Analisi Global Local
William Domenichini  

Dai profitti mi guardi iddio, la bolletta la pago io

 

Le attività militari delle forze armate, l’adeguamento delle sue infrastrutture portuali alle direttive NATO, le dinamiche dei colossi dell’energia ed il loro impatto nell’ambiente, sono state oggetto di approfondimento. Visti i tempi, gli sviluppi ed il flusso inondante di informazioni a cui siamo sottoposti, può esser utile ripartire dalle puntate precedenti per guardare ancora più a fondo. Perché dai profitti mi guardi iddio che la bolletta la pago io?

Gli affari di chi estrae idrocarburi

Nel 2022 Eni ha realizzato utili per 20,4 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2021. Risultati inediti presumibilmente dovuti all’”eccellente andamento” dei settori dell’esplorazione e produzione di idrocarburi (16,4 miliardi), della vendita di gas (oltre 2 miliardi), della raffinazione e della vendita di petrolio e di semilavorati (1,9 miliardi). Eni, peraltro, non è certamente l’unica compagnia energetica ad aver segnalato simili profitti. Exxon Mobil (oltre 52 miliardi di euro), TotalEnergies (quasi 34 miliardi di euro), Shell (quasi 38 miliardi di euro) e BP (oltre 26 miliardi di euro), per citare le principale.

Rilevanti sono i dati riguardanti il cosiddetto portafoglio di idrocarburi circa 750 milioni di barili equivalenti di petrolio, ha poi concluso “importanti scoperte” nell’offshore dell’Angola e Nuova Guinea, nell’offshore della Costa d’Avorio, scoperte a gas di XF-002 negli Emirati Arabi Uniti e Cronos nell’offshore di Cipro, a Nargis in Egitto, confermando il potenziale minerario dell’area del Mediterraneo orientale. A novembre 2022è giunto a destinazione il primo carico di gas naturale liquefatto prodotto dal giacimento Coral, nelle acque ultra-profonde del bacino di Rovuma, in Mozambico.

Produzione significa conseguentemente vendita. Si parla di 60,52 miliardi di metri cubi, una diminuzione del 14% rispetto allo stesso periodo del 2021, semplicemente per effetto dei minori volumi approvvigionati dalla Russia e dalla Nigeria. Ma l’esplosione dell’utile operativo adjusted sul gas è stato possibile non dalle quantità ma dal prezzo del gas trattato (sia quello al Punto di scambio virtuale per l’Italia sia il Ttf alla Borsa di Amsterdam). Nel 2021 Psv e Ttf erano rispettivamente a 487 e 486 (euro per migliaia di metri cubi), nel 2022 sono schizzati rispettivamente a 1.294 e 1.279. Oltre il 160% in più.

Energia e i suoi profitti

Questa dinamica si potrebbe tradurre in una parola, speculazione, come ha spiegato dettagliatamente Remo Valsecchi, nel dossier di AltraEconomia, Carissimo gas. Nell’anno d’oro il sistema Italia ha esportato oltre 4,5 miliardi di metri cubi di gas fossile, tre volte quello dell’anno precedente (1,5 miliardi) e decuplicando quanto esportato nel 2005 (396 milioni). Il raffronto gennaio 2023/2022: importazione -14,6%, esportazione 22,8%, Consumo Interno Lordo -22,3%.

I dati economici e finanziari del terzo trimestre 2022 di ENI sembrerebbero quindi scontati. pur con vendite inferiori del 27% rispetto al primo (13,33 miliardi di metri cubi contro 18,88) e in linea con il secondo (13,38 miliardi di metri cubi), fa registrare un utile operativo superiore al primo del 24% e al secondo dell’11%. Se poi compariamo l’utile, sempre al lordo delle imposte, dei primi nove mesi del 2022 al totale del 2021 la sorpresa è ancora più incredibile e paradossale, il totale dei primi nove mesi è oltre il doppio di tutto l’anno precedente (21,6 miliardi contro 10,6). Tutto ciò rilevata la mancanza dei dati del quarto trimestre che, storicamente, ha volumi di consumo più alti.

Nel complesso un contesto  poco conosciuto ma che tratteggia un quadro preoccupante, soprattutto se pensiamo che le dinamiche di cui stiamo parlando sono uno, se non il principale, degli elementi di conflittualità globale. Per esempio la domanda di gas della Cina potrebbe essere, per l’Europa una preoccupazione maggiore rispetto al ridimensionamento delle forniture dalla Russia, peraltro assai marginali, dati alla mano. Quel che invece potrebbe diventare esplosivo, non è il gas in se, ma la dinamica di aumento dei prezzi dovuti alla maggiore richiesta del colosso economico asiatico e le possibili conseguenze che potrebbe avere sull’economia e l’egemonia geomilitare americana. Ma questa è un’altra questione.

Il caso Panigaglia

Scendiamo di un gradino. Nel golfo che fu dei poeti sorge il rigassificatore di Panigaglia. L’impianto, che nel raffronto gennaio 2023/2022 segna un incremento del 520%, passando da 44 milioni di metri cubi a 271, ancor prima di essere oggetto di un programma ad hoc, il truck loading, decretato dal Ministero: Integrazione e accorpamento Truck Loading e rifacimento pontile secondario. Parimenti il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha reso pubblico la quantificazione dei volumi dello stoccaggio strategico di gas, stabilendo un aumento complessivo di 18,6 miliardi di metri cubi rispetto all’anno precedente (+14,75%).

