Clamoroso alla Mutuo Soccorso!
Le radio sono sintonizzate, "Tutto il calcio minuto per minuto" ne dà notizia: clamoroso alla Mutuo Soccorso di Marola. Gli spalti sono gremiti e la squadra di casa, i MuratiVivi, ribaltano ogni pronostico, come il Catania al Cibali contro l'Inter. Ma non siamo negli anni '60, non si tratta di una partita di calcio e la cronaca non è affidata alla voce inconfondibile di Sandro Ciotti.
In ballo c'è qualcosa di ben più serio. Nei locali della storica Società popolare di Mutuo Soccorso marolina, un edificio ottocentesco voluto per essere casa di fratellanza e di reciproco aiuto, mutuale, in soccorso alle necessità fondamentali della comunità. Sfamarsi, curarsi, istruirsi. Un luogo denso di significati e di simboli, forse perduti, forse no. Tuttavia quel luogo segna l'anima di chi ne varca la soglia. Difficile restarne indifferenti. E quando nel 2011 mi capitò di varcare quella soglia per la prima volta, il "mal di muro" mi colse, fulminandomi.
Ecco perché ciò che leggerete non è che un'esternazione emotiva, certamente politica, di un pomeriggio in cui davvero si può dire "Clamoroso alla Mutuo Soccorso".
Il primo segnale è stato l'orario. Difficilmente mi è capitato che, 5 minuti prima dell'inizio di un'assemblea, vedere la sala già gremita e il canonico quarto d'ora accademico, di attesa per i ritardatari, svanire come neve al sole. Alzarsi dal divano di casa. Marola, in una fredda domenica pomeriggio. Le folate di vento gelido battono la costa. Sferzano il muro che separa da 150 anni una borgata storica, un luogo segnato nelle mappe vaticane, dal suo mare.
La sala della Società popolare di Mutuo Soccorso di Marola è grande. Le sedie non bastano. Ci vogliono altre panche. Il tema non sono le fioriere, i parcheggi per i residenti, le buche nei marciapiedi. La questione è il futuro di una borgata che da 150 anni le è stato negato lo spazio, il suo mare, la sua storia. Il tema è la base militare, il suo raddoppio, tinteggiato di blu. Tanti soldi pubblici, quasi un miliardo di euro, soldi dei contribuenti che verranno buttati per militarizzare ulteriormente il golfo che fu dei poeti. Adeguamento agli standard NATO, ma anche ampliamento del molo che fornisce carburante alle basi aeree del nord Italia, senza dimenticare la base elicotteristi nella piana del Magra. Ma se pensiate che tutto si esaurisca qui, vi sbagliate di grosso.
Nell'Arsenale spezzino pende un'inchiesta che allungherebbe ombre di corruzione sulla gestione delle aree militari, così come l'assegnazione, non poco travagliata, della gestione del Museo Tecnico Navale accompagna il fallimento di altri percorsi di apertura verso la città. Poi c'è la questione di un poligono di tiro patrimonio UNESCO, oppure il misterioso Polo Nazionale della Subacquea.
L'assemblea, nella quale spicca l'assenza dell'invitato primo cittadino Pierluigi Peracchini, che sembrerebbe il primo sindaco della storia spezzina avulso da questi temi, si apre con un messaggio di archivio.
Il saccheggio del territorio è un punto veramente dolente di tutta la tradizione storica della nostra città. [...]
Quello che è stato l'intervento storico delle autorità centrali sulla città di Spezia. Cioè una città usata, trattata come un territorio coloniale, l'ho già detto più volte, non ho paura di ripeterlo: un territorio coloniale messo al servizio di interessi e di decisioni che si svolgono, che hanno sede in altri luoghi. [...]
Bisognerebbe a un certo punto, sottolineare questo aspetto, cioè il continuo usare Spezia come un qualchecosa, come un deposito, come una pattumiera, come un qualcosa che debba servire serve alla flotta, serve alla Marina, serve a innumerevoli concessioni demaniali.
Questa è diciamo, la tradizione storica di Spezia, subita spero non voluta perché sarebbe addirittura delittuoso da tutta la nostra tradizione amministrativa, da 150 anni a questa parte. Spezia, questa città di mare, direi piuttosto della Marina. [...]
Questa città che non pretende nemmeno di vivere, ma di sopravvivere, mentre mi pare che si vada spegnendo lentamente. Si parla di Spezia sui giornali nazionali soltanto quando c'è qualche corvetta o fregata che è in partenza per qualche Golfo e basta. [...]
Questa vicenda ricalca il modello di tutto il passato di questa città, ripeto coloniale, che ha persino un governatore, penso per metà per lo meno, che è l'Ammiraglio (comandante in Capo). Una specie di governatore e così via.
