Campo in ferro
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William Domenichini  

Dormi sepolto in un campo in ferro

Dormi sepolto in un campo in ferro, non è la rosa, non è il tulipano che ti fan veglia all’ombra dei fossi. Sono mille bidoni rossi. Chiedo perdono a Faber, ma se è vero che dai diamanti non nasce niente, da una discarica di rifiuti tossico-nocivi qualche alberello può spuntare. Ma al di là delle ironie musicali, la questione è seria assai. Talmente seria, che sorgono dubbi ed incertezze ogni qual volta che si tenda a sminuirne la portata. Stiamo parlando di Campo in ferro, una discarica vista mare, sul golfo dei poeti, una storia sconosciuta ai più, ma a cui io ho dedicato un capitolo intero, i MuratiVivi una vita di battaglie.

Nei giorni scorsi, un’ordinanza della Capitaneria di porto ha stabilito limiti e divieti alla navigazione, per consentire attività di caratterizzazione del fondale dello specchio acqueo di fronte al borgo di Cadimare. Perché? Una conferenza dei servizi, di cui parlerò in cauda venenum, sarebbe stata posta la vexata questio sulla famosa discarica di Campo in ferro: bonifica o messa in sicurezza? Tradotto, si toglie ciò che contiene o lo si tomba li dove sta?

Riavvolgiamo il nastro. 2004, un’inchiesta della Procura spezzina rende nota la presenza, in Arsenale, di una discarica abusiva, con vista mare: Campo in ferro. Un vecchio bacino di stagionatura del legname in disuso, luogo ideale per conferire, in decine di anni, amianto, accumulatori al piombo, parti di elettrosegnalatori, pale di elicottero, parafulmini, quadranti, manometri, strumentazioni varie, fusti metallici con vernici e diluenti, batterie, pneumatici. Sequestro e confinamento di un’area di circa 20.000 mq e partono le indagini: 38 trincee esplorative e 15 sondaggi con pozzi piezometrici per il monitoraggio degli inquinanti, per valutare la contaminazione del suolo e delle acque. Le analisi dei periti fanno rizzare i capelli: metalli pesanti, policlorobifenili, materiali radioattivi, ed altre sostanze tossiche, smaltiti illegalmente. Il materiale radioattivo viene trasferito al CISAM (Pisa), ma il rimanente resta al suo posto, con il suo potenziale rischio, per l’ambiente e per la salute.

Uno strato di terreno ricopre il ventre della fossa dei veleni ed un telo tenta di limitare le dispersioni aeree. La vicinanza al mare pone non pochi dubbi circa il possibile dilavamento o infiltrazioni di falda, come farebbe supporre la presenza di acque sorgive. Una di queste, nota negli annali come la polla di Cadimare, è una sprugola che sgorgava dal fondale ed oggi completamente tombata,  proprio dalla discarica. Passano gli anni e la montagna partorisce il topolino: un progetto di fitodepurazione sperimentale, ossia qualche fila di alberelli che dovrebbero depurare il terreno dagli inquinanti. Data la natura e la notevole quantità di sostanze contenute, i dubbi sull’efficacia di questa attività destano non poche perplessità, proporzionali alle vaghe informazioni e laconiche rassicurazioni rese dalla Marina militare quando interpellata o alle minimizzazioni di ciò che è avvenuto e ciò che è in essere.

Roberta PinottiL’area comunemente denominata “Campo in ferro”, situata all’interno della base navale, è stata messa in sicurezza dalla Marina militare tramite la messa in opera di una geomembrana, secondo modalità d’intervento concordate con le competenti autorità locali. Per la successiva bonifica del sito, è stato, quindi, elaborato un progetto preliminare, da cui risultava un onere finanziario stimato in circa 10 milioni di euro. In considerazione dell’elevato impegno economico, nonché della questione relativa all’inquadramento dell’area “Campo in ferro” nell’ambito della futura attuazione del piano regolatore portuale, è stata condotta negli anni un’opera di sensibilizzazione verso le istituzioni locali, proponendo la cessione dell’area mediante l’istituto della permuta nei confronti dell’Autorità portuale di La Spezia.

on. Roberta Pinotti, ministro della difesa
(1 ottobre 2014)

2019. La popolazione non si dà per vinta ed un successivo esposto fa ripartire le danze, ma senza fortuna. La Procura spezzina riapre le indagini, ma la perizia dei consulenti tecnici, di fatto, quasi cestina le conclusioni dell’indagine precedente, con la probabile superficialità delle rilevazioni e dei sondaggi, limitati al 2% del sito69 e la straordinaria conclusione secondo la quale i veleni presenti nel Campo in ferro non sarebbero un pericolo. Non concorda, per esempio, l’ing. Luigi Boeri, già perito dei magistrati ai tempi del sequestro, puntando il dito sulla fitodepurazione, che non avrebbe efficacia, su terreni con quei volumi e con quella quantità significativa di rifiuti interrati, la cui pericolosità non è scemata nel tempo.

