Antifascismo Ricorrenze
William Domenichini  

Un presidente partigiano

Sandro Pertini non è stato solo un presidente della Repubblica amato, un un presidente partigiano, uomo che sostenne le sue idee con tenacia e caparbietà, anche al duro prezzo della libertà. A 30 anni dalla sua morte, penso sia doveroso tributargli un ricordo.

Nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto all’esilio in Francia per evitare 5 anni di confino. Continuò la sua attività antifascista anche all’estero e per questo, dopo essere rientrato sotto falso nome in Italia nel 1929, fu arrestato e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato prima alla reclusione e successivamente al confino, che scontò, rifiutando la domanda di grazia tentata dalla madre, per 14 anni.

Dopo l’8 settembre riacquistò la libertà, partecipò alla battaglia di Porta San Paolo a Roma nel tentativo di difendere la città dall’occupazione tedesca. Fu catturato dalle SS e condannato a morte, riuscendosi a salvare evadendo dal carcere di Regina Coeli, assieme a Giuseppe Saragat e ad altri cinque esponenti socialisti, grazie a un intervento dei partigiani delle Brigate Matteotti.

Nella lotta di Resistenza fu attivo a Roma, in Toscana, Valle d’Aosta e Lombardia, distinguendosi in diverse azioni che gli valsero una medaglia d’oro al valor militare. Nell’aprile 1945 partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l’insurrezione di Milano e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e gli altri gerarchi fascisti.

Una persona indimenticabile, il cui pensiero limpido e cristallino si sintetizza in una storica intervista che fu fatta da Enzo BIagi, di cui vi consiglio un estratto, sul quale dovremmo riflettere ancora oggi. Un presidente partigiano.

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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