Lo strano caso del consigliere Cenerini e del compagno K
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William Domenichini  

Il caso strano del consigliere Cenerini e del compagno K

Parrebbe proprio uno strano caso quello del consigliere comunale spezzino Fabio Cenerini, forse in preda ad una mutazione, ne il compagno K, suo alter ego. Forse una pozione, forse una sindrome da Tyler Durden, in ogni caso, val la pena rifletterci sopra.

Classe 1966. Consigliere comunale dal 2002 al 2007 (centrodestra) e riconfermato dal 2007 al 2012 (Alleanza nazionale). Poi una pausa di un lustro, quando decise di rompere con tutte le strutture di partito e fondare un movimento locale. Un’esperienza senza grande successo. Il suo Via la casta, tanto bramoso di attirare i mal di pancia della gente verso la politica di professione, fa cilecca, tanto da non risultare eletto nemmeno come candidato sindaco. I ritorno del figliol prodigo, nei ranghi, e rieccolo consigliere comunale dal 2017 al 2022 (Pdl), riconfermato alle scorse elezioni comunali nel 2022, candidato ed eletto nelle fila della lista civica del sindaco Peracchini.

Ora quella delle elezioni comunali sono, salvo la parentesi movimentista, le uniche fortune politiche di Cenerini. Non che non ci abbia provato, tutt’altro. Ma quando è arrivato il momento di fare il salto di qualità, ossia ambire a seggi più prestigiosi, il risultato è sempre stato l’emulazione del rigore di Baggio ad USA ’94. Palla in curva. Fu così alle regionali 2010 (candidato nel Pdl, 3° su 4 candidati, non eletto), poi alle regionali del 2020 (candidato in Forza Italia, 2° su 4, non eletto). Prova anche per il Parlamento, ma nulla, non è cosa. Nel 2008 è candidato al Senato per il Pdl, non eletto.

Se il percorso istituzionale di Fabio Cenerini è piuttosto tumultuoso, quello politico in senso stretto, di militanza, non è da meno. Salvo il discrimine di stare sempre sulla riva destra, molteplici sono stati i suoi posizionamenti. Proveniente dal MSI, nel 2001 aderisce ad Alleanza Nazionale di cui diviene coordinatore provinciale. Al netto di qualche parentesi, nell’UDC, segue le evoluzioni del centrodestra per divenire coordinatore vicario del Popolo della Liberà e, nel 2017 passa a Forza Italia, divenendone coordinatore provinciale tre anni più tardi. Poi defenestrato dai dirigenti arcoriani della Liguria, ma resta sempre sulla sponda della riva, nella speranza di un salto di qualità e si aggrappa a Toti e Peracchini.

Lui, Cenerini, ce la mette tutta per farsi notare. Oltre ai suoi tortuosi percorsi, lascia il segno per i suoi modi, tutto men che politicamente corretti. Anzi forse talmente scorretti che verrebbe da chiedersi se abbia mai letto qualche articolo della Costituzione, visto che ha ricoperto (e ricopre tutt’ora) incarichi pubblici nelle istituzioni democratiche. Ma un rilievo del genere, potrebbe indurre Cenerini a pensare che questo blog sia attenzionabile dalla Digos. Meglio andarci piano con i giudizi. La lista degli sfondoni ceneriniani sembra interminabile, sia sul piano istituzionale, sia in quello che potremmo definire privato.

Così se va in vacanza a Cortina d’Ampezzo. Una ragazza di colore, vestita in abito tipico tirolese, lo serve al ristorante. Lui apre TripAdvisor e scrive:

Se fossimo in un ristorante internazionale a Milano sarebbe diverso, ma sarebbe come andare in Marocco e in un ristorante tipico invece di trovare un marocchino che serve in sala ci trovassi un tedesco biondo vestito da marocchino.

Un’insegnante di media secondaria realizza un progetto sulla giornata della Memoria con i suoi studenti. Lo presenta durante la celebrazione ufficiale, spiegandone il senso, lui non transige:

La professoressa andrebbe cacciata dall’insegnamento, perché fra l’altro coi suoi modi beceri e antidemocratici può solo spingere i ragazzi verso l’estremismo di destra e comunque è una persona che sa solo dividere e questo non va certo bene per un lavoro educativo!

