Opinioni
William Domenichini  

La civiltà del mare e l’uovo di Colombo

Il titolo è tutto un programma: “Geopolitica, strategia, interessi del mondo subacqueo“. Il 27 marzo 2023, presso l’Accademia Navale di Livorno, Fondazione Leonardo e Marina Militare, con collaborazioni universitarie, hanno presentato un white paper, una promozione vera e propria della dimensione subacquea, che presto vedrà nascere un polo nazionale. Una kermesse che da il metro della civiltà del mare, l’uovo di Colombo: fonti fossili, strategicità (dati e risorse) da consegnare allo strumento militare.

La Marina militare

L’ammiraglio Credendino apre le danze del dominio subacqueo, svelando l’interesse che suscita nel giro di pochi minuti. Priorità all’estrazione, ed il trasporto, di fonti di energia (pozzi petroliferi e gasdotti), ma non solo. C’è di mezzo il controllo e la difesa delle comunicazioni digitali. C’è di mezzo la risorsa ittica, lo sfruttamento dell’ambiente subacqueo per incrementare la produzione. Tuttavia si torna sempre al punto di partenza: l’individuazione e sfruttamento di estrazioni di materie prime.

Il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, o del Svalbard Undersea Cable System (unico collegamento tra la Norvegia e la Svalbard Satellite Station che è il segmento di controllo di terra che gestisce più satelliti in assoluto nel Mondo), sono due elementi che si intrecciano negli interventi, in un costante riferimento a ciò che interessa il mondo militare: sistemi d’arma subacquea per la difesa di operazioni di estrazione e trasporto di materie prime, controllo di un dominio che richiama, latentemente quello spaziale.

La Civiltà della macchine

Strategia di sicurezza nazionale. Cyber, regno della comunicazione, trova connessione con il tema subacqueo, con i cavi sottomarini. Di nuovo, materie prime e risorse minerarie o opportunità di allevamento: nuovi orizzonti di business. Occorre superare la disattenzione strategica e politica in questo tema, che si riflette nell’opinione pubblica. Un esempio banale lo fornisce l’ex presidente della Camera, Luciano Violante (Fondazione Leonardo): le autorizzazioni per operazioni subacquee sono complicate, nel “tipico policentrismo anarchico della nostra pubblica amministrazione“. La politica deve mutare il suo approccio ed adeguarsi, l’opinione pubblica deve prendere coscienza che il mare, in particolare la sua dimensione subacquea, sarà un vero e proprio dominio operativo.
Luciano Violante - Corriere della Sera - 27 Marzo 2023 - pag.22

Le fonti fossili

Le operazioni estrattive offshore sono, per questioni di sicurezza, una delle attività principali dell’intervento di ENI. In mezzo al mare c’è più sicurezza, non sufficiente per svolgerle senza la copertura della Marina militare, evidentemente, ma certamente maggiore al dominio terrestre, nei paesi in cui andiamo ad estrarre idrocarburi. Non solo. Nord stream insegna, e tre. Il ritornello è sempre il solito: ricavi e business private, i costi li paga lo Stato, tant’è che Lapo Pistelli chiude con entusiasmante, “Noi ci siamo“.

Terre rare e fonti energetiche, neanche a dirlo, sono state le prime riflessione dell’intervento del ministro Crosetto.

Non manca la scuola. 32 istituti nautici si sono collegati per ascoltare la conferenza che sancisce l’ambiente subacqueo assume lo status di quinto dominio fisico, dopo terra, aria, mare (superficie), cyber-space, quindi la sua strategicità, in termini militari è già in essere.

La risposta dei movimenti pacifisti

Il Coordinamento Livornese per il ritiro delle missioni militari all’estero, in occasione di questa iniziativa, ha organizzato un presidio: NO A UN MARE DI ARMI!


Il convegno

Parte I

Parte II

Il presidio

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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