Opinioni
William Domenichini  

Caro Sindaco ti scrivo e non per distrarmi un po'

Caro Sindaco ti scrivo e non per distrarmi un po'. Per mia fortuna, nel 2022, non fui eletto in consiglio comunale. Di fronte a certe affermazioni, trovo che, dato il mio temperamento e la serietà con cui mi approccio a ideali e valori, probabilmente avrei bissato Nikita Sergeyevich Khrushchev, non battendo una scarpa, ma entrambe. Ora, al di là di battute storiografiche, giusto per alimentare i pregiudizi di ex insegnanti che già ai tempi del liceo facevano venire il latte alle ginocchia, passiamo al serio.

Stiamo parlando di Seafuture, la fiera bellica che ogni due anni diventa appuntamento di mercato di armi, per lo più con paesi che, a corrente alternata, potremmo definire canaglia. Ma non quando mettono mano al portafogli e commissionano qualche arma made in Italy. Stiamo parlando soprattutto del sindaco più svicolone della storia, almeno spezzina, sempre dato malato per interviste scomode, dibattiti infuocati, vertenze con la popolazione. Ma attenzione, Pierluigi Peracchini, o se preferite il suo staff comunicativo, non si dica che si tira indietro. Almeno quando c'è da prender carte e penna (o digitare la tastiera) e replicare a critiche pubbliche.

La vexata questio è semplice. Il patrocinio del comune della Spezia alla fiera di guerra, Seafuture. Ne più, ne meno. Allora perché benedico di non essere stato eletto? Beninteso che non è certo necessario sedere in un seggio consiliare per muovere delle critiche al primo cittadino, anzi. Tuttavia i livelli di superficialità e demagogia sono arrivati probabilmente a toccare minimi storici fuori da ogni annale, tali da mettere in dubbio la propria tenuta, qualora fosse istituzionale. Hic Rhodus, hic salta. Addì, 14 agosto 2025.

Il settore difesa alla Spezia storicamente rappresenta una delle realtà produttive più radicate e collegate all’intero tessuto economico provinciale sin dagli anni ’50. L’opportunità garantita da questo comparto, anche in funzione di livelli occupazionali importanti, è infatti stata al centro della programmazione strategica della città e della provincia, attraverso scelte politiche portate avanti, in maniera costante, da tutte le amministrazioni locali che hanno governato questo territorio.

Secondo la "visione" del sindaco spezzino, se un'economia negli anni '50 si struttura in un modello, quello dovrebbe restare, ingessato ed immobile, ab aeterno. Una foglia di fico da cui straspare le nudità di una non-politica, protesa a non decidere ma assumere decisioni, prese altrove, come atti di fede. Non manca lo scaricabarile dell'ignavia. Visto che certe scelte politiche sono state assunte negli scorsi 70 anni, chi è Peracchini per cambiarne il corso? Su questo come dargli torto. Da chi ha promesso di bypassare l'arteria principale della città con un tunnel subacqueo, di musealizzare un sommergibile, di fare una fontana in mezzo al golfo, difficilmente sarebbe credibile su questioni di maggior rilevanza politica, anche più pragmatiche.

Il traino dell'economia monoculturale militare, alla Spezia, si è già visto a fine anni '80. Quando centinaia e centinaia di lavoratori, vista la scomparsa della Cortina di ferro, videro svanire i sogni vanagloriosi del settore armiero e conobbero casse integrazioni e licenziamenti. Oppure il settore pubblico. L'Arsenale della Marina militare. Al netto delle tonnellate di promesse, nei citati anni '50 le officine arsenalizie spezzine vedevano entrare 12.000 dipendenti al giorno. Oggi non si arriva a 300. Questione di diottrie signor sindaco, o di scarsa memoria o di pura e semplice demagogia?

Oggi, proprio grazie all’organizzazione di eventi di rilievo come Seafuture, nato nel 2009, questo comparto strategico per l’economia locale e nazionale ha uno spazio di riferimento in cui fare sistema e aprirsi ad un sempre maggiore collegamento con aziende, università, poli scientifici e con il tessuto economico locale e di area, concentrandosi sull’innovazione nella Blue Economy che ne amplia la potenzialità con implicazioni dirette verso lo sviluppo di tutte le opportunità date dall’economia del mare, partendo delle rotte di collegamento marittimo delle merci e delle risorse energetiche, sino alle reti delle telecomunicazioni.

