Antifascismo Opinioni
William Domenichini  

Non lasciamo spazio al fascismo

Non lasciamo spazio al fascismo. Ciò che è avvenuto in questi giorni intorno al Salone internazionale del libro non può che suscitare una riflessione profonda, soprattutto per chi, come me, ha in programma di parteciparvi con un lavoro come “Fulmine è oltre il ponte“, un romanzo nella Resistenza. La decisione di concedere spazio ad una casa editrice vicina a Casapound non è, soprattutto di questi tempi, un fatto che può passare in silenzio. E’ un grave errore, sul quale chi di dovere dovrebbe porvi rimedio.

Istintivamente il mio pensiero corre sulle parole espresse di ZeroCalcare passando da Wu Ming fino a Carlo Ginzburg. Non accostare la mia presenza (ed il mio lavoro) ad una realtà che ritengo semplicemente illegale nel nostro paese, perché voce di realtà che non rinnegano il fascismo. Viviamo tempi che necessitino di una responsabilità, ancor prima individuale. Porre un limite alla deriva che stiamo vivendo ed è necessario dare un messaggio. Partire da chi ha a cuore i valori fondamentali (e universali) di un mondo civile, non si possa lasciare uno spazio con chi fonda la sua ragion d’essere su disvalori come intolleranza, discriminazione, odio.

Per tutto questo la mia presenza al Salone internazionale del libro è stata fonte di un grave disagio, intellettuale, civile, morale. Razionalmente trovo tuttavia illogico lasciare ed abbandonare uno spazio ed un luogo di cultura, spazi e luoghi che devono essere presidi contro ogni forma di fascismo. Spazi e luoghi di custodia di valori universali su cui si fonda la nostra Repubblica, spazi e luoghi di conflittualità in cui difendere i valori per cui hanno combattuto partigiane e partigiani, base fondante di ogni civiltà in cui sovrastare, con la una cultura di umanità, ogni forma che tenta di anteporvi odio, discriminazione, oppressione.

Al pessimismo della ragione vorrei si contrapponga l’ottimismo della volontà. In un contesto in cui scegliere, se andare o non andare al Salone del libro di Torino, non debba ricondursi ad una inconsistente diatriba tra bene e male, in una paradossale dicotomia tra istinto e ragione. Credo che si sia aperta una breccia nel silenzio di questa società, che in mille modi sdogana quotidianamente come normalità ciò che è disumanità. Una breccia che potrebbe generare una nuova primavera di valori che la società italiana sembra aver smarrito, sbiadito nel tempo.

Mi sono chiesto se fosse giusto, e morale, lasciare uno spazio ed un luogo di cultura a chi sostanzialmente la nega e la risposta è nell’esempio di chi ho raccontato. Ci sarò. Ci sarà la presenza di un romanzo partigiano, dalle cui pagine grondano le fatiche ed il sacrificio di chi ci ha reso liberi. Sarò li per loro, per il nostro futuro. A tutto questo aggiungo le parole del mio editore, Rosario Esposito La Rossa, animatore della meravigliosa realtà napoletana della Marotta&Cafiero Editori:

Ci sarò, ci saremo e il nostro stand sarà una barricata non violenta, piena zeppa di Costituzioni italiane che regaleremo. Gli editori, gli scrittori, i lettori non devono lasciare spazi a chi usa la cultura come mezzo di diffusione di idee fasciste. Non dobbiamo lasciare spazio, così come abbiamo fatto nella politica, a persone che fomentano odio. Giovedì alle ore 12 il Salone sarà invaso da migliaia di studenti, a loro mi rivolgo, al futuro e al presente dell’Italia. Noi alla 12 canteremo Bella Ciao, per ricordarci da che parte siamo, per ricordarci che al Salone del Libro di Torino i fascisti sono minoranza, sono uno contro 1400. Fatelo anche voi. Non disertate il tempio della cultura italiana, manifestiamo contro la violenza leggendo e acquistando libri. A chi si sta tirando indietro, dico solo che state facendo il loro gioco. Venite e raccontateci perché oggi bisogna essere antifascisti.

Domenica 12 maggio io andrò al Salone del libro di Torino. Ci andrò portando il mio lavoro, di memoria, di storia, di antifascismo, di Resistenza. Sarò a Torino perché ogni spazio pubblico è oggi un terreno di lotta, sul quale resistere, nel quale difendere le ragioni di tutti, per tutti. Ci vediamo tra i libri.

Ora e sempre Resistenza!

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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