Giovanni Giudici, poeta
Consiglio comunale
(12 febbraio 1991)
La necessità, o se volete il dovere morale, di chiamare a raccolta le comunità, in primis quelle interessate dall'ennesimo tombamento e dall'ennesima militarizzazione dei nostri territori è solo il primo passo, in un percorso in cui si dica basta a continue ed enormi spese militari, quando le comunità hanno altri bisogni: lavoro, strutture sanitarie dignitose, servizi degni di tale nome, percorsi educativi e formativi sempre più adeguati alle problematiche sociali che viviamo. Altro che soldi in muri, reticolati, moli che proseguono la sottrazione di spazi ed accesso al mare che La Spezia vive da 150 anni. Non compensazioni, in una visione rassegnata a subire le scelte calate dall'alto, ma la prospettiva di cambiare realmente lo stato reale delle cose.
Ecco che nelle pieghe di questo primo passo, verso una mobilitazione permanente, riecheggia il grido che nacque al CAMeC. Demilitarizziamo La Spezia, demilitarizziamo il mondo. Ce n'est pas que le début. Abbiamo iniziato con la campagna della Rete Pace e Disarmo. Non solo le amministrazioni comunali di La Spezia, Portovenere e Lerici si sono voltate dall'altra parte, ma nel mentre la Direzione dei Lavori del ministero della Difesa ha raddoppiato la posta in palio.
Le emozioni di un'assemblea partecipata, tanto fisicamente quanto umanamente e civicamente, sono in primo luogo la volontà di mobilitazione, di esprimere, con i propri corpi, la contrarietà a un processo di militarizzazione che vorrebbero fosse un percorso inevitabile. Non solo non lo è, ma non possiamo permettere che sia percepito come tale: non nel nostro nome.
Uno spirito che non è nato ieri, ma è la logica conseguenza di 15 anni di battaglie di civiltà, quelle condotte dai MuratiVivi. Indignarsi di fronte alle barbarie, alle nocività, agli sprechi e all'assenza di progettualità. Proporre una visione, condividerla, farla crescere nella società. Questo seme non ha mai smesso di germogliare. Nei cortei contro la fiera d'armi, SeaFuture, in solidarietà al popolo palestinese, vittima di un genocidio, emergeva la consapevolezza che ciò che accade nel nostro mondo, le guerre e le violenze contro gli ultimi della Terra, partono dalle nostre case. Le giornate di ottobre, alla Spezia, hanno segnato il fronte, quello di un incontro tra generazioni, ne la meglio umanità. Ma segna un avanzamento morale, culturale, perfino politico: demilitarizzare le nostre comunità è il primo passo verso un mondo nuovo.
Occorre superare l'estemporaneità dei momenti, rafforzare i legami con altre realtà in lotta. Nessuno spot, non ci si fermerà con una manifestazione, ad un'iniziativa estemporanea, una tantum. Sarà una lunga marcia, nella quale sta maturando la consapevolezza che non c'è rappresentanza, non c'è delega che tenga. Le comunità devono avere la consapevolezza che occorre autodeterminarsi nei propri diritti sacrosanti, costituzionalmente stabiliti e quindi esigibili. Fermare immediatamente il raddoppio della base navale. Un piano di bonifiche strutturali, trasparente e organico. Un piano di riorganizzazione delle aree militari e di riconversione ad uso civile per la città. Un percorso di partecipazione, di idee e proposte. Parallelamente è necessario continuare a mettere in discussione l'approccio monolitico di un polo armiero e di una vocazione militare del territorio, sia strumentale che produttiva.
E' emersa la proposta di un consiglio comunale straordinario su Basi blu. Chi non auspica che il massimo organo di rappresentanza democratica discuta di uno dei fardelli più pesanti che incombe sul paese e sulla città? Se ci sarà, ci saranno anche i cittadini che sono ormai esausti delle previsioni di un poeta come Giovanni Giudici. Allora pensiamo ai prossimi appuntamenti, perché saranno già terreno di condivisione e di partecipazione. Perché, clamoroso alla Mutuo Soccorso, un fronte ampio si sta creando. Sociale, politico, culturale. Popolare.
- Il 24 gennaio alle ore 17, al Cinema Nuovo alla Spezia, con la proiezione e dibattito sul docu-fiction "I confini del mare, oltre la riva". Alle 19.30 al Circo Galleggiante con musica, banchetti e cena.
Visualizza questo post su InstagramUn post condiviso da I confini del mare. Oltre la riva. (@iconfinidelmare.projecteu)
- Il 20 febbraio, alla Mediateca Regionale "Sergio Fregoso", alla Spezia, con la presentazione e la discussione sul bollettino interregionale HUB.
Clamoroso alla Mutuo Soccorso. Il popolo non si volta dall'altra parte. Ce n'est pas que le début.

Grazie di cuore per quel che fate. Ossigeno puro.
"dovere morale", "autodeterminarsi " "diritti sacrosanti"
Chi si mette al di sopra della legge e toglie la casa a studenti stranieri dimostra di non fregarsene di morale, diritti o autodeterminazione, se non quando conviene.
Non dovrebbe usare queste parole.
Diventa solo gestione dell’immagine, senza sostanza.