Tutto sarà niente
Confesso che in questi giorni le parole di Ettore Cervi assumono ancor più significato: "Sempre coraggio, e tutto sarà niente". Lui le scrisse, prima di morire insieme ai suoi sei fratelli di fronte ai fucili fascisti, la mattina all'alba del 28 dicembre 1943. Io le ho mutuate per dare un senso a ciò che scrivo e ancor prima a ciò che penso. Ma il tempo dell'io è finito. E' il tempo del noi. E su questo occorrerebbe riflettere e agire.
In questi giorni la missione umanitaria di Sumud Flottilla è un simbolo che riguarda tutti. Per chi vuole restare umano e chi invece continua a vivere delle proprie barbarie e riflettendo quelle altrui. Partiamo da un dato di fatto. L'ignoranza. Questa pandemia è una cappa che chiude ogni spazio, cercando di rinarrare la realtà, oltre ogni visione distopica. Orwell, Uxley hanno visto lontano, ma non in modo così angosciante. I volontari che partono per portare aiuti umanitari ad un popolo sull'orlo dello sterminio diventano oggetto di dileggio e di contumelie.
Dov'è iniziato il cortocircuito umano? Fredoom Flottilla è uno dei tanti grani di sabbia in un ingranaggio che appare solido, ma in realtà inizia a scricchiolare. Senza contare che Gaza non è territorio israeliano e le acque antistanti alle sue coste non sono israeliane. Se, come presumibile, la marina militare israeliana intercetterà la flottilla, compirà una violazione del diritto internazionale sarebbe un atto ostile.
In questi giorni ho sentito molti parlare in modo disinvolto delle acque di Gaza come di “acque israeliane”, ma quel mare non è di Israele. Se ne impossessò quando nel 2007 Hamas prese il potere, per impedire l’arrivo di armi e, da allora, le navi da guerra di Tel Aviv controllano lo spazio marino fino a 50 miglia, impedendo l’arrivo di navi civili e perfino le attività di pesca dei palestinesi oltre le tre miglia dalla costa. Nel 2006 Israele aveva adottato un simile blocco navale anche nei confronti del Libano (ne fui diretto testimone, bloccato per ore sotto il tiro delle armi, su unità dell’ONU diretta a Beirut), ma durò poche settimane, lasciando infine il controllo dei porti alle forze UNIFIL. Per Gaza, invece, la misura persiste ormai da ben diciotto anni, con conseguenze devastanti per la popolazione. Il blocco navale è una misura di guerra legata a esigenze di autodifesa (lo spiegammo a Meloni, quando pensava di applicarla contro i migranti) e non può, in ogni caso, determinare la fame delle popolazioni civili o impedire l’arrivo di aiuti umanitari. Qui, nel costante silenzio del consorzio internazionale, la legittima difesa da tanti anni sconfina invece nell’arbitrio. Aspettiamo di vedere fino a che punto tale arbitrio possa ancora spingersi e, con esso, il colpevole silenzio degli Stati.
L'Italia ha inviato una fregata, la FREEM Alpino, ma così come per la missione Handala il Carabiniere ignorò ciò che accadeva, a questo giro l'Alpino è in procinto di fare dietro front. I barbari che si indignavano per i costi di una missione della marina militare tricolore a supporto di una missione umanitaria ora dormiranno sonni sereni e le missioni torneranno esclusivamente a tutelare gli "interessi strategici nazionali".
Possiamo soccorrerli, possiamo aiutarli. È escluso che la marina militare entri in conflitto con la marina di Israele. Non possiamo scatenare una guerra tra Italia e Israele. È una questione di responsabilità. E non possiamo mettere a rischio la vita dei marinai. Il consiglio che diamo è di non forzare il blocco navale.
Antonio Tajani, ministro degli esteri
(29 settembre 2025)
La nuova policy di politica estera è semplice. Se hai una divisa puoi essere tutelato, se fai parte di una missione umanitaria volontaria che si prefigge di aiutare un popolo vittima di un genocidio, no. E parte la litania. E' propaganda politica, sono filo Hamas, sono untori Covid e forse sono implicati in qualche complotto. Tornado al serio, Israele ha un peso politico tale per cui un paese sovrano come l'Italia, non è in grado di difendere i propri cittadini impegnati, compresi anche i deputati a bordo, parlamentari della Repubblica. Ma senza scomodare la gente che dovrebbe andare a lavorare, l'Italia è il 3° paese europeo per esportazioni di armi in Israele. Secondo Altreconomia, nel 2024 il governo di Tel Aviv ha acquistato 5,2 milioni di euro di armamenti made in Italy.
La mobilitazione dell'equipaggio di terra della Flottilla è un fatto impressionante, che riempie il cuore. Ma non è un elemento scollegato e fine a se stesso. Anzi. Si interseca in modo nuovo e concreto, un effetto che va a ricercare le cause e in questo processo innesca una nuova elaborazione. E' il caso, per esempio, di SeaFuture alla Spezia. La protesta contro la fiera di guerra e la proposta della sua riconversione è un fatto, ed una pratica, che ha scosso una città militarizzata da 150 anni.