Dalle analisi condotte da ARPAL emerge che, per la matrice del terreno esaminata, non sarebbe possibile effettuare un confronto mirato, tra i risultati ottenuti e quelli della precedente analisi, perché le campionature più recenti sono eseguite ad una quota inferiore (3 m), mentre nel 2004 furono effettuate in trincee, a maggiore profondità. Questa difformità di rilevazione trova spiegazione nella mancata manutenzione dei pozzi piezometrici realizzati nel 2004, oggi inservibili.

Inservibili? Significa che in 15 anni, o giù di li, nessuno a mantenuto le trincee ed i piezometri, che non è stato fatto alcun monitoraggio o rilevazione dei valori di inquinanti. Chi è responsabile di queste mancanze? Dabbenaggine o dolo, non è dato saperlo, si rifà tutto punto e a capo. Ma si sa, in tempi di austerity, fondi per fare monitoraggi ambientali non ce n’è un granché. Si procede a nuovi campionamenti, in una misura minore rispetto alle precedenti analisi. Ciò nonostante, rispetto ai precedenti campioni, sono state rilevate eccedenze per gli stessi parametri di inquinanti, oltre alla presenza di olii minerali, allora non pervenuti, sintomo di un probabile sversamento da qualche contenitore interrato.

In cinque dei soli quindici campioni di terreno analizzati, con una profondità di soli due metri, i valori limite di metalli pesanti come zinco, rame, mercurio, arsenico sono sopra gli standard ed in due campioni sono state riscontrate eccedenze di policlorobifenili (PCB), sostanze di cui ne è stato vietato l’uso dal 2001. I risultati relativi ai soli quattro campioni di acque sotterranee analizzate, per ARPAL sono privi di criticità particolari, tuttavia vengono rilevate alcune eccedenze, si dice causa dall’elevato contenuto salino delle acque per effetto dell’ingressione marina.

Gli organi tecnici deputati al controllo parrebbero non avere sufficienti risorse per estendere indagini e monitoraggi, più appropriatamente i committenti pagano per quel che chiedono (poco) ed ottengono altrettanto. Al netto di conferenze di servizi, la Marina militare attende di annunciare gli esiti della sperimentazione fitodepurativa, al di sotto della quale resta una lista spaventosa di materiale, una quantità preoccupante di sostanze che giacciono sotterrate e silenti. La Procura spezzina chiese, ed ottenne, l’archiviazione dell’esposto presentato dai cittadini sul rischio della cosiddetta “discarica campo in ferro“.

Luigi BoeriCampo in ferro è una bomba ecologica pronta ad esplodere nel Golfo dei Poeti, perché con il tempo possono corrodere i contenitori delle sostanze inquinanti lì sepolte e potrebbero finire in mare.

ing. Luigi Boeri, CTU della Procura spezzina nel 2004
(18 dicembre 2020)

La storia del campo in ferro non è solo quella di una discarica di veleni. Non è solo una storia di omissioni. E’ anche la possibile dabbenaggine di chi ambierebbe a valorizzarne l’uso. Come? Con un metodo efficace e consolidato: minimizzare la questione ambientale, alimentare gli appetiti di chi potrebbe ricavarne dei profitti. Se qualcuno pensasse che le “gaffe” le commettano solo gli attuali amministratori, ecco servito un po’ di archivio.

