Opinioni
William Domenichini  

NATO per manifestare liberamente

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, che piaccia o non piaccia alla NATO. Ma prima di arrivare al dunque, occorre riflettere sul momento che siamo chiamati a vivere. Un’aria plumbea ci sta avvolgendo? Parrebbe di si, con dei segnali piuttosto concreti. Basta vedere cosa accade agli studenti che osano manifestare contro il genicidio in atto in Palestina. Da Torino a Napoli, da Bologna a Milano, passando per Pisa, la risposta è una repressione di una violenza impressionante.

In un angolo di bel paese, come La Spezia, diveniva sconveniente tenere una bandiera palestinese in uno degli storici chioschi della città. Una rimozione che avveniva dopo anni, in cui sventolava, come segno di solidarietà ad un popolo vittima da anni di brutalità, violenze e soprusi. L'”invito” delle forze dell’ordine è motivato da “questioni di sicurezza“.

Qualcuno, dei miei 25 lettori, ricorderà che in un luogo pubblico, un museo come il CAMeC, divenne cornice di una censura, arbitrariamente celata fino alla negazione da chi l’ha esercitata (salvo poi essere smentita dalle carte ufficiali). Una performance artivistica, “Demilitarizzre La Spezia” divenne più insostenibile di una bestemmia in un luogo di culto, perché il culto è militare.

Mutatis murandi, senza ingiurie,  diffamazione, istigazione o minaccia, il nostro libero pensiero, nel nostro democratico occidente, inizia ad essere un privilegio assai raro. Eppure, da qualche parte, la Carta costituzionale, che sancisce diritti e doveri, scolpisce a caratteri cubitali la libertà di espressione.

La Spezia, come decine di altri luoghi del nostro bel paese, è un luogo in cui certi spazi non sono più nazionali da tempo. Checché ne dicano i patrioti del globo terracqueo, il tricolore non sventola ovunque, dall’Alpe a Capo Passero. Stante a quel che prelude la spesa di 1,76 miliardi di euro, soldi tricolore delle tasse patriottiche, anche le basi navali italiche potrebbero avere un sempre maggiore utilità atlantica piuttosto che patriottica. A meno che, l’adeguamento agli standard NATO, non sia mera burocrazia. A pensar male, diceva quel tale, si fa peccato ma spesso ci s’azzecca.

La notizia, come cantava il poeta, corre veloce, di bocca in bocca. Un telo, appeso da una finestra di una via del centro città, in cui campeggia la pericolosa scritta “Fuori la NATO da La Spezia“, non passa inosservato. Fosse Faber a narrarlo direbbe che “arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi“, ma con tutta probabilità i pennacchi non li avevano. Ma non voglio indugiare e lascio alle parole di chi ha vissuto questa vicenda la narrazione dei fatti e delle sue, legittime, opinioni.

Ringraziando i partigiani e le partigiane per la loro forza ed il loro coraggio, il 25 aprile rimarrà per sempre per loro, ma rifletto, oggi, cosa ci sia da festeggiare. Perché il respiro di libertà e quel loro sacrificio ha dovuto fare i conti, fin da subito con uno dei progetti più meschini e pericolosi, una roulette di giochi condotta oltreoceano. Pensiamo ad interi pezzi di territorio italiano ceduti, in cui il nostro popolo non è più sovrano. Il muro è caduto, altri ne sono stati eretti. Tutto intorno si coltiva l’indifferenza. Se invece ti permetti di dire “a me non va di giocare“, ti ritrovi le forze dell’ordine alla porta di casa che ti chiedono chi sei, cosa fai e che potresti essere un pericolo per il gioco in quanto un potenziale “covo di insurrezionalisti” (cit. Carabinieri del Comando di La Spezia).

Una delle appendici atlantiche di questo gioco è proprio nella nostra città. Terra storicamente attiva e di lotta, fin dai tempi dell’arrivo dei Romani, dove probabilmente poco è rimasto di quello spirito. Un’arsenale vuoto ma incedibile, dei moli da dare alla NATO, fabbriche di armi che esportiamo a paesi che massacrano civili. In nome di un diritto che chiamiamo lavoro? E se fosse arrivato il momento di esigere questo diritto senza dover esportare strumenti di morte?

Nella nostra città è in atto un restyling della base navale, per essere sempre più alla moda, ma seguendo le direttive Nato. Si è scelto proprio il blu, colore a noi caro. Il blu del mare, della libertà, dell’infinito. Quel blu e quella luce che ormai mancano da troppo tempo da una città murata viva, dal grigio delle navi da guerra. Questo ossimoro di scelta, imposto, interesserà molte basi italiane, da Nord a Sud. Grazie al nostro Genio della Difesa ed avallato dal nostro silenzio/assenso. Miliardi spesi per abbellire la guerra, addobbarla con colori sgargianti, accostarla impunemente a valori antitetici come Democrazia e Pace, perché il gioco prevede un bel vestito, per essere elegante e accettata. Il potere così sarà più forte, più ricco e giocare sarà più bello. Italia sarà bellissima e fiera del ruolo imposto dalle regole del gioco.

Ho sentito il dovere di esprimere il mio pensiero, libero. Ho osato scrivere alla mia finestra che non ho voglia di giocare a questo gioco. Mi sono permessa il lusso di esercitare un mio diritto. Vorrei che la mia città non ospitasse né base né fabbrica di armi. Così, in una serata tranquilla, troppo tranquilla, come il silenzio di fronte al destino al quale stiamo contribuendo, sono arrivate le forze dell’ordine alla mia porta, alle dieci di sera. Una semplice scritta nata ha portato alla richiesta della mia identità, quale potenziale pericolo insurrezionalista.

La libertà è vita. Il nostro pensiero deve essere libero e nessuno di noi è libero in questo momento. Svegliamoci.

Giulietta Bovenzi
(2 maggio 2024)

Da Marola una voce si sta alzando. Allora una postilla. Prepariamo i documenti ed una copia della Costituzione.


Immagine di copertina di Giulietta Bovenzi

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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