Piano di emergenza di un rigassificatore
Ambiente Iniziative
William Domenichini  

Piano di emergenza di un rigassificatore

Pubblico le osservazioni alle proposte di modifica al Piano di Emergenza Esterna PEE 2020-2022) del rigassificatore di Panigaglia, rese note nel sito della Prefettura e in quello del Comune di Porto Venere, inviate tramite pec alla Prefettura della Spezia dall’associazione Posidonia. La loro redazione è stata curata grazie agli interventi dell’ing. Vittorio Gasparini e dal giurista ambientale Marco Grondacci.

Premessa

La popolazione è chiamata a presentare Osservazioni alle modifiche al P.E.E. edizione 2020-2022, che saranno apportate sulla base dei dati forniti dal gestore dello stabilimento della GNL Italia e pubblicati nella nota Informativa alla popolazione. Questo Piano e le modifiche che si vanno ad approvare sono redatti sulla base del D.Lgs.105/2015 e delle conseguenti Linee Guida predisposte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (ultimo aggiornamento delle Linee Guida nel 2021). Il Piano prende in considerazione eventi che possano avere ricadute su aree esterne allo stabilimento. Da queste premesse partono le Osservazioni dell’Associazione Posidonia che riprendono anche le Osservazioni presentate alla Prefettura nell’ottobre 2019 e quelle presentate all’AdSP nel novembre 2022 e nell’aprile 2023

Stabilimento, impianto e infrastrutture connesse.

L’articolo 3 del D.Lgs. 105/2015 fornisce le seguenti definizioni:

  • «stabilimento»: tutta l’area sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse; gli stabilimenti sono stabilimenti di soglia inferiore o di soglia superiore;
  • «impianto»: un’unità tecnica all’interno di uno stabilimento e che si trovi fuori terra o a livello sotterraneo, nel quale sono prodotte, utilizzate, maneggiate o immagazzinate le sostanze pericolose; esso comprende tutte le apparecchiature, le strutture, le condotte, i macchinari, gli utensili, le diramazioni ferroviarie private, le banchine, i pontili che servono l’impianto, i moli, i magazzini e le strutture analoghe, galleggianti o meno, necessari per il funzionamento di tale impianto;

Appare evidente che non solo le apparecchiature presenti nella baia di Panigaglia fanno parte dello stabilimento ma anche le condotte, quindi il gasdotto, e quanto è necessario per il funzionamento dell’impianto, comprese le navi gasiere, le bettoline per il trasporto di GNL in Sardegna e per il bunkeraggio di navi alimentate a GNL all’interno del Golfo e il Ro-Ro che trasporterà le autocisterne attraverso il Golfo.

Il gasdotto e le navi gasiere

Il gasdotto che, partendo da Panigaglia, alimentato con gas naturale compresso da 50 a 75 barg, percorre le colline intorno a Spezia, quindi, passando per la Lunigiana, si dirige verso la Pianura Padana, è un elemento non esente da incidenti, come ha dimostrato la rottura con conseguente esplosione a Barbarasco in Lunigiana, che nel gennaio 2012 provocò un morto e la distruzione di abitazioni. Altro fattore da tenere presente è la vetustà del gasdotto.

Le navi che trasportano il gas metano liquefatto (nel seguito gasiere), dopo aver costeggiato le isole Palmaria, Tino e Tinetto, siti SIC riconosciuti dalla Comunità Europea, Parco Naturale Regionale e Sito Unesco, entrano in Golfo dal varco di ponente della diga foranea e trainate da rimorchiatori, almeno 4 prescrive la Capitaneria di Porto e sempre che il vento sia inferiore a 25 nodi, giungono al pontile di attracco.

Per evitare incidenti, in molte parti del mondo sono state emanate delle norme di sicurezza che riguardano anche le gasiere, sia in navigazione che in porto (comprese tutte le manovre di carico e scarico). Le norme dettate dalla Guardia Costiera USA stabiliscono che tutte le navi che navigano nelle adiacenze di una gasiera in movimento devono tenersi, rispetto alla stessa, 2 miglia vanti rispetto alla prua, 1 miglio indietro rispetto alla poppa e a 500 yard (circa 460 metri) dai lati.

Alla Spezia non risulta nessun provvedimento da parte degli Organi preposti.

Riportiamo quanto scritto dalla stessa GNL Italia nell’Annesso 7, Documentazione per istanza presentata al Ministero Ambiente ai sensi del D.Lgs 42/04:

Gli interventi sopra riportati interferiscono con aree ed ambiti tutelati dal D. Lgs 42/04, ed in particolare:

  • Art. 136 Aree di notevole interesse pubblico: si tratta della zona costiera che comprende diversi comuni della provincia di La Spezia. L’area è stata istituita con D.M. 3 Agosto 1959; e tutela uno dei tratti di costa alta e boscata di grande rilevanza paesaggistica e visiva.
  • Art. 142, comma 1, lett. C Area di rispetto della costa: si tratta di una fascia di 300 m che tutela a livello nazionale tutto il perimetro delle coste italiane.

