Quer pasticciaccio brutto der molo Varicella, part 3
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William Domenichini  

Quer pasticciaccio brutto der molo Varicella, part 3

C’è chi la chiama “corsa contro il tempo“, ma forse siamo all’ennesima saga di quer pasticciaccio brutto der molo Varicella, part 3. Come diceva quel tale, la confusione è grande sotto al cielo (del golfo dei poeti), ma la situazione non appare eccellente. Se non lo è per le casse dello Stato, men che meno per la comunità spezzina in generale. Ma iniziamo con un riassunto delle puntate precedenti.

Puntata 1. Febbraio 2023. Nonostante sulla baia Duca degli Abruzzi penda il famigerato progetto Basi blu, la Direzione del Genio militare per la Marina (MARIGENIMIL La Spezia) appalta. Si tratta della progettazione esecutiva dei lavori di adeguamento del molo Varicella 1 Lato Sud per l’ormeggio di nave Trieste, affidata alla Politecna Europa S.r.l.. Due progetti, due stazioni appaltanti, due procedimenti di progettazione, due gare d’appalto distinte, due impegni di spesa. Per due scopi distinti? Qui casca l’asino: perché tra gli obiettivi del progetto Basi blu c’è proprio l’adeguamento del molo Varicella 1, lato sud. Nel bando Basi blu è prevista una spesa di 72.185.587,97 € (solo per l’ampliamento del molo), nel secondo appalto invece quota 786.049,66 €.

Al di là dell’acribia ragionieristica emerse, già in tempi non sospetti, una trama assai fitta. Fonti attendibili si sbilanciarono sia sul futuro che sulle lungaggini dei lavori che necessitava la Trieste. La nave Trieste ha continuato le prove a mare, poi si è confermata la voce del suo trasferimento per manutenzione nei cantieri siciliani. Ma a Palermo pare non ci fosse posto, quindi cosa c’è di meglio che fare il periplo dello stivale e ricoverarla a Trieste un’unità omonima?

Accertata l’attendibilità delle fonti, l’LHD Trieste verrà attesa nuovamente al Muggiano per l’allestimento degli armamenti. Ma nel frattempo i lavori al molo che la vedrebbe parcheggiata, con vista sulle case di Marola, non se ne vedono le tracce. Non che nella borgata senza mare ci si straccino le vesti, la spada di Damocle resta sempre la finta base sostenibile. Tuttavia risulta difficile comprendere come mai un’ente dello Stato abbia emanato un impegno di spesa in questo contesto, diciamo fumoso.

Puntata 2. Settembre 2023. Il Direttore e Responsabile Unico del Progetto, il C.V. (INFR) Alessandro Carmine Renna, autorizza il Capo Servizio Amministrativo ad effettuare gli atti di gestione amministrativa di propria competenza per l’affidamento del Coordinamento della Sicurezza in fase di Esecuzione e collaudo impianti per l’adeguamento del molo Varicella 1 Lato Sud per l’ormeggio di nave Trieste. In sostanza 34.815,14 € di consulenza, che si sommano ai 27.637,97 € per la progettazione, oltre i costi di esecuzione dei lavori già menzionati.

Complessivamente l’adeguamento del molo Varicella 1 (Lato Sud). per parcheggiare nave Trieste. arriva a 848.502,77 €. Certi delle cifre, resta il mistero su tutto il contorno. Questi soldi servirebbero per un’opera temporanea (un parcheggio temporaneo) e, sempre secondo indiscrete ed attendibili fonti, la Trieste prenderà la prua verso sud. Taranto o Brindisi, non è certo saperlo. Indiscrezioni, ma che darebbero le tinte di un quadro sempre più disarmante, in una repubblica la cui sovranità apparterrebbe al popolo (che paga).

Tanto tuonò, che piovve, o la scoperta dell’uovo di Colombo (se preferite), tant’è si arriverebbe a quer pasticciaccio brutto der molo Varicella, part 3. La Trieste fu varata il 25 maggio 2019, il suo peregrinare non termina e la consegna, secondo la Marina militare, prima era fissata per giugno 2022, ora slitterebbe alla primavera 2024. Vuoi vedere che tocca trovarci un parcheggio per consentire a Fincantieri di evadere le sue commesse, magari a qualche regime allergico ai diritti umani?

