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Pace
William Domenichini  

Mi si nota di più se vengo o...

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? La tragicità del momento dovrebbe imporre sobrietà, tuttavia il passo dal tragico al tragicomico, in questo mondo post-moderno, è fin troppo breve.

Senti, ma che tipo di fiera è, non è che alle dieci state tutti a provare i cannoni in girotondo, noi buttati in un angolo, no…ah no: se non si spara non vengo. No, no…allora non vengo. Che dici veniamo? Ci si nota di più se veniamo e mci contestano  anche i platani di viale Amendola e ce ne stiamo in disparte o se non veniamo per niente? Veniamo. Veniamo e ci metta così, vicino a una finestra di profilo in controluce a far affari, voi ci farete: “Israeliani venite di là con noi dai… c'è un bombardamento in diretta” e noi: “andate, andate, dobbiamo finire con Gaza, vi raggiungiamo dopo…”. Veniamo! Ci vediamo là. No, non ci va, troppe menate, non veniamo, no. Ciao, arrivederci. Ah per la fattura, mandatela al ministero.

Facciamo un passo indietro. Avete mai sentito parlare della Heil HaYam HaYisraeli? Si tratta del Corpo navale israeliano (in ebraico חיל הים הישראלי‎), la marina militare dello Stato di Israele. Nulla di eclatante sotto il profilo militare: poche unità missilisticche, qualche corvetta, vari pattugliatori costieri e navi da supporto, tre sommergibili. C'è un comune denominatore. La tecnologia occidentale. Ma non solo, il made in Italy. Si perché pressoché tutte le unità navali israeliane montano a bordo l'efficientissimo e famosissimo OTO Melara 76/62, fabbricato alla Spezia.

Tempo addietro, un'inchiesta di Altreconomia portò a notorietà, quel che nelle sponde del golfo che fu dei poeti è cosa nota da tempi immemori. Poi toccò, all'Atlante delle guerre, rendere noto al mondo che quelle armi sono parte attiva nei bombardamenti su Gaza. Ora, al di là del vostro riflusso gastrico, cosa c'è di strano se la delegazione della Marina militare israeliana fosse invitata alla fiera bellica di Seafuture? Nulla, al netto delle coscienze, o meglio di chi ancora una ne ha. Senza contare che Israele fu presenza di lustro, almeno per gli organizzatori di Seafuture, per tutte le edizioni passate.

La notizia, riportata da Il Fatto quotidiano di oggi, è che Israele ha declinato l'invito. Inutile girarci intorno, una gran bella notizia. Non che sminuisca l'oscenità di una fiera bellica in una città che continua a vantarsi di essere polo militare. Ma l'idea che non ci sia uno degli attori protagonisti di un genocidio, sarà poco direte voi, un po' solleva.

Ma vale la pena andare oltre. Secondo Il Fatto, l'invito a Israele sarebbe partito un anno fa, dunque a genocidio già in atto e fonti della Difesa riferiscono che la decisione di Israele di non partecipare sarebbe arrivata “qualche mese fa” e non sarebbe dunque figlia delle polemiche di questi giorni. Qui l'odore di zolfo inizia ad assumere tinte quasi nauseabonde. Forse la lentezza dei web editor, sta di fatto che nei siti Seafuture e compagnia cantante, nonostante i tempi descritti, la presenza israeliana è ancora indicata. In ogni caso, messo in cassa l'annunciato ritiro israeliano, rimane in piedi un evento che fa affari con la guerra.

Chiediamo al governo una comunicazione ufficiale sul fatto che sia stato revocato l'invito alla Marina Militare e alla delegazione di Israele a partecipare a Seafuture. Non è sufficiente che dicano che non verranno, è fondamentale che rendano conto all'opinione pubblica che l'invito è stato ufficialmente revocato. Invitare ufficialmente in Italia una delegazione e la Marina di un Paese estero significa riconoscere che quel Paese, le sue rappresentanze e le sue forze armate sono un partner affidabile e rispettoso delle convenzioni internazionali. E questo non vale per Israele.

Giorgio Beretta, Rete Pace e disarmo
(14 agosto 2025)

Per inciso, parrebbe che Il Fatto quotidiano abbia contattato il primo cittadino spezzino, tal Pierluigi Peracchini, Non l'hanno trovato. Non è inusuale. Quando ci sono questioni spinose, il sindaco destrorso sprugolino batte in ritirata, se non ha modo di dire che è colpa di chi l'ha preceduto. Forse l'hanno rapito le frecce tricolore. Eppure, sembra strano, ma fino a qualche anno fa, la città della Spezia aveva un ruolo politico, culturale e di Pace che arrivava ad occuparsi dei rapporti tra palestinesi ed israeliani. Ma stiamo parlando del Mesozoico o giù di li...

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L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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