Inoltre, come già evidenziato, sul territorio insistono altri regimi di tutela come la Zona Speciale di Conservazione IT1345005 “Portovenere – Riomaggiore – S. Benedetto”, il Parco Naturale di Porto Venere, compresa l’area marina protetta, e più distanti il Parco Nazionale delle Cinque Terre e il sito UNESCO.

Pertanto, su area vasta il contesto in cui si inseriscono le opere è certamente di grande pregio, sotto il profilo naturalistico, oltre che paesaggistico e culturale.

 Sito Unesco e Buffer Zone
Sito Unesco e Buffer Zone
S.I.C. IT1345005
S.I.C. IT1345005

In un articolo pubblicato nel 2012 su Procedia Engineering dal titolo “Fire and Explosion Risk Analysis and Evaluation for LNG Ships”, gli autori, del Department of Fire Command della città di Langfang, Cina, fanno una accurata valutazione del rischio incendio e esplosione cui sono soggette le navi che trasportano, immagazzinano o rigassificano GNL. Questo studio è diventato un punto di riferimento importante per analisi successive. Leggiamo:

Il gas naturale liquefatto è immagazzinato nelle navi a bassa temperatura (-162°C ) e pressione atmosferica. Il liquido trovandosi a temperatura ultra bassa, nel momento in cui si trovasse a contatto con lo scafo generale, poiché il raffreddamento locale produce uno stress termico eccessivo, avrebbe il potere di infragilire lo scafo sino alla fratturazione spontanea con perdita di duttilità e conseguente messa in pericolo dell’intera struttura della nave.

La vaporizzazione del GNL, a temperatura ambiente, avviene con facilità. I vapori che si formano fanno salire facilmente la pressione e la temperatura all’interno della stiva, rischiando così il danneggiamento della struttura. La rottura combinata della condotta e del sistema di carico e scarico, la rottura nella stiva di contenimento del liquido, collisioni e altri fattori possono portare alla fuoriuscita di gas liquefatto, in grado di provocare incidenti in caso di incendio”.

E ancora: “se esposto alla radiazione della palla di fuoco dopo 15 secondi ed entro 1400 m dalla nave GNL, oltre il 50% delle persone morirebbe; entro 1600 m oltre il 50% subirebbe ustioni di secondo grado; entro 2300 m più del 50% sarebbero di primo grado. Vale a dire che le conseguenze dell’esplosione di vapore in espansione di liquido bollente (BLEVE) sono molto gravi, il che può causare enormi danni materiali e vittime“.

Evento poco probabile ma non impossibile e del quale è necessario tenere conto anche nel rispetto del Principio di precauzione

Nelle conclusioni gli autori dello studio citato scrivono:

Nella pianificazione urbana, le rotte marittime del GNL non dovrebbero trovarsi in luoghi o unità ad alta densità di persone o cose; quando si verifica l’incidente della nave GNL, le persone e i materiali di valore dovrebbero essere evacuati in tempo in aree sicure, per evitare danni alle proprietà e alle persone”

Sia la nave gasiera che il gasdotto sono definiti dal D.Lgs 61/2011 “infrastrutture critiche” ed è previsto nell’allegato B di questo Decreto che il PSO (Piano di Sicurezza Operativa) di queste infrastrutture sia coordinato con il PEI (Piano di Emergenza Interna) e con il PEE (Piano di Emergenza Esterna) previsti dalle Direttive Seveso recepite in Italia.

Descrizione tipologia dell’impianto

Nell’informativa alla popolazione al paragrafo Attività svolta nello stabilimento, leggiamo:

L’attività svolta nello Stabilimento GNL di Panigaglia consiste nella rigassificazione del gas naturale liquefatto. Lo stabilimento si trova ad operare in due configurazioni di marcia:

  • Standard, in cui tutte le sezioni dell’impianto sono operative e
  • Ridotta, in cui è attiva soltanto la sezione di stoccaggio del GNL.

Da quanto scritto nel PEE si deduce che, senza presenza di navi gasiere che scaricano, il gas stoccato non verrà mai inviato alle unità di vaporizzazione. Di questo vorremmo avere conferma.

A breve le attività non saranno solo queste. Sono stati autorizzati due progetti che comporteranno aggravio del pericolo nella baia e nella rada portuale, il progetto di Vessel Reloading e quello di Truck Loading. Il primo consentirà l’approdo di piccole gasiere che trasporteranno il GNL in altri porti mentre il secondo trasferirà il GNL su autocisterne che, caricate su un Ro-Ro, attraverseranno la rada portuale per dirigersi poi all’autostrada.

