La vergogna della Xa MAS
Antifascismo Opinioni
William Domenichini  

La vergogna della Xa MAS

Qualcuno parla di onore, di gloria, ma in realtà, in un paese civile, qualora si menzionasse la Xa MAS si dovrebbe aggiungere solo un sostantivo: vergogna. Invece nemmeno la peggiore fantascienza potrebbe immaginare come, nella nostra giovane Repubblica, stiano riemergendo rigurgiti revisionistici fascistoidi di questa portata.

Va da sé che, se oggi assistiamo a queste lugubri riemersioni, accorerebbe partire dalla responsabilità. In particolare di quella classe dirigente che, troppo spesso, si è ricordata dell’antifascismo solo il 25 aprile. I restanti 364 giorni ha ignorato, o peggio sdoganato tali fenomeni in più occasioni. Come accaduto a Sarzana con il repubblichino Biggini, dando assist a riabilitazioni retoriche e falsificanti appellativi patriottici, sostanziati da elementi di malafede ed ignoranza.

Articolo apparso sul Secolo XIXDrammaticamente le cronache spezzine sono specchio del paese, costellate da un dibattito al limite del paradosso. Ne è un esempio la tentata ricollocare della statua del gerarca fascista Ciano. Il cui giudizio estetico dell’opera non può prescindere da ciò che rappresenta. Un sordido personaggio legato alle più ignobili nefandezze del fascismo.

In questo quadro, è bastato che un consigliere comunale (Massimo Lombardi, ndr) presentasse una mozione, di buon senso, per scatenare l’indignazione. Chiedere conto della vendita di souvenir della X MAS nel nostro Museo Navale, ha scatenato strumentali manifestazioni di solidarietà alla Marina Militare. Tirare in ballo l’onorabilità, di una delle più importanti forze armate della nostra Repubblica, stride con la vendita di amenicoli celebrativi fastistoidi. Già perché si tratti di gadget che richiamano a chi si macchiò di «continue e feroci azioni di rastrellamento» ai danni dei partigiani. Solitamente, si concludevano con «la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e l’uccisione degli arrestati». Il cui capo indiscusso della Xa, Junio Valerio Borghese, fu condannato dalla Corte d’Assise per collaborazionismo con i nazisti e se la sfangò emigrando alla corte di Francisco Franco.

Sconvolge che, chi ebbe l’alta responsabilità di guidare il ministero della Difesa, dichiari pubblicamente la mancanza di tale sensibilità, ignorando che l’onorabilità della Marina nulla ha a che vedere con celebrazioni di fascisti e fiancheggiatori del nazismo. Chi si è accanito contro una civile, responsabile e democratica iniziativa, ignora forse l’eroismo dell’ammiraglio Renato Mazzolani, membro della resistenza e suicida nelle carceri fasciste del XXI nel timore di cedere alle torture dei suoi aguzzini.

E che dire dell’eroismo del motorista navale Girolamo Spezia? Un partigiano, caduto sotto il fuoco nazifascista durante il rastrellamento del 8 ottobre ’44, dove presero parte anche gli uomini della Decima. Ho citato solo due, tra i più mirabili, esempi di patriottismo di marinai che, a differenza di altri, scelsero la via della disobbedienza combattendo il nazifascismo, per la Giustizia e la Libertà, perché “la mia piccola patria dietro la Linea Gotica, sa scegliersi la parte”.

Lo striscione apparso di fronte all’ingresso del nostro Arsenale, nel suo squallore, ha tuttavia espresso una parziale verità. La Xa MAS fa parte della storia della nostra città, la peggiore, quella di cui vergognarsi. Per questo, ringraziando Massimo Lombardi, al cui atto plaudono tutti i nostri concittadini fedeli ai valori della nostra Repubblica, auspico di cuore che il nostro sindaco Peracchini, che dopo aver lodevolmente cassato la proposta del suo assessore sulla statua di Ciano, chieda che i responsabili rispondano della gestione di un patrimonio della nostra cultura come il Museo Navale.

(pubblicato su Il Secolo XIX – Voci dalla città, 06/12/2017)

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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