se la marina non va a scuola
Analisi Libri Scuola laboratorio di Pace
William Domenichini  

Se la scuola non va alla Marina…

Viviamo tempi strani, dove val la pena ripensare ai vecchi adagi: se la scuola non va alla Marina, la Marina va a scuola.

Possibile che per promuovere la “cultura del mare“, il Ministro dell’Istruzione non trovi altre strategie che firmare un accordo con la Marina militare? Nero su bianco, la forza armata, viene così accredita ufficialmente come partner della scuola italiana? Parrebbe di no. Tant’è che per i prossimi tre anni (prorogabili per un successivo triennio), MIUR e Marina intraprenderanno un’azione comune. Scopo “l’avvio di una cooperazione per i fini educativi e formativi mediante misure tese a realizzare un ottimale e sinergico livello di collaborazione ispirato a principi e linee programmatiche di comune interesse“. Quali?

Per l’appunto l’oggetto della domanda iniziale. Favorire l’acquisizione, da parte delle student*, di “competenze tecnico-professionali, nell’ambito della tutela dell’ambiente, della biodiversità e della salvaguardia del patrimonio marino e marittimo” e “promuovere la formazione dei giovani in riferimento alla cultura del mare, dello sport, della marittimità e della sicurezza marittima“.

Come? La collaborazione per i fini educativi e formativi si svilupperà anche attraverso l’organizzazione di temporanei imbarchi o di uscite in mare a bordo di Unità navali a vela della M.M. a favore di studenti degli Istituti Tecnici (settore tecnologico, indirizzo trasporti e logistica, articolazioni costruzione del mezzo e conduzione del mezzo), e compatibilmente con le strutture e le risorse disponibili  agli Istituti Professionali (indirizzo enogastronomia e ospitalità alberghiera). Un’occasione unica, per i giovani, di sperimentare la vita a bordo e per il loro l’addestramento pratico.

Le parti si impegnano reciprocamente a collaborare senza alcun fine di lucro, senza alcun onere di spesa aggiuntivo e nell’ambito delle proprie attività istituzionali, attraverso una serie di attività già indirizzate. Ed anche qui quale dubbio fatica a non emergere. Al di là dell’elaborazione e la realizzazione di attività e progetti di cooperazione nei settori di comune interesse e lo scambio reciproco di competenze ed esperienze, secondo il ministero dell’educazione nazionale c’è bisogno di una forza armata nelle scuole per avere una collaborazione attiva nel campo delle politiche giovanili, per l’educazione dei giovani e la loro partecipazione alle attività, sia all’interno della vita associativa sia all’interno della comunità sociale, al fine di aumentare la padronanza e la responsabilità.

Appare invece del tutto evidente che c’è bisogno della Marina militare per l’organizzazione di conferenze, di dibattiti e di eventi culturali attinenti al mare. Ma soprattutto per l’organizzazione di temporanei imbarchi o di uscite in mare e di visite guidate alle Unità navali e alle strutture logistiche della Marina Militare stessa. Sta di fatto che la forza armata ha attivato percorsi di collaborazione “esterna” da tempo. Un altro caso? Percorsi formativi dedicati ai giovani a rischio devianza.

Torniamo al concreto. La gestione del protocollo è affidata al comandante 3° Reparto Piani, Operazioni e Strategia Marittima. Per il ministero della Difesa tocca al dirigente dell’Ufficio IV della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici. C’è poi un dirigente scolastico di Istituto Tecnico del settore tecnologico, indirizzo trasporti e logistica, costruzione del mezzo navale (menzionato due volte, repetita iuvant) ed un dirigente scolastico di Istituto Professionale alberghiero. Il tutto, dura lex sed lex, nel “rispetto dei principi e delle scelte di tutela delle scuole, il rispetto dei principi e delle scelte di autonomia scolastica”.

Pensate un po’ alla ricaduta in una città come La Spezia. C’è una base navale della Marina militare, in procinto di diventare blu, sede del COMDINAV UNO. Dove si guardi il caso c’è l’I.I.S. “G. Capellini – N. Sauro” (con indirizza Tecnologico, Trasporti e logistica) e l’I.S.S. Alberghiero G. Casini. Nell’epoca in cui l’istituzione scolastica derubrica l’educazione alla libertà, alle diversità, alla ricerca alle esigenze del mercato, un partner che abbia skill di obbedienza, uniformità e fedeltà sembra predestinazione. Ad onor di cronaca c’è chi non si ha lasciato la questione scivolasse senza dir nulla, ma il collegio docenti del Capellini ha deciso di rigettare la mozione presentata da alcuni insegnanti, che esprimeva il loro dissenso da questo accordo. A proposito di autonomia scolastica.

Curioso che la patina di retorica che ammanta questa operazione, quando arriverà sulle rive del golfo dei poeti, crollerà inesorabilmente. Già perché date le condizioni ambientali della base spezzina, tutela dell’ambiente, della biodiversità e della salvaguardia del patrimonio marino e marittimo appaiono ampiamente temi retorici. Amianto, sversamenti a mare, fondali inquinati, emissioni atmosferiche, emissioni elettromagnetiche, abbandono e discariche, difficilmente si abbinano a sostenibilità e difesa dell’ambiente. Non solo. Potrebbero innescare qualche dubbio sulla sicurezza alla salute di student* che andranno a render omaggio alla retorica marinara.

Un dubbio sorge spontaneo. Sondaggi alla mano, gli italiani sono ancora restii ad applaudire ai venti di guerra. Dunque se armi e conflitti non sono ancora penetrati nell’animo di un popolo di santi e navigatori, per farlo divenire guerriero si gioca una carta: lavorare sulle nuove generazioni. Un lavoro capillare, s’intende, che va dallo zainetto della Folgore allo sdoganamento delle banalità editoriali, fino alle prospettive di arruolamento come unica possibilità occupazionale. Una china assai pericolosa, a lungo termine.


Immagine tratta da twitter.com

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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