Percorso del Ro-Ro nella rada portuale                                       

Lo stabilimento all’interno della baia e le sue connessioni subiranno profonde modificazioni per la realizzazione del Truck Loading. Gli interventi previsti sono:

  • la realizzazione di 4 baie di carico per la caricazione delle autocisterne/isocontainer;
  • il rifacimento dell’esistente pontile secondario per l’approdo del Ro-Ro Ferry elettrico che trasporta le autocisterne/isocontainer da e per il porto della Spezia ;
  • l’installazione di 3 pompe di rilancio per consentire il trasferimento del GNL

stoccato nei serbatoi esistenti del terminale verso le baie;

  • l’adeguamento della strada interna al terminale per rendere possibile il transito delle autocisterne/isocontainer;
  • l’installazione delle tubazioni necessarie ad alimentare il sistema;
  • altre opere accessorie all’interno della baia;
  • l’attraversamento della rada portuale delle autocisterne caricate quattro alla volta su un Ro.Ro Ferry, lo sbarco in area portuale

Per quanto riguarda il numero di autocisterne/isocontainer in arrivo al Terminale, considerando la possibilità del Ro-Ro Ferry elettrico di imbarcare 4 truck alla volta e di operare nell’arco di 24 ore, con 13 roundtrip (n. 26 attraversamenti del golfo tra andata e ritorno) per 6 giorni alla settimana, il Terminale di Panigaglia potrebbe arrivare a servire fino a 52 truck/giorno”. (Dal progetto GNL Italia Annesso 6)

Questo progetto è stato approvato, il Ministero ha ritenuto che non fosse necessaria la procedura di VIA, ma questo non significa che il PEE non debba tenerne conto.

Alle modifiche descritte si aggiunge un potenziamento dell’impianto autorizzato nella primavera 2022 che prevede l’arrivo di circa 90 gasiere l’anno per aumentare la capacità di rigassificazione del terminale. Per questo potenziamento non è stato ritenuto necessario applicare la procedure di VIA ordinaria, ma questo non significa che il PEE non debba tenerne conto.

Un ulteriore progetto, Vessel Reloading, è stato presentato nell’estate 2022 e prevede lavori al pontile principale per dotarlo di nuove briccole per bettoline di taglia diversa da quella delle gasiere che attualmente attraccano. Queste bettoline dovranno essere caricate con gnl prelevato dai serbatoi, con un processo inverso a quello attuale, che rimarrà in funzione, per potere in futuro rifornire navi da crociera, portacontainers e fare la spola con la Sardegna. Si tratta quindi di un nuovo processo che si aggiungerà a quelli presenti oggi nella baia.

Per questo progetto, che indubbiamente, come per quelli citati sopra, aggrava il rischio che si verifichi un incidente rilevante sia all’interno della baia che in tutta l’area portuale, non è stato ritenuto necessario applicare la procedure di VIA ordinaria, ma questo non significa che il PEE non debba tenerne conto.

Sono modifiche che rientrano in quanto contemplato nell’art. 18 del D.Lgs 105/2015 e nell’allegato D dello stesso Decreto, informazioni che devono essere inserite nel Piano Emergenza Esterna per la popolazione civile, derivandole dal Rapporto di Sicurezza e dal Piano Emergenza Interna

Si fa inoltre presente che in caso di incidente la presenza contemporanea di quattro autocisterne contenenti GNL, ubicate a distanza ravvicinata, aumenterà gli effetti di una eventuale esplosione (effetto domino). Si fa altresì presente che non è vero che le autobotti cariche di GNL non possano esplodere. In letteratura si possono trovare diversi esempi di esplosioni di autocisterne di GNL.

La BBC descrive l’esplosione più recente, avvenuta in Mongolia il 24 gennaio 2024 e che ha causato numerosi morti, tra cui tre pompieri, e svariati danni e in allegato il video in cui, nella parte iniziale, si può vedere il GNL che a contatto con l’aria si riscalda e raggiunge una densità tale da fluttuare insieme all’aria stessa, senza salire velocemente verso l’alto, raggiungendo una percentuale di miscelazione con l’aria tale da renderlo infiammabile.

Il rischio terrorismo

Il rischio terrorismo è presente sia per la gasiera in navigazione o all’ormeggio che per lo stabilimento a terra. Il PEE non prende in considerazione tale rischio anche se da tempo è noto che i rigassificatori, le navi gasiere e i gasdotti sono obiettivi molto sensibili. Abbiamo avuto notizie in questi ultimi anni e ultimi mesi di numerosi attentati a gasdotti, terrestri e sottomarini, e stiamo assistendo ad attacchi con armi sempre più sofisticate condotti contro navi in alto mare.

Già nel 1982 un rapporto del Pentagono affermava che, se solo uscisse il 9% del carico di gnl da una nave gasiera, questo si trasformerebbe in una nube che, espandendosi velocemente lungo la superficie dell’acqua, potrebbe arrivare fino a 22 Km di distanza. Se questa si dovesse accendere per varie concause, diventerebbe una palla di fuoco che potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio di azione.