Quale collegamento abbia con le scuole Seafuture, potremmo chiederlo agli studenti che fecero il catering come PTCO. Ma al netto delle polemiche, per modo di dire, tanto va il sindaco al lardo che ci lascia lo zampino. La visione monoculturale bellica, qualora, o meglio, quando auspicabilmente i venti di guerra diminuiscano o svaniscano, che fine farà? Peracchini non è Tiresia, non per la cecità, su questo si potrebbe discutere, ma per l'assenza di veggenza. Poi l'immancabile rimando retorico all'economia blu non desta particolare meraviglia. Basta una tinta di colore. L'assist è fin troppo facile. Sta di fatto che il sindaco spezzino, ad oggi, ha ignorato totalmente le centinaia di firme che chiedono un dibattito pubblico sulla base militare, tinta di blu.

Ora cosa ne sappia Peracchini del modello economico proposto da Gunter Pauli nel libro "The Blue Economy: 10 years, 100 Innovations. 100 Million Jobs" è presto dedotto. Nulla. Tant'è che non si spiega come una fiera bellica possa essere accostata ad un modello il cui obiettivo non sia di investire nella tutela dell'ambiente fine a se stessa ma, grazie alle innovazioni in tutti i settori dell'economia, utilizzare sostanze e materia già presenti in natura. L'economia blu si basa sullo sviluppo di principi fisici, di tecniche scientifiche come la biomimesi. Ora Peracchini starà consultando Google. Si tratta dell'imitazione delle caratteristiche delle specie viventi per trovare nuove tecniche di produzione e migliorare quelle già esistenti, con un impatto ambientale prossimo allo zero. Tecniche che in un cannone da 62 o in un dispositivo radar, o in un missile di nuova concezione è chiarissimo il riferimento biometico.

La presenza di aziende leader in più settori, di centri di ricerca nazionali ed internazionali, di infrastrutture altamente tecnologiche e di reparti di eccellenza delle forze armate, oltre alla Base navale e all’Arsenale militare, hanno garantito che alla Spezia si concentrasse una delle maggiori opportunità di sviluppo industriale e tecnologico esistente oggi in Europa legata al settore navale e, in modo estremamente più radicato, al mondo della subacquea. Infatti oggi alla Spezia ha sede il Polo nazionale della subacquea, senza dimenticare che molte conquiste tecnologiche, dalla logistica, alla sanità, alle comunicazioni o alla sicurezza sono derivate proprio dalla condivisone di programmi tra il settore militare e quello civile. Dalla realizzazione di unità navali tra le più moderne al mondo, sino ad arrivare alla capacità di sviluppare veicoli subacquei autonomi, passando dal fatto che la ricerca scientifica e l’esplorazione idrografica e sottomarina che vede l’Italia capofila di molte campagne internazionali e che ha sede in questo golfo, in questi anni abbiamo visto crescere una realtà polivalente e completa che parte dalla formazione, con poli di studio che arrivano sino all’università, il supporta allo sviluppo delle imprese che garantisce la creazione di nuovi posti di lavoro, molti dei quali ad elevata qualificazione.

Chi non ha occhi per vedere, come si suol dire, butta la palla in tribuna. Arsenale. Una discarica abusiva. Emissioni dai fumaioli delle unità navali in ormeggi. Lavori di manutenzione in banchina perché i famosi bacini sono inservibili. Radar in funzione con il mistero se emettano o non emettano onde elettromagnetiche. Una quantità di amianto non precisata. Continui sversamenti a mare. Senza contare la montagna di capannoni in disuso. Polemiche?

Basta leggere la relazione di prefattibilità ambientale della base tinta di blu per avere una vaga idea dei livelli di inquinamento marino della darsena spezzina. Non lo dice Greenpeace, i MuratiVivi o qualche circolo rivoluzionari. Lo scrive nero su bianco la Marina militare. E che fa la massima autorità sanitaria cittadina (il sindaco per chi non l'avesse capito)? Nulla, al netto di comunicati fantasiosi, o quantomeno ignoranti sulla bomba ecologica che è presente in mezzo alla città. Senza scomodare i problemi con cui convivono i cittadini, da lei amministrati, che vivono ai margini di tali aree. Perché non li scomodo? Perché li sta ignorando da quando è divenuto sindaco.

