Sepolcri imbiancati e tombamenti blu
Analisi Il golfo ai poeti Libri
William Domenichini  

Sepolcri imbiancati e tombamenti blu

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati, facendoli passare per tombamenti blu. Una questione sulla quale, di balle, ne sono state raccontate tante. Nei tempi in cui chi governa è donna, madre e cristiana, scomodare le sacre scritture non è sacrilegio, nella misura in cui, cristianamente, si spende più soldi nel settore bellico di qualsiasi altro comparto dello Stato. Quindi, prima di arrivare a questioni "local", guardiamo il contesto generale. Circa 20 miliardi di euro, in pratica una somma analoga all'intera Legge di bilancio.

L’approccio della Difesa, orientato al multidominio e al superamento delle asimmetrie tecnologiche, prevede investimenti mirati in tutti i settori. Solo per fare degli esempi: 426 milioni per i sistemi spaziali (Sicral 3 e sorveglianza orbitale), 3.53 miliardi per la modernizzazione terrestre, 2.53 miliardi per i mezzi marittimi, 4.55 miliardi per quelli aerei. Al macro-settore del comando e controllo, digitalizzazione e infostrutture, sono destinati 1.14 miliardi, alla Ricerca e Sviluppo 340 milioni, al patrimonio infrastrutturale 1.32 miliardi. La voce più rilevante, 5.44 miliardi, riguarda il mantenimento delle condizioni operative delle Forze Armate, l’architrave della sostenibilità dello strumento militare.

Gen. Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa
(28 dicembre 2025)

Direte voi, miei piccoli lettori, nulla di nuovo. No, anzi, un dejavù. Anche nel metodo. Come ai tempi dell'entrata in guerra nel 15-18, manteniamo lo stesso stile. Il Parlamento meglio bypassarlo. Qualcuno si ricorderà come il governo Meloni abbia alzato la spesa per le cosidette basi blu, dai circa 900 milioni (messi a bilancio dai governi Letta e Renzi) agli attuali 1,72 miliardi. Cinque minuti di discussione nelle commissioni Difesa e Bilancio dei due rami parlamentari. Presentato un Atto del Governo, nessuno ha obiettato (forse nessuno l'ha nemmeno letto). Approvato. Fine della democrazia.

Ma cosa è cambiato? I sepolcri imbiancati sono sempre più pieni di farisei, nulla di nuovo. Annunci roboanti, poi piccoli lavoretti qua e là. Le dichiarazioni d'intenti di chi vorrebbe fare da padrone in casa d'altri sono chiare:

La necessità di avviare un ampio programma di adeguamento e ammodernamento delle principali basi navali della M.M.I., denominato “Basi Blu”, correlato, non ad un piano regolatore come usualmente avviene per i porti mercantili, ma alla pianificazione di ingresso in linea e dismissione delle UU.NN. della Flotta Nazionale ed alle esigenze degli alleati.

Ma dal bando di progettazione della base tinta di blu alla Spezia ad oggi le cose sono cambiate, non solo negli annunci. Oggi le cose precipitano e la proposta non è quella di razionalizzare e tagliare, men che meno di lasciare. La proposta raddoppia. Così si passa da € 353.713.454,81 a € 805.421.358,90. Ma non fidatevi di chi scrive. Come si dice, carta canta. Allora prima ricordiamoci cosa prevedeva la prima versione di basi blu e cosa si proponeva per iniziare un percorso di riconversione.

Dallo stato attuale alla base tinta di blu

Base La Spezia - Stato attuale Progetto Base blu La Spezia

Dalla base tinta di blu ad un'ipotesi di progetto alternativo

Progetto Base blu La Spezia Ipotesi alternativa a Base blu

Il libro degli incubi

Poi, visto che ci piace esprimere opinioni sostanziate da fatti e non da propaganda (ogni riferimento a esponenti di Lega Nord, Fratelli d'Italia e compagnia cantante è del tutto voluto), ecco a voi due documenti sostanziali. La relazione tecnica del primo progetto e il libro degli incubi di come verrà tombato, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente, rendendolo, nella malaugurata ipotesi di un conflitto, uno degli obiettivi strategici.

Basi blu, versione base

Il nuovo incubo

Più che raddoppiando la cifra iniziale. Tutti soldi, evidentemente, sottratti dalla fiscalità generale a servizi essenziali, sanità, istruzione, assistenza sociale ecc., per costruire la nuova fortezza spezzina del nuovo millennio. Intanto sfatiamo il mito dei movimenti e dei comitati del NO. Al di là del fatto che, per esempio, i Murati Vivi hanno proposto in questi anni tonnellate di soluzioni alternativi, tutte ignorate totalmente, la vicenda dimostra che i progetti si possono modificare. Peccato che Marina militare, con l'avvallo di una politica totalmente avulsa dall'interesse pubblico, lo facciano peggiorando sempre più le cose. Peccato si. Primo perché questi peggioramenti avvengono con soldi pubblici, secondo perché non hanno alcuna ricaduta sociale positiva. Anzi.