Le gasiere che entrano dal varco di ponente della diga foranea, l’impianto a terra con i serbatoi e il gasdotto, insistono su un Golfo che ha al suo interno molti altri obiettivi sensibili, dal Comsubin all’Arsenale Militare, dal porto alle aziende che producono armamenti.

Nei due serbatoi di Panigaglia sono stoccati 100.000 mdi GNL che, in caso di attentato terroristico o di caduta di aeromobile, diventerebbero 60.000.000 (60 milioni) di mdi gas che potrebbero facilmente avvolgere l’intera Spezia e bruciare come nel filmato al link più sopra inserito (per rendersi conto dell’effetto basta immaginare quanto mostrato nel filmato moltiplicato per 2000 volte).

I nuovi processi previsti e il potenziamento già realizzato aggraveranno non solo il rischio di incidente ma anche il rischio terrorismo, quando il Golfo sarà attraversato da 7 a 13 volte al giorno da un Ro-Ro la cui rotta intersecherà quasi tutto il traffico che insiste su di esso, quando un numero sempre maggiore di navi gasiere entrerà nella rada portuale e grandi navi da crociera abitate da migliaia di turisti da tutto il mondo transiteranno davanti al rigassificatore e saranno ormeggiate a poco più di 2 Km (circa 3,5 per l’esattezza) da esso; questo creerà un indubbio e considerevole incremento dei rischi e dei pericoli all’interno del Golfo.

Scenari incidentali

Gli scenari incidentali così come i top event sono passati senza modifiche dal Piano del 2008 a quello del 2017 fino a questo del 2022. Unica modifica nel nuovo Piano, si distingue tra top event con impianto in marcia standard e top event con impianto in marcia ridotta.

Nel caso di “marcia standard”, il gas naturale liquefatto, ricevuto da navi metaniere, che attraccano ad un pontile lungo 500 m, è trasferito, a mezzo di una tubazione, dai serbatoi delle navi ai serbatoi a terra, dove il prodotto è immagazzinato alla temperatura di circa -160°C ed a pressione atmosferica. I serbatoi a terra sono due, di tipo cilindrico verticale a doppio contenimento ed hanno una capacità di 50.000 m³ ciascuno. Il gas naturale liquefatto viene quindi prelevato dai serbatoi ed inviato, a mezzo di tubazioni, alle unità di vaporizzazione. Tali unità, utilizzando il calore sviluppato dalla combustione di parte del gas prodotto, riscaldano il gas naturale liquefatto ad una temperatura prossima a quella ambiente, riportandolo allo stato gassoso. Nel caso di “marcia ridotta”, il gas rigassificato naturalmente all’interno dei serbatoi e delle linee viene inviato alla rete di trasporto nazionale utilizzando i soli compressori di recupero vapori. Dopo una misura di portata, il gas naturale viene immesso nella rete di trasporto nazionale.

Come già descritto a breve verranno aggiunti nuovi processi che aumenteranno il rischio di incidente rilevante con ripercussioni anche all’esterno della baia e non si potrà più parlare unicamente di marcia standard o marcia ridotta.

Gli scenari incidentali presi in esame nel PEE sono i seguenti:

  • incendio (pool fire, jet-fire, flash-fire);
  • esplosione non confinata;

mentre non sono state considerate

  • la Rapida Transizione di Fase (RPT) che si ha quando il GNL viene rapidamente convertito in vapore di metano a seguito di rilascio in acqua e crea onde di pressione paragonabili a un’esplosione (anche senza innesco di fiamma) onde di pressione che, in caso di guasto “TOP 1” investirebbero il porticciolo di Fezzano e alcune sue abitazioni;
  • l’esplosione confinata, in quanto a breve è previsto il carico continuo di GNL su autobotti e, come dettagliato più sopra, le suddette autobotti sono a rischio di esplosione.

Nell’Informativa alla popolazione al paragrafo 4.1 vengono presi in considerazione solo 4 scenari tipo, quelli che nel PEE 2020/2022 sono individuati come: TOP1 (rottura del braccio di carico), TOP2 (rottura tetto serbatoio per over filling), TOP3 (rottura tetto serbatoio per roll over), TOP7 (rilascio di GNL dalle pompe ad alta pressione). Questi TOP Event e i loro possibili effetti sono in questo documento descritti in modo più ampio di quanto leggiamo nel PEE 2020/2022. Secondo la GNL Italia, nessuno di questi Top Event avrebbe effetti sull’ambiente, nessuno interessa aree in cui ha accesso la popolazione, non vi sono abitazioni o attività che implicano presenza continuativa della popolazione. Per i primi 3 scenari sono incluse, tra le zone esterne allo stabilimento interessate dall’evento incidentale “alcuni tratti della SP530 che costeggia lo stabilimento”, tratti in cui non si può certo affermare non vi sia presenza di persone.

