Eventi ed iniziative Pace
William Domenichini  

Gaza, la quattordicesima borgata

Il palio del golfo ha scoperto la quattordicesima borgata, Gaza. Qualcuno potrebbe pensare ad una provocazione, invece no. E' il frutto dell'umanità che non è sopita sulle sponde del golfo più militarizzato d'Italia e che non si volta dall'altra parte. Sta di fatto che, la 100sima edizione della disputa remiera spezzina, ha visto vincere l'umanità.

Stiamo parlando della sfida remiera che viene disputata ogni anno, la prima domenica di agosto, nel mare del golfo della Spezia, che vede cimentarsi le imbarcazioni delle tredici borgate marinare che si affacciano sul golfo che fu dei Poeti. Da Tellaro a Portovenere, passando dai container del levante ai muri militari del ponente.

Va da sé, che come ogni manifestazione che nasce come popolare, sebbene lontana anni luce dalle tradizioni medievali di altri pali. Quella che nacque come la disfida tra lavoratori del mare che appartenevano a varie borgate, ben presto ha visto mettersi in testa il cappello militare. D'altronde alla Spezia, non si muove foglia che la Marina militare non voglia.

Così la festa del mare è contornata dal lancio dei paracadutisti acrobatici del reparto speciale della Marina Militare (COM.SUB.IN.) e la commemorazione dei caduti del mare (militari, naturalmente). Il lancio di una corona di fiori nelle acque del golfo è suggellato dal suono del "silenzio", eseguito dal trombettiere della marina. Quest'anno, visto il centenario, mettiamoci anche le frecce tricolore.

In tempi in cui tutto è merce, anche le tradizioni non scampano a tal destino. Marketing territoriale, lo chiamano. Così, nel parter de roi, i cartelloni pubblicitari di imprese che sponsorizzano campeggiano in bella vista. Tra i vari, spicca quello di MBDA, nota industria di fabbricazione di missili. E non solo. La monocultura industriale bellica azzanna anche le tradizioni popolari. Dovrebbe far riflettere? Forse anche indignare profondamente, ma ad ognuno le proprie coscienze.

Tratteggiato il contesto, andiamo ai fatti. Come dice lo speaker di gara: imbarcazioni alle sagole. Ma la trepida attesa per vedere i remi fendere le acque poetiche è distolta da un fatto. Sul lato levantino del campo di gara, il molo Italia, iniziano a sventolare al vento bandiere con colori inusuali. Non il giallo del Canaletto, non il verde fezzanotto. Nemmeno il bianconero cadamotto o il rossoverde lericino. Insomma, nessun vessillo delle 13 borgate spezzine.

Sventolano le bandiere palestinesi. Una altro capitolo di una comunità, quella spezzina e più in generale delle comunità del golfo, che non si volta dall'altra parte, di fronte ad un genocidio in corso.

Non possiamo e non vogliamo tacere davanti all’uccisione indiscriminata di oltre sessantamila civili, la maggior parte dei quali bambine e bambini. Non riusciamo altresì a partecipare come ogni anno al nostro amato Palio del Golfo a cuor leggero, consapevoli che tra i City Partners dell’evento figurano aziende collaboratrici commerciali di Israele come la spezzina Mbda, principale azienda europea nel settore dei sistemi missilistici e l’italo-francese Knds, specializzata in propellenti, esplosivi, spolette, componenti per missili e munizioni. Scegliamo quindi oggi di presenziare al Palio del Golfo con i colori della Palestina, terra bellissima e martoriata e chiediamo al comitato organizzatore che vengano interrotte le collaborazioni con le sopra citate aziende mortifere.

Restiamo umani. La Spezia
(3 agosto 2025)

Mentre l’ultima parte del palco d'onore scricchiolava e nel giro di pochi minuti viene sgomberato, dal molo Italia i vessilli di pace e della Palestina scrivevano un altro capitolo. Un pezzo di storia iniziata tanto tempo fa, quando La Spezia fu città ponte, attore di pace tra popoli, ma che oggi è silente e quindi colpevole. Un pezzo di storia che è ripreso in mano dalla gente. La manifestazione del 31 maggio ne ha segnato il passo. Le iniziative in mare lo hanno sugellato.

Peccato, o forse naturalmente, non se n'è accorto il governo. Men che meno deputate vicesindache, primi cittadini e ministri presenti. Soprattutto quest'ultima categoria ha lasciato sulle rive del golfo una traccia di retorica di imperturbabile naturalezza.

Qualcuno direbbe, come potrebbe essere diversamente con Nello Musumeci? Forse voltandosi dall'altra parte, il rappresentante di un governo che infila la testa sotto la sabbia, di fronte ad un genocidio, si assicura l'anima salva.

Invece La Spezia non è silenziosa. C'è una larga parte di cittadinanza che non si volta dall'altra parte. Capace di indignarsi per spese militari folli e nocive, seppur tinte di blu. Capace di gridare la propria indignazione di fronte ad un'occidente che vorrebbe imporre la propria legge all'intero mondo. Oltre le nostre miserie, di una società che è sempre più egoista, ipocritamente proiettata su una visione individuale, questi gesti scaldano il cuore e ci fanno, semplicemente, restare umani. A loro, credo vada il nostro più sentito ringraziamento. Perché sono con questa pratica si può pensare di incrinare il muro di ipocrisia e di indifferenza di fronte alle disumanità che si stanno compiendo. La quattordicesima borgata del centesimo palio del golfo è Gaza.


Foto di copertina di Francesco Terzago.

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L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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