Decima
Antifascismo Opinioni
William Domenichini  

Al passo romano si urla Decima

Se qualcuno avesse nostalgie, è bene ricordarlo: al passo romano si urla Decima! Ma qui non si tratta di rievocazioni nostalgiche, ma della parata militare, ormai triste e consueta abitudine della festa della Repubblica, il 2 giugno. In breve, sfila un reparto del Gruppo Operativo degli Incursori, al palco d’onore lancia un grido: “Decima”. Il GOI, per i profani, è il reparto Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”, stanziato nello splendido forte Varignano, alla Spezia. Erede della destituita Xª Flottiglia MAS, formazione che operò al fianco dei nazisti, durante la guerra fascista e soprattutto dopo l’8 settembre ’43, impegnato nella repressione partigiana, il GOI fu fortemente voluto dall’allora ammiraglio Gino Birindelli, poi deputato alla Camera e presidente del Movimento Sociale Italiano.



Il segretario politico della Lega Roma Area Nord, Luca Quintavalle, sostiene che al passo romano si urla “Decima!”. Come dargli torto, nella prefazione agli “Atti del Gran Consiglio” Mussolini scriveva che fra le opere del regime “l’innovazione del passo romano è di una importanza eccezionale”.

Se Quintavalle fosse un colorito politicante, ben diverso è il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il ministro prima replica alle polemiche con articolate argomentazioni: “Assurdi paragoni”. D’altronde se la l’ufficio stampa si esercita su Twitter, il limite di 160 caratteri è questione di sintesi. Allora ci pensa il portavoce di Ignazio La Russa, presidente del Senato, che felicemente risponde al grido militare con la V di vittoria di churchilliana memoria: “Se qualcuno non conosce la storia del GOI lo invitiamo a studiare“.

Allora studiamo. Nella mia terra natia, La Spezia, la Decima MAS fu un vanto di cui ancora oggi ne andiamo fieri. Le attività di rappresaglia, gli eccidi, le violenze e gli assassini furono all’ordine del giorno. Un caso in particolare mi colpì, perché svoltosi nel paese natale della mia famiglia, Follo. Li fu consumato l’assassinio di Giuseppe Poggi, avvenuto il 28 giugno 1944, per mano degli uomini della “Compagnia O”, guidata dal tenente di vascello Umberto Bertozzi. Questo è solo un episodio, drammatico e lacerante, dei tanti in cui la Decima fu protagonista efferata.

Come scrissi ormai tempo fa, tanti, troppi episodi che hanno un minimo comun denominatore. Oggi si va ben oltre lo sdoganamento della destra fascista e pone le fondamenta per la cancellazione dei valori costituzionali. Un’operazione che ha trovato in questi anni delle sponde anche nella pseudo sinistra. Una sorta di bon ton, un mellifluo politically correct, mescolato a una dannosa retorica antifascista, ha consentito la percezione dell’inutilità dei valori resistenziali. In secondo luogo, la lenta e inesorabile riscrittura della nostra storia, distorta e strumentalizzata, tanto da far apparire i partigiani dei delinquenti e i fascisti delle povere vittime.

Dunque il grido “Decima” risuona dai Fori imperiali e riecheggia sulle rive del golfo dei poeti. Alla Spezia non sono mancati, negli ultimi tempi, paradossi su paradossi: dalla proposta di installare in una pubblica piazza la statua del gerarca fascista Costanzo Ciano, alla vendita di gadget della X MAS nel Museo tecnico navale, alla rivisitazione della Liberazione della città. Non si tratta di cause, ma di effetti. Se oggi assistiamo a queste riemersioni antidemocratiche, occorre prendere atto della responsabilità di quella classe dirigente che troppo spesso si è ricordata dell’antifascismo il 25 aprile.

Confidiamo che lo sguardo attonito del presidente Mattarella possa essere interpretabile come lo sgomento di tanti concittadini che faticano a digerire la riproposizione di un passato vergognoso, ad ogni piè sospinto. Se festeggiamo il 2 giugno è perché c’è stato il 25 aprile. Studiate.

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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