A pag. 29 del PEE troviamo: “La valutazione degli effetti degli eventi incidentali è stata effettuata attraverso programmi di calcolo automatici per ciascuno dei quali è stata fornita una scheda che descrive tra le altre cose il campo di applicazione del modello (cioè individua le situazioni limite di applicabilità) ed il modo con cui il modello è stato sottoposto a procedure di validazione. Il risultato della modellazione ha portato a definire le conseguenze attese in termini di distanze massime a cui vengono raggiunti i valori pericolosi di sovrappressione (scenario esplosione) e di irraggiamento termico (scenario pool fire, jet-fire, flash-fire) stimati con riferimento alle diverse condizioni meteo. Inoltre, è stata presa in considerazione l’evaporazione da pozza, che porta alla formazione di nube infiammabile.”

Osservando la prima parte del video dell’incidente in Mongolia più sopra citato, si può vedere una nube di gas infiammabile, formatasi velocemente da una fuoriuscita di GNL, che può facilmente spostarsi e sicuramente potrebbe oltrepassare i due piccoli dossi che separano i centri abitati di Fezzano e di Le Grazie dallo stabilimento; le ipotesi, i modelli utilizzati e le relative distanze calcolate per le zone a rischio considerate non sono coerenti con quanto avvenuto in Mongolia e questo invalida l’intero PEE.

A pag. 39 del PEE, nella descrizione delle tre zone (di sicuro impatto, di danno e di attenzione) che potrebbero essere interessate da effetti conseguenti all’accadimento di incidenti, è scritto: “In forma cautelativa, tutto il tratto della SP 530 che costeggia lo stabilimento è da considerare facente parte della zona 2”, zona di danno ove sono possibili effetti gravi alle persone sane. Quindi non solo non si considerano presenze nelle poche decine di metri che rientrano nei cosiddetti cerchi di sicurezza, cosa già inaccettabile, ma non si considerano neppure tutti quelli che potrebbero trovarsi all’interno del tratto che costeggia la baia e rientra nella zona di danno, un tratto dove potrebbero trovarsi contemporaneamente decine di auto con il motore acceso.

Nella descrizione di tutti questi scenari compare l’indicazione: “Comunicazioni dal Sindaco di Porto Venere alla popolazione residente nelle aree a rischio per informare dell’evento incidentale in corso ed eventualmente per diramare l’ordine di “rifugio al chiuso”.

Nel PEE viene più volte ripetuto che non è presente popolazione in modo continuativo nelle zone di pianificazione intendendo quelle zone definite “zona di sicuro impatto”, “zona di danno” e “zona di attenzione” che sono teoricamente le zone interessate dagli eventi incidentali previsti nel Piano.

Sottolineiamo ancora una volta l’incongruenza tra questa affermazione e il fatto che tratti della strada provinciale e addirittura, seppure in via cautelativa, tutto il tratto che costeggia la baia, sia compreso nella zona di danno.

Nel PEE 2020/2022 viene anche aggiunto nel top 7 nella tabella Evaporazione da pozza, “che porta alla formazione di nube infiammabile”, la localizzazione dei possibili danni, nel raggio di 158 metri nella zona 2. Queste misurazioni sono calcolate nell’ipotesi che il top event si verifichi nelle più favorevoli condizioni anche meteorologiche e che tutte le le misure di sicurezza predisposte funzionino. Uguale considerazione si può fare per tutte le misurazioni che compaiono nelle tabelle.

Rigettiamo l’affermazione che nessuno dei Top Event esaminati avrebbe effetti sull’ambiente, affermazione che è in contrasto persino con le stesse limitate misurazioni fissate dall’azienda.

Il territorio circostante lo stabilimento GNL è infatti prevalentemente boschivo, ed è classificato ad alto rischio di incendio dal Piano Regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi della Regione Liguria. Di altri effetti sull’ambiente tratteremo nel paragrafo successivo.

Nel PEE 2020-2022 leggiamo al paragrafo C.1.: Il Rapporto di Sicurezza indaga anche le possibili interazioni dirette tra gli effetti di incendio o di esplosione con altre parti di impianto ove vengono processate o depositate sostanze pericolose (effetto domino). Le risultanze dell’analisi condotta sono tali da escludere danni a causa degli effetti connessi a questi fenomeni e ciò grazie alle misure di protezione attiva e passiva predisposte (es. sistema di raffreddamento superfici, barriere d’acqua, secondo contenimento in cemento armato precompresso per i due serbatoi).

Anche in questo capitolo non si prendono in considerazione i lavori in corso, in particolare i nuovi processi che verranno creati proprio in prossimità della SP 530, tra i serbatoi e la scarpata sotto la strada: le 4 baie di carico, le nuove 3 pompe di rilancio dai serbatoi alle baie nonché le autocisterne che transiteranno all’interno dello stabilimento.

