C’è un olocausto a Gaza
Un regime di apartheid, un genocidio, oppure tanti altri termini, ma in realtà c’è un Olocausto a Gaza. Non sono io a dirlo, ma è una scritta apparsa nientemeno che sul muro del pianto.
Chi è capace di contaminare le pietre con calunnie antisemite malate ha dimenticato cosa significa essere ebreo. Chiedo alla polizia israeliana di rivoltare ogni pietra per trovarli.
Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze israeliano
(11 Agosto 2025)
Detto, fatto. La polizia israeliana ha arrestato un 27enne, genericamente residente di Gerusalemme, con l’accusa di aver scritto “C’è un Olocausto a Gaza” nella sezione di preghiera mista del Muro del Pianto. Secondo la polizia l’uomo, “con gravi problemi mentali”, è stato fermato poco dopo l’atto e avrebbe confessato. Non so perché, ma penso a 1984. Tant'è. L'arresto sarebbe avvenuto dopo una serie di segnalazioni riguardanti un sospetto che stava “disegnando con uno spray” sul Muro del Pianto. Pare che, nientemeno, l’uomo abbia scritto la frase su Gaza anche sul muro della Grande Sinagoga di Gerusalemme. Orrore antisemita, Nel prosieguo delle indagini sarebbe emerso che, la settimana scorsa, lo stesso sospetto era stato arrestato nell’area di Tel Aviv per aver imbrattato con graffiti la foto di un soldato caduto durante la guerra. Insomma un graffittaro seriale antisemita, ma di nazionalità israeliana.
La profanazione del Muro Occidentale, uno dei luoghi più sacri per il popolo ebraico, è un atto vile e un superamento di una linea rossa inaccettabile. Offendere i luoghi santi significa colpire tutto il popolo ebraico. Sono certo che le autorità preposte all’applicazione della legge individueranno il responsabile e lo puniranno con la massima severità.
Benny Gantz, ministro della Difesa (?) israeliano
(11 Agosto 2025)
Ora che la notizia di una scritta che compare su un muro non è proprio dirompente. Ma se qualcuno scrive che a Gaza c'è un olocausto sul muro del pianto di Gerusalemme, le cose cambiano. Siamo di fronte ad uno dei crimini più efferati contro l'umanità. E non stiamo parlando di una fiamma che arde il popolo palestinese dal 7 ottobre 2023, data, diciamocelo chiaramente, dietro la quale si è voluto cancellare una storia di repressione e di annientamento che dura da 80 anni. Cosa accade in Cisgiordania? Cosa accade da decenni in quelle terre. Dove un popolo non ha il diritto di vivere ed i governi di un altro popolo lo massacrano costantemente.
L'ipocrisia occidentale, oltre al silenzio sull'opposizione interna israeliana spesso derubricata a folli gesti, è, passatemi il termine, vomitevole. Qualche giorno fa, i cieli spezzini sono stati appestati dalle acrobazie inutili delle frecce tricolore. Mi è capitato, casualmente, di leggere un commento ad una nota critica sulla manifestazione. Il commento recitava che le frecce tricolore avessero lanciato aiuti a Gaza. Strano, anzi improbabile, ma verifichiamo. Tant'è che non furono gli acrobati pericolanti, ma dei C130 dell'aeronautica.
Una bella notizia. Peccato che questo gesto si innesta in un circuito di ipocrisia devastante. Tutto ciò che serve a prendere coscienza della nostra complicità, va fatto. Come denunciare accordi commerciali tra chi asseta un popolo e chi ci fornisce la nostra fresca e dolce acqua. Come denunciare la tragedia palestinese in ogni contesto possibile ed immaginabile, che esca dalle tristi stanze istituzionali, dove un ordine del giorno segna il tempo di un pater, ave e gloria. E poi amen.
Occorre sapere che le guerre ed i genocidi partono dai nostri territori. Direte voi, miei piccoli lettori, ma non pensi di esagerare? Allora vi faccio qualche domanda. Cosa accade nel segmento MM del RotaryWing Mission Training Center (RWMTC) presso la stazione elicotteri di Luni? Che ha fatto la fregata Carabiniere, di istanza nella base spezzina, durante il sequestro della motonave Handala della Freedom Flottilla? Chi ci sarà tra gli invitati alla prossima edizione di SeaFuture, la fiera della guerra che si tiene ogni due anni alla Spezia?
A quest'ultima domanda ha risposta la rete pace e disarmo spezzina, e val la pena, anzi, penso sia doveroso, divulgarla. La richiesta formale, alle Amministrazioni pubbliche interessate, e cioè alla Regione Liguria, alle Città della Spezia, Lerici e Sarzana e al Comune di Porto Venere, di revocare il Patrocinio che è attualmente annunciato sul sito ufficiale di Seafuture 2025. Perché? Semplice, perché tra gli invitati al banchetto delle armi e della guerra c'è la delegazione dello Stato di Israele.
Photo of the Western Wall, Date 6 November 2016, 08:08:01 - Source Own work - Author Baldersdod