Chi spaccia per un futuro bluprofondamente blu, che attende il golfo dei poeti, già con una prospettiva di 14 nuovi approdi di unità della NATO, cosa pensate che partorità in termini di propaganda con questa ulteriore espansione della base militare? Perché di questo si tratta. Mentre la classe dirigente ed amministrativa locale (e nazionale) plaude o tace, il territorio spezzino, invece di intraprendere un percorso di riconversione pacifica e di bonifica ambientale, virerebbe decisamente verso l'insicurezza e l'avamposto della terza guerra mondiale. Rassicurante.

In questo raddoppio c'è spazio per il grottesco. Perché se pensate che sia civile, ragionevole o se preferite indispensabile bonificare delle aree inquinate, gli uffici tecnici della Marina militare, in pieno adempimento alle policy ambientaliste che perseguono, sapete come affrontano il tema spinoso di una discarica di rifiuti tossico-nocivi? La tombano con una colata di cemento. Finite le buone notizie? No. Mi dispiace. Per chi si fosse perso qualche puntata, ecco a voi il regalo natalizio che, tutte le realtà con aree militari di vicinato, hanno trovato sotto l'albero.

La commissione Difesa della Camera dei deputati ha visto passare la proposta di legge presentata come prima firmataria dall’onorevole Paola Chiesa (Fratelli d’Italia) che intende svincolare le aree militari dalle norme sul rispetto dell’ambiente e del paesaggio delle singole regioni. La cosiddetta Clausola di compatibilità per l’applicazione delle disposizioni in materia ambientale adottate dagli enti territoriali alle aree militari, contenuta nell’articolo 15 bis che si propone di modificare l’ordinamento militare, sancirebbe che “le disposizioni in materia ambientale adottate dagli enti territoriali si applicano alle attività addestrative e logistiche militari nonché all’individuazione e alla gestione dei sedimi e dei poligoni militari compatibilmente con le esigenze di sicurezza e difesa nazionale”.

Detto in maniera più diretta: “Le aree militari non possono essere comprese in zone sottoposte, su iniziativa delle regioni, a vincoli ambientali e paesaggistici senza il previo consenso dello Stato maggiore della difesa”, recita la nuova norma che stabilirebbe in pratica un atteggiamento volontario da parte delle forze armate. Si predispone quindi per legge, ha esposto ai colleghi la deputata Chiesa, “una importanza prioritaria alle esigenze di difesa e sicurezza nazionale rispetto a disposizioni ambientali adottate da enti territoriali. Queste ultime disposizioni trovano applicazione, infatti, fino a quando esse non ostacolano o compromettono finalità militari ritenute prioritarie”. A discrezione dei vertici militari e “al fine di prevenire contenziosi e garantire la piena prontezza operativa dello strumento militare”.

Sul territorio spezzino, in cui le servitù militari sono numerosissime e spesso anche in zone di grande pregio naturalistico e paesaggistico, la nuova legge mette in luce ancora una volta tutta una serie di paradossi e la difficile convivenza tra i due ambiti. Solo la buffer zone del sito Unesco Porto Venere Cinque Terre e isole Palmaria, Tino e Tinetto, creata nel 2021 come fascia di rispetto attorno al Parco nazionale delle Cinque Terre, copre un’area di 15.695 ettari (di cui 5.607 in terra e 10.087 in mare) che confina tra le altre cose con l’arsenale militare, la base navale, il balipedio Cottrau e ingloba addirittura la fortezza del Varignano, la base della Castellana, la zona di addestramento del Muzzerone e ovviamente la stessa isola del Tino.

Il nuovo articolo assimilerebbe inoltre i siti militari e le aree addestrative a siti industriali dismessi, secondo la definizione del Codice dell’Ambiente varato nel 2006, con conseguenze sulle procedure di bonifica dei siti contaminati e in particolare sulle concentrazioni di soglia di contaminazione che oggi, per le aree militari, si individuano “tenuto conto delle diverse destinazioni e delle attività effettivamente condotte all’interno delle aree militari”.

Cosa stiamo aspettando? Basi blu sta dirottando miliardi di euro sul servilismo neocoloniale, come avamposti di guerra. Un disegno che non investe solo le realtà che vivono ai margini dei reticolati della Marina militare. Dalla Toscana al Veneto, dalla Sicilia alla Sardegna. Il nostro paese sta diventando una piattaforma di lancio di guerra. Lo sta diventando con i soldi di noi contribuenti, attraverso una campagna costante e capillare che coinvolge scuole e luoghi di lavoro. Dalle nostre case partono le guerre, finanziate con le nostre tasse.

No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere.

Giacomo Ulivi
partigiano
(Lettera agli amici)

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L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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