Non si prende in nessuna considerazione quanto avverrà nella rada per il maggior numero di gasiere in arrivo e per l’attraversamento del Ro-Ro.

La crisi climatica e i rischi idrogeologici e idraulici nella baia

Alla pag. 24 dell’Informativa alla popolazione, nell’elenco degli eventi che non possono essere considerati incidenti troviamo anche “limitati rilasci di sostanze Seveso” e “trafilamenti controllati di gas naturale connessi al normale esercizio dell’impianto”, cioè emissioni di metano da valvole o dal vent, fuggitive o controllate.

Leggiamo nel sito della Società Snam, alla pagina Ambiente – Le emissioni a effetto serra, che le emissioni GHG Scope1, cioè emissioni in atmosfera di metano generate dall’esercizio di impianto (trasporto, stoccaggio e rigassificazione), nel 2022 sono aumentate del 3% rispetto al 2021. Le emissioni GHG Scope3, cioè le emissioni derivanti dall’estrazione e dalle perdite di rete del gas naturale, di altri combustibili e di energia elettrica sono aumentate del 43% rispetto al 2021.

Non si può affermare che tali eventi, siano o no considerati incidentali, non abbiano nessun effetto sull’ambiente. E’ ormai conclamato che le emissioni di CO2 e ancor più le emissioni di CH4 hanno un forte effetto climalterante, sono responsabili dell’emergenza climatica in atto e quindi dei fenomeni estremi quali inondazioni e fulminazioni sempre più frequenti

Nell’edizione del PEE del 2008, in quella del 2017 e in quella 2020-2022, ai paragrafi “Caratteristiche geomorfologiche e idrogeologiche del sito” e “Rischi naturali del territorio” sono riportati esattamente gli stessi dati, le stesse classificazioni e le stesse previsioni di fulminazioni. Non è stato fatto nessun aggiornamento alla luce della maggiore intensità dei fenomeni dovuta all’emergenza climatica. Non è stata tenuta in nessun conto l’evoluzione delle conoscenze e degli studi di questi ultimi anni che hanno visto una violenta accelerazione della crisi climatica. Non è stata tenuta in nessun conto la maggiore intensità e quantità di precipitazioni che provocano improvvise e violente inondazioni. Ogni valutazione è ferma a inizio secolo.

I tre canali e fossi presenti nella baia, che nelle edizioni 2008 e 2017 del PEE erano correttamente citati, nell’edizione 2022 diventano due, è scritto che il canale di Cassà “include” il Fosso Panigaglia sud (è scritto Panigaglia nord, sicuramente attribuibile a un errore)

I canali nella baia: il percorso originale e la nuova canalizzazione

Come ben rappresentato dalle carte, nella baia sono presenti da sempre tre canali che scendono dalle propaggini del monte Castellana: il fosso Panigaglia nord, il Canale di Cassà e il Fosso Panigaglia sud. Non solo, come è scritto, questi canali sono soggetti al regime delle precipitazioni che, ripetiamo, si prevedono sempre più concentrate e con maggiori danni, ma hanno un problema in più, che i PEE 2008 e 2017 hanno sempre taciuto: gli sbocchi a mare, canalizzati al momento della costruzione dello stabilimento, non sono tre ma due poiché il Fosso Panigaglia sud è stato deviato dal suo corso naturale e, con due curve ad angolo retto, confluisce nel Canale di Cassà che, a sua volta è stato deviato verso nord nel tratto terminale. Queste deviazioni dal letto originale producono un aggravamento del rischio idrogeologico e idraulico che non è pensabile superare scrivendo semplicemente che due canali si sono fusi in uno.

Anche le fulminazioni a causa dell’emergenza climatica in atto sono molto più frequenti rispetto al passato, più intense e concentrate.

A pag. 26 del PEE 2020/2022, nelle Indicazioni di pericolo come indicate nel Rapporto di Sicurezza presentato al Comitato Tecnico Regionale nel maggio 2016, il GNL viene definito altamente infiammabile e si precisa che deve essere tenuto lontano da fonti di calore/scintille/fiamme libere/ superfici riscaldate. Altre indicazioni sono rimandate agli allegati che non sono però accessibili. (Quest’ultima considerazione vale per tutti i punti di queste Osservazioni)

Un esempio dei rischi che si corrono in caso di fulminazioni si è avuto avuto nella notte tra il 27 e il 28 agosto 2023 ed è solo uno degli ultimi eventi in ordine di tempo, già nel 2019 c’era stato nel bosco che circonda la baia un principio di incendio per fortuna subito controllato.

Fulmini 28/29 agosto 2023
Fulmini 19 ottobre 2023

Questo aggravarsi delle condizioni meteorologiche non è preso in considerazione contrariamente a quanto prescritto dalle Linee Guida, emanate con D.P.C.M. del 25 febbraio 2005 e successivi aggiornamenti, che stabiliscono che nella predisposizione del PEE si debba tener conto di “condizioni ambientali e meteorologiche particolarmente avverse”.

