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William Domenichini  

Il Golfo ai Poeti. No Basi Blu

Dopo l’anteprima, ecco l’uscita ufficiale del mio nuovo libro: Il Golfo ai Poeti. No Basi Blu. Dalla prefazione, curata da Antonio Mazzeo, che non finirò mai di ringrazia per le sue bellissime parole, all’introduzione, in cui ho tenuto a sottolineare come alla Spezia esistono realtà che non si arrendono a scelte sbagliate, lottando contro nocività ed ingiustizie. Uno sguardo intorno a noi, incontrando i collettivi artivistici, i movimenti come NoBase – Nè a Coltano nè altrove, i CALP genovesi, gli operai della GKN, per alimentare un fronte comune. Questo lavoro parte dalla narrazione di una storia che nessuno vuol raccontare, vuole essere uno strumento di autofinanziamento del materiale di informazione, il tentativo di aprire un dibattito che possa scuotere le nostre comunità e certamente porre la classe politica di fronte alle proprie responsabilità.

La Spezia, zona militare

Uno squarcio nella geografica militarizzata del golfo spezzino, con particolare attenzione alla vicenda dell’Arsenale della Marina militare. Un’odissea di 150 anni in cui si è perso il 95% di lavorator*, mantenendo la stessa area occupata, stravolgendo l’assetto territoriale, lasciando amianto, discariche, rottami, demolizioni, emissioni nocive, rischi nucleari, sversamenti a mare ed abbandono. La classe politica che fa? “Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna senza gran dignità“. L’alibi della zona militare si infrange nella realtà giuridica, nel calpestare quotidianamente principi di civiltà come quello della prevenzione, solo perché l’oblio è oltre quel muro, quel filo spinato.

La servitù infinita

Cos’è Basi blu? Cosa verrà realizzato con 354 milioni di euro, soldi dei cittadini contribuenti? Dalla giustificazione strategico-politica delle spese militari, avallate da governi di centrodestra, pentastellati o democratici, l’analisi del progetto di ammodernamento della base, dipinta di blu: i veleni che giacciono in fondo al mare, la follia di riattivare serbatoi interrati sotto le case della gente, la prospettiva di negare spazi inutilizzati alla comunità. Come far accettare questa insensatezza? Con una pennellata green ad un progetto che non ha pressoché nulla di sostenibile, che ipocritamente parla sostenibilità ma che nei fatti non la applica, nascondendo i responsabili che l’hanno finanziata a colpi di voti parlamentari. E poi c’è la menzogna dell’occupazione e del lavoro che, l’adeguamento agli standard NATO di un’infrastruttura portuale militare, non creerà.

Riconvertiamo Basi blu

Di fronte ad un’analisi ricca di riferimenti e di approfondimenti, compiuta sugli atti, sui documenti e non sulle opinioni, si sviluppano le tante proposte che, in questi anni, la cittadinanza ha tentato di porre nel dibattito pubblico, ma che la politica ha sistematicamente ignorato. Dalla sensatezza dei no ad un’alternativa necessaria, verso una reale transizione ecologica, attraverso un metodo realmente democratico, per riprenderci la città, i nostri spazi. Per proporre una voce che parli di pace e non di guerra, che ponga le basi per prospettive economiche sostenibili e non per mercanteggiare le vite dei lavorator*. Non un’evanescente speranza ma l’auspicio che, da una città come La Spezia, parta un dibattito culturale e politico in grado di rompere il muro del pensiero unico.

L’ultima pagina bianca, per arare il mare

Tutto questo in piena controtendenza ai percorsi con cui il progetto Basi Blu è stata concepita, calata dall’alto. Siamo abituati, o forse assuefatti, a conclusioni che in realtà sono monolitiche chiusure, fini a se stesse. Siamo abituati a delegare le scelte a chi invoca decisionismo ma che rifugge sovente dall’assunzione delle proprie responsabilità quando queste implicano molti oneri e meno onori. Nell’attuale contesto storico appare sempre più evidente come chi ci rappresenta si curi poco degli interessi delle comunità, molto dei propri ambiziosi percorsi personali, ratificando scelte di establishment, divenendone portavoce acritico e mero esecutore, in funzione del consenso di cui si alimenta. In questo contesto, in cui sovente si assume l’esercizio democratico nell’ambito di sporadici episodi elettorali, occorre cambiare paradigma, dal basso.

Che il golfo torni ai poeti e, utilizzando le parole di Antonio Mazzeo, “che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace“.


INFO: Per acquistare l’ebook, basta andare sul sito della casa editrice, GlassBell, scegliere il formato desiderato (PDF o EPUB) e procedere all’acquisto. Con cosa si legge? Il file PDF con qualsiasi dispositivo (PC, tablet o smartphone) dotato di Acrobat Reader, l’EPUB con qualsiasi dispositivo Kobo, Kindle, smartphone o tablet con Apple Books (iO2) o Google Play Libri (Android).

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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