrificio per amor patrio che è costato molto, su un altare che qualcuno chiama progresso, con le sue luci nella possibilità di soddisfare dei bisogni primari, ma che ha esteso le sue ombre nel modificare radicalmente la propria realtà, quasi antropologicamente. Così, dopo più di un secolo e mezzo di abitudine alla servitù militare, essa stessa penetra nelle coscienze, ineluttabilmente accettata, acriticamente subita, tentando di rendere ordinaria anche la censura di un pensiero non conforme e che parla di tutti noi: demilitarizziamo La Spezia.

Il golfo ai poeti. Il futuro

Basi blu alla SpeziaSenza avere l’ambizione, o la sfrontatezza, di costruire una weltanschauung, questa storia cerca di gettare il seme per una riflessione, che guardi ad un orizzonte comune, compatibile e solidale, che pochi menzionano, ma con la caparbietà di chi non si è mai arreso di fronte all’incapacità di rappresentanti che, in questa vicenda, hanno voltato le spalle ai cittadini.

Un lavoro nato nell’umanità di una comunità che mi ha accolto, nella caparbietà di quei giovani (che tali più non sono) che hanno alzato la testa e non la piegano. C’è ancora chi guarda negli occhi chi ha il potere di cambiare le cose ma ben si guarda dall’esercitarlo in tal senso, rendendo chiaro che non sarebbero stati più disposti a assumere menzogne per verità e voltarsi dall’altra parte.

Così, se la politica avvalla un progetto inadeguato come Basi blu, la cittadinanza racconta le sue proposte.

Demilitarizzare La Spezia

Infine queste pagine sono lo stimolo reso possibile dalla resistenza di quei compagni di strada che ho incontrato lungo il cammino di un cambiamento, di una trasformazione, che hanno portato una luce di creatività e di ribellione al servizio di lotta e di diritti di una comunità, che hanno avuto il coraggio di gridare Demilitarizzare La Spezia. Quella scritta, che fu censurata nell’opera “Omaggio Ogiugno” del Museo Gïåk Vërdün e realizzata dagli artisti del Dada Boom al CAMeC, museo pubblico spezzino, nell’ambito di una rassegna su Giacomo Verde, è stato un elemento scatenante.

Quell’espressione rappresenta una speranza per tutti coloro i quali ritengono che la città, la sua comunità, il suo territorio, abbiano pagato un prezzo elevatissimo sull’altare della guerra e del militarismo. Un atto di censura, per di più realizzato da un’istituzione pubblica, nei confronti del gruppo r(Ə)odadaista, del collettivo Dada Boom e del Collettivo Superazione, inaccettabile, divenuto scintilla di un’indignazione collettiva, che ha catalizzato energie e sensibilità, ritenendo doveroso esprimersi pubblicamente in loro solidarietà.

Demilitarizzare il mondo

Demilitarizziamo La SpeziaDall’elemento solidale si è messo in moto un movimento di donne e uomini che ha ritenuto doveroso portare quella scritta, anzi quel pensiero e quella volontà, fuori dal luogo in cui è stata censurata, in uno dei luoghi simbolo di quella militarizzazione, Marola, ossia l’unica borgata spezzina senza mare in una città sul mare, all’ombra di quel muro che la separa da quel mare che fu fonte di vita, di produttività e di storia.

Dare voce agli artisti censurati e agli artisti spezzini che hanno sentito la necessità di rompere il muro del silenzio: poeti, pittori, performer, musicisti, in un incontro che ha voluto rilanciare quel messaggio, non solo in un’ottica locale, ma abbracciando le istanze simili che vivono intorno a noi, per tornare a pensare globale ed agire locale, cercando di mettere in relazione non solo le criticità che vive La Spezia, ma anche ciò che si muove intorno, altre realtà, altri territori, stesse criticità, stesse vertenze, stesse problematiche.

La voce che si leva dal golfo che fu dei poeti è la stessa che percorre il paese, dalle Alpi alla Sicilia, dalle valli piemontesi del Susa ai campi di Coltano, dalla pianura vicentina ai crinali di Niscemi, dalle colline di Bauladu alle banchine del porto genovese, per un messaggio più grande ed umano: Demilitarizzare il mondo.

Siamo abituati, o forse assuefatti, a conclusioni che in realtà sono monolitiche chiusure, fini a se stesse. Siamo abituati a delegare le scelte a chi invoca decisionismo ma che rifugge assai spesso dall’assunzione delle proprie responsabilità quando queste implicano molti oneri e meno onori. Nell’attuale contesto storico appare più evidente come chi ci rappresenta si curi poco degli interessi delle comunità, molto dei propri ambiziosi percorsi personali, ratificando scelte di establishment, divenendone portavoce acritico e mero esecutore, in funzione del consenso di cui si alimenta. In questo contesto, in cui sovente si assume l’esercizio democratico nell’ambito di sporadici episodi elettorali, occorre cambiare paradigma.

 

Il golfo ai poeti. La clip

Availability:

available

Categories:

Publish Date:

2023-01-25

Published Year:

2023

Publisher Name:

Total Pages:

112 (pdf)

ISBN:

978-88-946923-1-0

ISBN 13:

978-88-946923-3-4

Format:

Ebook (epub, pdf)

Country:

Italia

Language:

Italiano

File Size:

1,3 Mb (pdf) - 1,2 Mb (epub)

Dimension:

810 x 1080 px (pdf)

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Immaginate di tornare indietro nel tempo, 150 anni fa e ripercorrere le strade che circondavano uno dei luoghi più incantevoli del Bel paese: il golfo dei poeti. Oggi quella meraviglia è circondata da una quantità impressionante di muri, fili spinati ed un cartello: "Zona militare". un viaggio per guardare con spirito critico al presente, fotografarlo e raccontarlo nella sua realtà, quella che spesso viene celata dietro ombre di silenzio, nell’intento di prendere coscienza di ciò che non funziona, di ciò che andrebbe modificato, ma soprattutto di ciò che va impedito nel prossimo futuro, rivedendo profondamente un’occasione storica che altrimenti verrebbe a mancare.

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