Se le criticità di questa operazione erano note a semplici cittadini, verrebbe da chiedere perché nessun rappresentante istituzionale abbia sentito la spinta morale di chiederne conto. Sta di fatto che pare ci si avvicini al redde rationem. Sul luogo dei misfatti, il molo Varicella, niente cabina elettrica, nemmeno l’ombra della gru porta cavi o del cunicolo impiantistico per garantire l’alimentazione elettrica della nave in banchina. Niente di niente anche per la rampa per le operazioni Roll-on/roll-off, ossia l’imbarco di mezzi gommati. Al massimo si può avvistare un’unità navale statunitense, ma questo è altra storia.

Se i lavori di ammodernamento del molo Varicella non si vedono all’orizzonte, nonostante le spese evidentemente già effettuate, c’è chi mormora che le problematiche sono più di quelle previste. Possibile non averle previste? Eppure Basi blu si poggia su uno studio preliminare assai corposo. Difficile pensare che Marina militare e loro consulenti non fossero in condizione di prevederli. Così il quadro sembra derubricare i problemi in alibi. Come quello dei fondali. Se è vero che la Trieste ha un pescaggio di poco più di 7 metri, i fondali della darsena spezzina, almeno sulla carta, non dovrebbero esser dragati, almeno per il suo ingresso ed il suo ormeggio. Tant’è che la Trieste potrebbe alloggiare serenamente sui fondali del Varicella che, sempre carta alla mano, garantirebbero attualmente una profondità che va tra i 9 ed i 10 metri.

Nonostante le insistenti voci di corridoio sull’assegnazione della Trieste alla base tarantina (o brindisina), c’è chi continua a pensare, o auspicare, che la futura ammiraglia, ammesso che la diventi, rimanga alla Spezia. Stante il quadro clinico, parrebbe che le condizioni che stanno maturando, o meglio stanno marcescendo, nella base spezzina portino a suppore che le vociferazioni il paradossale destino pugliese della Trieste siano sempre più attendibili.

Il paradosso è semplice. Da un lato la Marina militare (ossia le casse dello Stato), sborserebbe quasi 850mila euro per adeguare un molo, peraltro il cui ampliamento è già previsto dal vituperato Basi blu, ma in tempi celeri. Un parcheggio temporaneo, il tempo di finire l’allestimento e consentire, evidentemente, alla Fincantieri del Muggiano di avere spazi liberi per altre lavorazioni. Nonostante i soldi per il progetto del “parcheggio” sembrerebbero già stanziati, e con tutta probabilità in parte spesi, visto che di cantieri non se ne vedono Fincantieri potrebbe tenersi il cetriolo galleggiante per un bel po’, salvo soluzioni di comodo in corsa. Buttiamo lì un’idea: perché non installare dei corpi morti nella darsena arsenalizia e tenere la Trieste a bagnomaria? Forse la memoria di unità che rompono gli ormeggi e si vanno a schiantare sulla scogliera del Lagora è un ricordo ancora vivido per tentare soluzioni così azzardate.

Con le casse pubbliche alleggerite di qualche decina di migliaia di euro, in tempi in cui il dogma dei tagli di spesa è un mantra che riguarda sempre sanità, scuola, servizi ma mai certi settori, prende sempre più campo l’ipotesi che, nel lungo periodo, la Trieste lasci il golfo dei poeti.

Un indizio ci arriva da Brindisi, dove sono stanziate le truppe del San Marco e dove è previsto un investimento proprio nelle infrastrutture militari. Dunque la domanda resta senza risposta. Se la Trieste sembra destinata altrove, se la base spezzina sarà investita di un progetto come Basi blu, perché bandire una gara per 850mila euro di lavori quando salgono le quotazioni sull’ipotesi che non verrà mai realizzati? Last, bu not least. Con tutti questi soldi quante delle innumerevoli criticità ambientali verranno sanate nella base spezzina?

Una voce al Peola mormora: “Grazie all’interessamento dell’on. Gotelli e dell’on. Guerrieri abbiamo scoperto che fine han fatto i soldi per il molo Varicella“.

jose saramagoIl problema principale di questo modello sociale sta nel fatto che il potere economico coincide con il potere politico. L’unico antidoto per invertire il cattivo funzionamento della Democrazia è costruire una società critica che non si limiti ad accettare le cose per quello che sembrano ma non sono. Una società che si faccia domande e dica di no ogni volta che è giusto dire no

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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