Roberta PinottiÈ stato attivato un tavolo tecnico tra il Ministero e le autorità politiche e istituzionali locali coinvolte (Regione, Comune, Autorità portuale, Agenzia del demanio), per la valorizzazione e il rilancio della crescita economica dell’area spezzina anche attraverso un più ottimale utilizzo dell’area interessata. Nel corso delle prime riunioni, il Comune ha illustrato uno studio progettuale per la riqualificazione sia dell’area “Campo in ferro” sia delle aree limitrofi. L’elaborato è in corso di completamento e sarà presentato, congiuntamente, dal Comune e dall’Autorità portuale dì La Spezia in una prossima seduta del tavolo interistituzionale.

on. Roberta Pinotti, ministro della difesa
(1 ottobre 2014)

Il piano urbanistico comunale spezzino, alle Norme di Conformità e Congruenza ,art. 25 – Sistema delle aree portuali ed Album dei distretti di trasformazione, Tipologia ATN (Aree demaniali per attrezzature turistiche e per la nautica), n° 2 (pag.77) : “L’area, di più di 28.000 mq , è costituita da un ampio piazzale pianeggiante posto sul mare, da un pennello di scogli che si protende in acqua e da una zona verde posta direttamente al di sotto della viabilità costiera che collega il centro cittadino della Spezia con Portovenere“.

Cambiano i governi, ma non le litanie, con una costante: l’assenza di attenzione alla rimozione del potenziale rischio.

Mario MauroGli ingenti oneri finanziari a ciò necessari hanno indotto la forza armata ad intraprendere contatti con l’Autorità portuale di La Spezia, che ha manifestato l’interesse a recuperare alle attività compatibili con il piano regolatore portuale, l’area attualmente ubicata all’interno della base navale denominata “Campo in ferro” e l’eventuale estensione alle aree adiacenti, in proiezione verso il molo Varicella. A seguito di tali incontri, l’Autorità portuale ha avanzato una proposta tesa ad acquisire l’area dell’ex magazzino materiali fuori uso e rottami e di una parte dell’antistante specchio acqueo, rendendosi disponibile, in cambio, a realizzare un molo per l’ormeggio di navi militari all’interno della base navale di La Spezia, nella zona di molo Carbone, con il conseguente dragaggio, a 10 metri, del fondale dello specchio acqueo circostante.

on. Mario Mauro, ministro della difesa
(8 agosto 2013)

Marzo 2022, conferenza dei servizi per il destino del campo in ferro. Lo annunciarono due ufficiali della Marina militare in un’audizione della II commissione consiliare spezzina (Ambiente). Chi partecipa? Certamente la forza armata, evidentemente il comune, quasi certamente l’autorità portuale. E la regione Liguria? Ipotesi, perché la trasparenza latita. Per accedere ai verbali si passa da una richiesta di accesso agli atti, che sottostà alla burocrazia imposta, paradossalmente, dalla legge sulla trasparenza. Eppure la questione dovrebbe essere ampliamente resa pubblica. Non solo per una questione etica di trasparenza, ma per l’intrinseca gravità sotto il profilo ambientale e per la salute pubblica.

Stante a quel che accade per Basi blu, la regione sarebbe coinvolta eccome. Se non altro per un motivo semplice, seppur tecnicistico. L’itero perimetro del golfo rientra nel cosiddetto Sito di Interesse Regionale (SIR) di Pitelli. Nelle carte del progetto di fattibilità della cosiddetta base blu spezzina, la regione Liguria compare. Dove? Nella relazione di prefattibilità ambientale, riguardo alla caratterizzazione dei fondali della darsena Duca degli Abruzzi, in cui emerse, chiaramente, il forte inquinamento dei fondali. Tale situazione, messa nera su bianco dalla Marina militare.

Occorre ricordare che “la Marina militare ha da sempre avuto attenzione al rispetto dell’ambiente e alla diffusione di un’educazione marinara volta al rispetto e alla valorizzazione del mare, come importante risorsa per un paese peninsulare come l’Italia e palestra naturale di vita“.

In tempi di scarsa trasparenza le domande crescono, quasi come gli alberi fitodepurativi. E mentre la Marina militare si appresta a spendere cifre iperboliche per adeguare la base, sic stantibus, agli standard NATO, immaginate la fantasia al potere. Basterebbe che qualcuno ritenga che il fondale sondato davanti a Cadimare abbia qualche milligrammo di mercurio o qualche concentrazione di PCB, in meno rispetto a ciò che giace sui fondali oltre la scogliera, per aprire un mondo di opportunità e di investimenti. Basterà fare una colata di cemento sopra i fusti celati nella discarica di Campo in ferro.

Pierluigi PeracchiniGuardando al tema delle aree militari, posso preannunciare che se le analisi ambientali daranno esito positivo il campo in Ferro potrà essere restituito a funzioni marittime: stiamo valutando il da farsi insieme all’Autorità di sistema portuale.

Pierluigi Peracchini, sindaco della Spezia
(19 marzo 2022)

 

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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