Il polo nazionale della subacquea (trasversale) poi, è un capolavoro.  Ma su questo, basta andare alle puntante precedenti.

Il comparto difesa nello spezzino copre una delle principali aree economiche del territorio sia per la presenza di aziende strategiche a livello internazionale, in gran parte anche con importanti partecipazioni statali, ma più che altro in grado di garantire storicamente decine di migliaia di posti di lavoro, sia per la presenza di un forte indotto che copre un tessuto economico con aziende di medie dimensioni sino a quelle artigiane, il tutto per decine migliaia di ulteriori occupati. Nei prossimi anni, anche grazie alla presenza di programmi di sviluppo tecnologico legati al mondo della subacquea e alle nuove tecnologie, sempre con una visione dominante verso Il settore navale, per tutta questa area economica è previsto un ulteriore importante sviluppo, con ricadute dirette per il tessuto economico dell’intera provincia e l’opportunità di creare nuova occupazione.

Ora tanto diamo i numeri, non costa nulla. Anzi, con il caldo agostano, c'è la giustificazione sia per chi li cita a casaccio sia per chi li legge di passaggio. La strutturazione di un'economia militare ha dei precedenti incoraggianti: la Germania nazista. E passino le tonnellate di analisi che portano a tutt'altre conclusioni. Uno degli aspetti più preoccupanti dell’investimento nel settore bellico è la sua scarsa efficienza economica. Ogni miliardo di euro destinato all’industria bellica porta alla creazione di soli 3.000 nuovi posti di lavoro. Se la stessa cifra fosse invece investita nell’istruzione, i nuovi occupati sarebbero quasi 14.000, mentre nel settore sanitario si arriverebbe a oltre 12.000 e nella protezione ambientale a circa 10.000.

Stupisce che oggi qualcuno possa domandarsi, più con intento polemico e magari dimenticandosi anche certe posizioni espresse in passato, il perché l’amministrazione comunale prosegua nel dare il proprio patrocinio a quello che è un evento che riguarda direttamente il tessuto economico del proprio territorio, che parla di sviluppo tecnologico, di potenzialità occupazionali e della nascita di opportunità di fare nuova impresa, partendo dal comparto difesa presente storicamente in questo golfo e arrivando a tutti i settori collegati della portualità, della nautica, della ricerca applicata, il tutto con ricadute dirette in più ambiti ‘civili’ e sul mercato del lavoro.

Stupisce, caro sindaco, che oggi un primo cittadino dimostra tale e tanta miopia. O forse è solo malafede? Oppure semplicemente potrebbe essere inettitudine nel guardare ad un futuro di cambiamento e di miglioramento dell'economia, del tessuto sociale, dell'ambiente e della salubrità di una città. Stupisce, caro sindaco, che non veda come la città che amministra, un tempo era ponte di pace e di dialogo. Come nel caso palestinese. Oggi, di fronte ad un genocidio, è preferibile, secondo discutibili, anzi sciatte e impalpabili parola prive di sostanza, trincerarsi dietro ad una vanagloriosa retorica piuttosto che esprimere un senso di umanità. La nostra tecnologia spara cannonate dal mare su Gaza.

Caro sindaco, chi ha una coscienza non ci dorme la notte. Forse un giorno ci abitueremo a questi fiumi di parole privi di significato, lontani anni luce dalla realtà, svincolati dalla disumanizzante prevaricazione occidentale nei confronti delle razze che taluni ritengono inferiori. Forse. Io spero di no. Ma non coltivando la speranza come valore in se, anzi, repellendola come elemento di indolenza e di giustificazione, le porgo i miei più cordiali saluti, sperando che quando taglierà il nastro di SeaFuture nella sua mente si ritrovino le vittime del modello economico che tanto lei decanta e che, secondo lei, è indiscutibile.

Sogni d'oro, se ci riesce, Pierluigi Peracchini.

 


Immagine di copertina tratta da https://www.facebook.com/

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L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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