Analisi Global
William Domenichini  

Interessi al mondo subacqueo o alle fonti fossili?

Interessi al mondo subacqueo o alle fonti fossili? Geopolitica, strategia, interessi del mondo subacqueo è il titolo del white paper che sarà presentato il 27 marzo 2023, presso l’Accademia Navale di Livorno. Realizzato da Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine e Marina Militare con collaborazioni universitarie, si preannuncia come un ulteriore conferma che i quattrini pubblici investiti nel settore militare sostengono interessi privati, di aziende che fanno soldi a palate, magari sulle bollette dei cittadini.

Il contesto

La grafica accattivante scomoda la formazione classica degli organizzatori: i pirati Tirreni che osarono rapire Dioniso, divinità dell’estasi, del vino, dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi, e che nel loro viaggio li trasformò in delfini. Forse uno stimolo per riprendere in mano gli inni omerici alla divinità, o forse un auspicio. Ai posteri l’ardua sentenza.

In attesa della caccia agli scafisti sul globo terracqueo, pare che l’attenzione si ponga su ciò che sta nelle profondità marine, in un intreccio di retorica (la sostenibilità, che fa moda) e di rivelazione (energia fossile e strategia di approvvigionamento) ne danno annuncio le varie realtà coinvolte, a colpi di tweet: Leonardo, Fondazione Leonardo (La civiltà delle macchine), Università La Sapienza, ENI, Fincantieri, CNR, Marina militare, Università di Genova.

Un parterre de rois, di esperti, dove si alterneranno istituzioni e attori economici, fondazioni ed università, tutto legato dal cemento militare, perché, ça va sans dire, non c’è ricerca senza scopi militari e non ci sono scopi militari che la ricerca non fecondi e non solo dati i tempi che corrono. Il programma dei lavori è ricco, definito un intreccio di fattori economici, geostrategici, ufficialmente per la stessa sopravvivenza della biodiversità, ma certamente per lo sviluppo della dimensione subacquea come il nuovo terreno di confronto tra potenze internazionali. Gli organizzatori scomodano un concetto che ormai è divenuto un mantra, in bocca agli ultimi 10 ministri della Difesa, il Mediterraneo allargato: l’interesse alle recenti tensioni, che nascono principalmente dalla fame di energia, in cui l’Italia è, giocoforza, calata in questo contesto geopolitico, dove la sua economia e la sua stessa esistenza dipendono dalla dimensione marittima.

A chi interessa il mondo subaqueo

I più alti vertici della difesa, Giuseppe Cavo Dragone (ammiraglio, Capo di Stato maggiore della Difesa) e quelli della Marina militare, da Enrico Credendino (capo di stato maggiore della Marina), a Vito Lacerenza (Capo del Comando dei Sommergibili) passando per Francesco Procaccini (capo ufficio Generale Spazio ed Innovazione dello stato maggiore della Marina) intrecceranno i loro disegni con aziende le cui collaborazioni (o servizi) della Marina militare sono ormai un parternariato: ENI (Lapo Pistelli, ex vice ministro agli esteri – vice di Mogherini prima e Gentiloni poi, eurodeputato e deputato nazionale), Saipem (Matteo Marchiori) o Telecom Sparkle Italia (Giuseppe Valentino). L’intreccio tra politica istituzionale e manager con excursus honorem politico ha ampi tratti di trasversalità, la stessa che si incontra sulla maggior parte delle scelte economiche, sulle relazioni diplomatiche e sulle scelte militari.

Come già visto nel caso di ENI (Lapo Pistelli) si passa a Giuseppe Cossiga, figlio d’arte, già manager di MBDA Italia poi successore di Guido Crosetto all’AIAD e già politico di lungo corso (ex sottosegretario alla Difesa e deputato per tre legislature) a Luciano Violante, il cui curriculum post magistratura va dal deputato (1979-2008: PCI, PDS, DS) alla presidenza della Camera dei deputati (1996-2001) per poi chiudere con le cariche politiche ed approdare alla presidenza della Fondazione Leonardo. La partecipazione è arricchita dall’immancabile presenza di manager consumati come Alessandro Profumo (Monte dei Paschi, Unicredit, oggi Leonardo), ad una serie di giornalisti che passeranno il microfono e certamente non chiederanno conto delle questioni più spinose, per concludere alle istituzionali conclusioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che oltre ad esser di casa ritrova colleghi di vario genere, politico ed industriale.

A chi interessano le fonti fossili

In questo potpourri, il profumo del mare sembra posticcio e gli interessi al mondo subacqueo sembrano guardare alle fonti fossili. Quello che riguarda blue economy o altre amenità ambientalsostenibili sanno proprio di stantio, ma ci provano: la riserva alimentare ed ambientale imprescindibile per la vita del Pianeta si alterna nella stessa frase svelando the dark side, la dimensione subacquea come luogo in cui corrono cavi sottomarini per il traffico dati, elettrodotti e gasdotti, giacciono risorse minerarie – tra cui le terre rare – e si svolgono attività di Difesa e Sicurezza.

Quindi al netto del marketing, ormai consolidato anche in ambienti militari, il mondo subacqueo è onirico, evocativo, rappresenta vita per la vita, ma è strategico e porta con se elementi strategici. Senza contare quel che accade in superficie: il 90 per cento delle merci mondiali compie almeno una tratta via mare e la posizione geografica del bel Paese è particolarmente vantaggiosa: sorvegliare e proteggere le strategiche linee di comunicazione marittima, i flussi commerciali ed assicurare buona parte del sostentamento energetico nazionale, posto che la sicurezza degli spazi marittimi è chiaramente legata anche alle dinamiche che si sviluppano nel mondo sottomarino.

Fondali e sovranità

Dulcis in fundo la perla: l’attuazione della Zona Economica Esclusiva italiana in tutto il perimetro delle nostre coste rappresenterà un consolidamento di questa azione. Una questione buttata li, ma che potrebbe essere un vaso di Pandora. Repetita iuvant: l’Algeria ha proceduto ad istituire una propria ZEE con decreto presidenziale del 20 marzo 2018, senza un preliminare accordo con gli Stati frontisti e confinanti, creando un’area sovrapposta, ad ovest della Sardegna, alla zona di protezione ecologica (ZPE) istituita dal nostro Paese nel 2011 e con l’analoga ZEE istituita dalla Spagna nel 2013. In particolare, la ZEE algerina lambisce per 70 miglia le acque territoriali italiane a sud-ovest della Sardegna.

Non sono analisi di qualche blogger paracospirazionista, ma nero su bianco nel dossier “Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale“, che giace nei cassetti della Camera dei deputati dal 19 ottobre 2020. Nei primi 100 giorni di governo, la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha mostrato un rinnovato attivismo nell’area Mediterranea, firmando un accordo per il gas da 8 miliardi di dollari con la Compagnia petrolifera nazionale libica per sviluppare due giacimenti di gas offshore e riaffermando il proprio impegno per una maggiore cooperazione energetica con l’Algeria, ma di discutere dell’iniziativa ad imperio del governo algerino che, de facto, limita la competenza nazionale, non vi è traccia.

A pensar male diceva quello che si fa peccato: l’Algeria estrae gas dai fondali scippati all’Italia, con la supervisione tecnica di aziende che dell’italianità fanno ormai solo l’aspetto, con la scorta della nostra Marina militare, per poi rivendercelo.

In attesa che il convegno pubblichi i suoi lavori, alla prossima puntata.


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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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