La zona di prossimità, la popolazione stabile o fluttuante

Nell’allegato 5 sezione F del Dlgs 105/2015 viene definita zona di “prossimità” una zona fino a 2 Km dall’impianto o dall’elemento che può generare un incidente.

Nel raggio di 2 Km dall’impianto, cioè nelle aree di prossimità, si trovano verso nord i paesi di Fezzano, Cadimare e Marola e verso sud Le Grazie e fino all’Olivo di Porto Venere, luoghi che vengono solo citati nel PEE ma senza farne nessun esame più approfondito. Nelle Informazioni alla popolazione c’è invece un elenco degli elementi territoriali/ambientali vulnerabili entro un raggio di 2 Km dove sono elencate le località abitate, le attività industriali/produttive, i luoghi con elevata intensità di affollamento, la rete stradale, le aree portuali, riportando per ogni elemento la distanza in metri e la direzione rispetto allo stabilimento e nulla più.

A nostro avviso è profondamente scorretta l’impostazione generale con cui nel Piano viene affrontata la questione della popolazione presente nella zona. Alla popolazione residente va infatti sommata la popolazione fluttuante, trattandosi di zona altamente turistica e quindi con presenza di alberghi, B&B, Case vacanza, seconde case e barche nei porticcioli turistici. Il complesso delle persone interessate da situazioni di panico create sia da incidenti reali che da falsi allarmi potrebbe costituire un rischio anche per l’ordine pubblico.

La popolazione residente o fluttuante nella zona di prossimità ammonta a diverse migliaia di persone che non sanno nulla né dei segnali di allerta né dei comportamenti di autoprotezione da mettere in atto in caso di accadimento di incidente rilevante.

Le informazioni alla popolazione

Il paragrafo 8 dell’Informativa alla popolazione è dedicato alla descrizione dei sistemi di allarme e dei livelli di allerta. I sistemi di allarme sono definiti “un requisito essenziale per rendere efficace il PEE in termini di risposta all’emergenza determinata dall’eventuale incidente rilevante”. Gli allarmi vengono dati tramite fischi di sirena e il loro numero segnala i diversi livelli di allerta per eventi incidentali.

A pag. 23 dell’Informativa alla popolazione viene descritto lo Stato di Attenzione come uno “ Stato conseguente ad un evento che, seppur privo di ripercussioni all’esterno dello stabilimento, per come si manifesta (es. forte rumore, fumi, nubi di vapori, ecc.), potrebbe essere avvertito dalla popolazione creando, così, in essa una forma incipiente di allarmismo e preoccupazione, per cui si rende necessario attivare – nei confronti della popolazione – una procedura informativa da parte dell’Amministrazione comunale”.

Come si legge, in queste righe non si definisce un incidente ma solo un evento che può essere avvertito dalla popolazione. Per la vicinanza dello stabilimento alle case e alla strada, per il traffico di natanti davanti alla baia, quasi tutto ciò che vi accade è avvertito dalla popolazione.

In contraddizione con quanto scritto in questa pagina, alla pagina successiva si sente il bisogno di specificare quanto non si può considerare incidente e per il quale quindi non è necessaria informazione alla popolazione. Il Sindaco fornirà informazioni sull’accaduto solo a Cessato Allarme.

A Livello Preallarme e a Livello Allarme Emergenza il Rappresentante della GNL Italia attiva il sistema semaforico.

Solo a livello Allarme Emergenza la Prefettura diffonderà un comunicato in cui viene specificato il comportamento che devono tenere i cittadini che si trovassero nel tratto di SP530 che costeggia lo stabilimento (auto con il motore acceso e quindi possibili cause di innesco) e i comportamenti di autoprotezione che deve mettere in atto la popolazione presente nelle zone limitrofe (il raggio di 2 Km della zona di prossimità?):

  • permanere o portarsi all’interno dei fabbricati;
  • chiudere le finestre e le porte;
  • stazionare nei locali ubicati in posizione contrapposta rispetto al deposito;
  • non prendere alcuna iniziativa individuale ed attendere l’arrivo dei soccorritori.

Eventuali diverse indicazioni di comportamento potrebbero essere fornite dalla Prefettura – in caso di necessità e in relazione alle concrete circostanze – sulla base delle indicazioni del responsabile delle operazioni di soccorso dei Vigili del Fuoco

Perché la popolazione risponda correttamente a questi messaggi è necessario che gli stessi siano stati ben spiegati in condizioni di tranquillità mentale, solo così i sistemi di allarme e la risposta della popolazione diventeranno “un requisito essenziale per rendere efficace il PEE in termini di risposta all’emergenza determinata dall’eventuale incidente rilevante”.