Ma non finisce qui. Aleksandra Matikj, presidentessa del Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione, lo denuncia. Vilipendio all’ordine giudiziario, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e diffamazione. Medesimo destino riservato al direttore della Caritas spezzina, Don Palei. Altra querela. Mentre le sue vicissitudini giudiziarie volgono a suo favore, la lista delle sortite ad effetto proseguirebbe ancora, ma veniamo agli effetti della pozione.

Ma perché arriviamo al caso strano del consigliere Cenerini e del compagno K? Con un curriculum di questo tipo, una storia di ferrea fedeltà al centrodestra, magari con qualche fibrillazione qua e là, ma dettata dal carattere volitivo ed acuminato, come si fa a non valorizzarlo e farlo almeno assessore? Chiunque l’avrebbe fatto, chiunque men che il sindaco spezzino Peracchini, evidentemente attento ad altri equilibri. Insomma, per non farla già più lunga di quel che è, anche all’ultimo giro, il consigliere Cenerini resta seduto sui banchi del consiglio comunale, guardando Tizio, Caio e Semproni, assurgere a presidenze del consiglio comunale, assessorati, ecc, ecc.. Va da se, che non gli va giù e non lo nasconde dietro ad un dito.

Così, tra un sorso di pozione e l’altro, il consigliere Cenerini lascia il posto al compagno K. Compensi della giunta, collaboratori, gestione del consiglio comunale e chi più ne ha ne metta. Il compagno K non perde un’occasione per lanciare strali, per lo più azzeccatissimi, al povero Peracchini, il quale incassa e controlla il suo smartphone con algida indifferenza. Ma il climax del compagno K arriva nel consiglio comunale straordinario  dedicato alle aree militare.

Nonostante i trascorsi, nonostante le litanie del passato (Dio, patria, famiglia, ecc), il compagno K tuona e fulmina. Ad 1 ora e 40 di dibattito inizia un crescendo rossiniano in cui emerge, sorprendentemente, la volontà di aprire un percorso di discussione e di confronto su un progetto militare che inciderà pesantemente sulla città. Un continuo rimando all’assenza del sindaco, cedendo a paragoni anche per lui arditi, come quando, allora all’opposizione strenua del sindaco post-comunista, Giorgio Pagano, ne elogia il metodo con cui cercava, fino allo sfinimento, il coinvolgimento delle opposizioni sulle scelte della sua giunta. Fino alla chiosa: “Siamo su scherzi a parte?“. Si sofferma sulla richiesta di una commissione speciale riguardo le aree militari e l’Arsenale. Così, domandandosi chi ha scritto il documento di minoranza, elogiandone la forma ed i contenuti in un riconoscimento politico a LeAli e stilistico al collega prof. Centi, non resta che votarlo.

Non prima di additare il sindaco come indifferente ai lavori consiliari. Tant’è, mentre il compagno K tuonava, il sindaco chattava. E se da un lato un consigliere Cenerini, politico intimamente di destra, mette la freccia e sorpassa tutti a sinistra mutando nel compagino K, su un tema come quello delle aree militari, il sindaco non batte un ciglio, diritto sulla via monarchica, come se dio gli avesse dato quella fascia tricolore e guai a chi la toccasse. Come se l’investitura divina del consenso non intaccasse di un millimetro la sua ignavia sulle grandi questioni che incombono sulla città, arrivando al paradosso di addurre a se stesso il merito della dismissione della centrale a carbone di ENEL. Seppur questo sia davvero un’altra storia, chiunque dotato di un minimo di raziocinio chiederebbe con quale atto, la giunta Peracchini ha reso possibile tale chiusura. Aspetteremo invano, come aspettando Godot.

Il caso strano del consigliere Cenerini e del compagno K. Prendendo in prestito la chiosa di Stevenson, morirà sul patibolo, il consigliere Cenerini? O troverà il coraggio di liberarsi all’ultimo attimo? Lo sa Dio: io non me ne curo più; questa è l’ora della mia vera morte, quanto accadrà dopo concerne un altro individuo. A questo punto, mentre depongo la penna e suggello la mia confessione, pongo fine alla vita dell’infelice compagno K.

Pierluigi Peracchini

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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