Pragmaticamente, per il golfo spezzino, significa un aumento del transito delle gasiere, ancor prima che che venga conclusa la progettazione dell’ampliamento della base navale spezzina, che prevede, come sanno i miei piccoli lettori, un aumento di traffico militare.

Ma se fino a questo punto il focus sono le “palanche“, non è secondario guardare all’impatto che, l’industria degli idrocarburi generea. La campagna di Clean Air Task Force documentò il disastroso quadro degli impianti italiani, senza eccezione per il rigassificatore di Panigaglia, evidenziando le fuoriuscite di gas da componenti statici (connettori, valvole, regolatori, portelli, sfiati). Una realtà assai diffusa nell’industria petrolifera e del gas nella quale insiste un elemento non banale: per tali emissioni non esistono limiti normativi, vengono gestite nell’ambito delle autorizzazioni integrate ambientali che ne prevedono la loro rendicontazione periodica e la possibile riduzione. Nel caso del rigassificatore spezzino è il gestore SNAM che certifica e rassicura sulle perdite:

Tipo di emissioni Tonnellate di CH4
Fuggitive 412,3
Puntuali 336,7
Incombuste 21,4

L’impatto ambientale

Complessivamente, un impianto che gestiste circa 1,072 miliardi di metri cubi all’anno (dato 2021) perde per strada 770 tonnellate di metano. Difficile stabilire se considerando una temperatura media di 15° di temperatura ed 1 bar di pressione si possa arrivare a trasformare tale dato nella metratura di gas perso nell’atmosfera. Tuttavia quel che è certo è che queste perdite non hanno solo un impatto economico, di per sé già indicativo, se si tiene conto che il metano ha un potenziale sull’effetto serra 21 volte superiore alla CO2.

Di fronte ad ricavi stellare, parallelamente il cittadino italiano si trova di fronte bollette astronomiche, un impatto ambientale significativo, in un paese in cui è previsto il giorno del sovrasfruttamento della Terra (Overshot Day) il 15 maggio, prossimo venturo. Ma tornando all’incipit, ed alla connessione con l’impiego delle nostre forze armate, è bene non dimenticare che il contribuente italiano (alias noi cittadini che paghiamo le tasse) finanzia anche la sicurezza estrattiva, con il loro impiego.

Lo strumento militare al servizio dei privati

Militare come strumento di garanzia dell’approvvigionamento delle materie prime. Di cosa stiamo parlando? Il Fondo missioni internazionali, enunciato nel dossier sulla Legge di bilancio 2023 relativo ai profili di interesse della IV Commissione Difesa, presenta, nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e Finanza, una dotazione di competenza di 1.547,4 milioni di euro per l’anno in corso. Nella Nota integrata alla legge di bilancio per l’anno 2023 e per il triennio 2023 – 2025 (Aggiornamento ai sensi dell’art. 21 della Legge n. 196/2009), redatta dal MEF e dalla Difesa, le cose sono chiarissime, nero su bianco:

La Russia insieme al terrorismo sono state riconosciute quali principali minacce dirette all’Alleanza e la Repubblica popolare cinese è stata riconosciuta quale sfida sistemica all’ordine internazionale. […] Gli effetti dell’instabilità globale sono particolarmente evidenti nell’area del Mediterraneo allargato. Crocevia strategico tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa, il bacino del Mediterraneo risulta, infatti, l’epicentro di un’area in cui si sono sviluppati diversi focolai di crisi, alimentati da instabilità locali, regolarmente accompagnate da crescenti livelli di minaccia, ai quali sono sottoposti sia i commerci sia l’accesso alle risorse di importanza vitale per il soddisfacimento dei bisogni essenziali per lo sviluppo economico del nostro Paese.

Il Parlamento approva

Stante la Risoluzione approvata dalle Commissioni riunite 3ª e 4ª del Senato (Doc. XXIV n.48) a conclusione dell’esame dell’affare assegnato sul Doc. XXVI, n. 4 “Proroga missioni 2021, lo Stato italiano mette a bilancio complessivamente 1.171.307.698 di euro. In particolare sono da segnalare le missioni che riguardano la Marina militare:

Missione Sigla Fabbisogno
(euro)
Unità navali
impiegate
European Union Military Operation in the Mediterranean EUNAVFOR MED 40.323.253 1
United Nations Interim Force in Lebanon UNIFIL 163.585.294 1
Missione bilaterale di addestramento delle Forze armate libanesi MIBIL 10.519.110 1
Multinational Force and Observers in Egitto MFO 6.760.070 3
Mar Mediterraneo, Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, bacino somalo e Oceano Indiano Atalanta 26.844.559 1
Libia Mare Sicuro 95.427.196 6
Dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza – Golfo di Guinea Gabinia 20.515.244 1
European Maritime Awareness in the Stra i t of Hormuz EMASOH 9.573.895 1
Dispositivo NATO per la sorveglianza navale nell’area sud dell’Alleanza 32.475.673 3
(in aggiunta alle 2 già autorizzati dal DL n. 14/2022, per i quali è previsto l’incremento dei giorni di navigazione)

Ulteriori impieghi sono previsti per operazioni e missione di cooperazione delle Forze di Polizia. Poi, con la Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali, adottata il 15 giugno 2022 e trasmessa alla Presidenza della Camera dei deputati il 1° luglio 2022 (Doc. XXV – n. 5), vi è la perla: missione bilaterale di supporto alle Forze armate del Qatar in occasione dei “Mondiali di calcio 2022”, richiesta del Ministro della difesa del Qatar, in data 5 novembre 2020, di supporto alle Forze armate qatarine in occasione dei Mondiali di calcio 2022: 1 unità navale impiegata.

Un bel quadro.


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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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