Non sarebbe sicuramente sufficiente attivare il sistema semaforico, come è scritto alla pag. 46 per tranquillizzare cittadini spaventati.

Siamo consapevoli che in caso di incidente i soccorsi siano fondamentali e si debbano svolgere celermente e in modo ordinato per essere efficaci, proprio per questo riteniamo che cittadini ignari e in preda al panico sarebbero solo di ostacolo e potrebbero far sorgere anche problemi di ordine pubblico.

Non ci sembra che ad oggi sia stato fatto dal Comune di Portovenere, nel cui territorio è ubicato l’impianto di Panigaglia, nulla di quanto previsto dal D.P.C.M. 16 febbraio 2007 (linee Guida per l’informazione alla popolazione); tutte le azioni previsti e nei tempi previsti dal suddetto D.P.C.M. (schede informative, sportelli informativi, questionari, opuscoli, gadget, simulazioni, esercitazioni, assemblee pubbliche che coinvolgano tutti i gruppi di persone presenti, inclusi anziani, bambini e stranieri) devono essere messe in pratica con la massima sollecitudine affinché la popolazione venga istruita con lo scopo di ridurre al minimo gli effetti di un incidente rilevante (ammesso che questo sia possibile nel caso del rigassificatore di Panigaglia).

Richieste e Conclusioni

Chiediamo che

  • il PEE sia aderente e adeguato al contesto ambientale e sociale in cui è inserito l’impianto di rigassificazione;
  • insieme al PEE vengano pubblicati tutti gli allegati e sia corredato da mappe per renderlo maggiormente comprensibile;
  • venga pubblicato il Rapporto di Sicurezza da cui deriva il PEE;
  • le informazioni contenute nel PEE comprendano i nuovi processi che saranno attivati e l’analisi dei rischi venga estesa alla nave gasiera, al gasdotto in pressione (da 50 a 75 barg) e a tutta la rada portuale. Non è pensabile, in un Golfo così densamente abitato e trafficato, aspettare due anni e più dall’entrata in funzione dei progetti che si stanno realizzando per vedere le conseguenti modifiche al PEE;
  • venga predisposto un Piano di Emergenza Esterna di Area sulla base delle Linee Guida per la pianificazione dell’Emergenza Esterna degli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante emanate nel 2021;
  • tra gli scenari incidentali presi in esame nel PEE sia inserita la Rapida Transizione di Fase (RPT), l’esplosione confinata e che vengano riviste le dimensioni delle tre zone (zona I, “zona di sicuro impatto”, zona II, “zona di danno” e zona III, “zona di attenzione”) alla luce dei nuovi scenari incidentali di cui è esempio lampante quanto accaduto nell’ultimo incidente avvenuto il 24/01/2024 in Mongolia;
  • una sintesi del PEE, contenente le descrizioni delle sostanze presenti nella baia, i sistemi di allarme e i comportamenti da tenere in caso di incidente sia stampata almeno in lingua italiana e inglese e sia esposta in tutti i luoghi pubblici e in tutte le stanze affittate (Alberghi, B&B, AAUT, Bar, Porticcioli, etc.) almeno nel raggio di 2 KM dall’impianto. La pubblicazione del PEE solo nel sito web di Prefettura e Comune è in contrasto con quanto previsto dal D.P.C.M. 16 febbraio 2007 e non è sufficiente, in presenza di così tanti turisti e di una popolazione prevalentemente anziana;
  • si realizzi al più presto quanto è scritto al paragrafo E.1. del PEE 2020/2022: “il Comune di Porto Venere curerà in via preventiva una campagna informativa nei confronti della popolazione, ai sensi del Dlgs 105/2015, relativa agli effetti derivanti da incidenti rilevanti che possano verificarsi all’interno dello stabilimento GNL Italia”;
  • venga svolta al più presto un’esercitazione in scala reale con il coinvolgimento della popolazione poiché, come è scritto al B.1.2. del PEE “Secondo le indicazioni delle Linee Guida la sperimentazione del PEE costituisce un elemento fondamentale, già introdotto dal D. Lgs. 334/1999 e s.m.i., dal successivo D. Lgs. 238/2005 e confermato dal D. Lgs 105/15, che si realizza attraverso esercitazioni” e ancora “La riuscita di una esercitazione dipende dal livello d’informazione e di addestramento del personale preposto alla gestione dell’emergenza e dal livello di informazione pubblica effettuata su questa tematica”.

Concludiamo le nostre Osservazioni con queste richieste formulate sulla base del D.Lgs 105/2015, delle Linee Guida per la predisposizione del PEE emanate nel 2005 e successivi aggiornamenti.

Riteniamo che il Piano non risponda alla reale situazione del territorio e della popolazione ivi residente e sia insufficiente a contrastare i rischi cui la popolazione è esposta.

Ricordiamo due articoli della Carta Costituzionale:

  • art. 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
  • Art. 9 comma 3 “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.
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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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