L'ostilità nei confronti dell'Acampada è da regime cileno. Dalle escursioni di assessori che passano solo con intenti provocatori, alle menzogne delle istituzioni su procurati allarmi, passano per una costante fomentazione dell'odio nei confronti del dissenso. In fondo Vannacci ci ha costruito una nuova carriera. Si tratta dell'avversione alla Democrazia, ad ogni pratica partecipativa, ad ogni forma di condivisione e costruzione dal basso, nella misura in cui basso significa l'interesse di una comunità e non di gruppi di potere che ne sfruttano l'anima.
Se il sindaco Peracchini costruisce le sue fortune sulla sua sensibilità per i cinghiali (non tutti, quelli della Maggiolina, quelli di Fossitermi parrebbe meno), ci riprova addossando le responsabilità del traffico in tilt in tutta la città a chi costruisce pratiche dal basso in una piazza. Ma si sa, le bugie hanno le gambe corte. Prima il comitato Riconvertiamo SeaFuture, poi il CUB Trasporti, ribadiscono lo stato delle cose. Ma andando oltre a queste pochezze, torniamo a SeaFuture. O meglio, torniamo a menzogne ed ignoranza.
La spinta del comitato Riconvertiamo SeaFuture, da lustri, non chiede di far perdere il lavoro a nessuno, ma pone il problema di quel che si produce e chiede di pianificare una riconversione della produzione armiera. Utopie, naturalmente, per chi la butta in caciara. Per chi avesse a cuore i destini dell'umanità oppure, più banalmente, dello sviluppo dell'economia del territorio, sarebbero questioni da assumere. Già a fine anni '90 La Spezia misurò le conseguenze di un'industria monolitica e con un'unica vocazione, quella bellica. La caduta del muro di Berlino ed il riequilibrio geopolitico causò l'annullamento di intere commesse. Tradotto? Cassaintegrazione, licenziamenti.
Occorre scomodare Alberto Sordi per sperare in un mondo in cui, il sacrosanto diritto al lavoro non si basi sulla morte di chi sta da qualche altra parte del globoterracqueo? Forse, in ogni caso, la difesa d'ufficio dell'industria armiera arriva, per esempio, da chi ci lavora di giorno e alla sera siede sugli scranni di un consiglio comunale:
Seafuture rappresenta un patrimonio unico: alla Spezia gravitano più di 5.000 dipendenti diretti del settore della Difesa, a cui si aggiunge una vasta filiera di piccole e medie imprese dell’indotto. La città è oggi un centro mondiale di riferimento per sviluppo tecnologico e marittimo, con ricerca scientifica, subacquea, sistemi civili, intelligenza artificiale e Blue Economy. Rinunciare a sostenere questo percorso sarebbe un errore grave
Oscar Teja, consigliere comunale e
Electronics Divisions - Strategy - NATO EU and
Strategic Programmes Leonardo
(30 settembre 2025)
Di cosa ci si meraviglia se, chi siede sui banchi consiliari alla sera, il giorno dopo varca i cancelli (acriticamente) di Leonardo? Di nulla, ma l'ipocrisia travalica ogni fantasia ed ogni utopia possibile anche oltre il muro arsenalizio, tra gli uffici stampa di SeaFuture. Tra gli Awards collodiani, nella nona edizione del mercato di morte, c'è l’amministratore delegato di MBDA Italia, l'azienda che produce missili.
MBDA rispetta le leggi, che sono molto restrittive: esportare armamenti in Paesi in guerra è un reato penale gravissimo, che mette a rischio la stessa impresa. Inoltre il ministero degli Esteri tramite l’autorità nazionale Uama controlla tutte le compravendite e se c’è un cambio delle condizioni geopolitiche può bloccare i contratti in essere. Infine non è vero che le risorse per la difesa vengono tolte al welfare: il benessere economico si può garantire solamente con la stabilita e sicurezza date dalla deterrenza.
Lorenzo Mariani, a.d. MBDA Italia
(30 settembre 2025)
Rassicurante, non trovate? Senza scomodare il rapporto “From economy of occupation to economy of genocide” della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967, Francesca Albanesedatato (30 giugno 2025), il 17 luglio 2025 (quindi non un secolo fa), il quotidiano britannico indipendente The Guardian, titolava: "European missile group MBDA selling parts for bombs that have killed children in Gaza".
Secondo l'inchiesta, MBDA, avrebbe venduto, tramite una triangolazione che eluderebbe certi vincoli, componenti chiave per le bombe che sono state spedite a migliaia in Israele e utilizzate in molteplici attacchi aerei, responsabili di morte di civili e bambini palestinesi. E le forniture della stessa azienda alle forze armate in Ucraina. Si perchè, almeno per ora, sul conflitto russo-ucraino si sono abbassati i riflettori, o meglio, si sono attenuati. Tuttavia l'azienda in questione ha una fornitura di missili Samp-T e Storm Shadow, L’Italia ha acquistato per la prima volta lo Storm Shadow da MBDA nel 1999 e ne ha ricevuti circa 200, utilizzandoli durante l’operazione Nato in Libia nel 2011.
