Antifascismo
William Domenichini  

L'ignoranza è forza

L'ignoranza è forza, così come la guerra è pace e la libertà è schiavitù. Probabilmente nemmeno Orwell avrebbe pensato che la sua distopica visione fosse raggiungibile. Ma restando fedeli al bispensiero, e capovolgendo gli assiomi del Socing, tutto torna, correntemente. Non si tratta di uno sproloquio e se non avete letto 1984, affar vostro, riparate.

Sta di fatto che oggi, c'è un elemento che ricorre con nauseante costanza. La riabilitazione fascista.

Portovenere che è balzata agli onori della cronaca, ma non per la sua bellezza, ma per i capi d'accusa (corruzione elettorale con aggravante mafiosa, corruzione per l'esercizio della funzione, abuso d'ufficio e turbativa d'asta) al suo ex sindaco, Matteo Cozzani. Già ai tempi, il revisionismo produceva i suoi effetti. Stiamo parlando della moda del momento, l'equiparazione nazismo-comunismo. La bestemmia storica ha toccato anche le coste del golfo dei poeti.

A farne le spese fu Giacomo Bastreri. O meglio la sua memoria. Un ragazzo, operaio, comunista, che durante una spedizione punitiva fascista (1921) a Porto Venere fu ferito da un colpo di pistola, rimasto inerme sul selciato. I fascisti lo finirono a pugnalate. Tutti arrestati, verranno presto prosciolti dal tribunale di Chiavari. Cosa rimane di un sacrificio simile? Una piazza, all'ingresso di una borgata marinara ed una targa in una sala di proprietà comunale, dedicata a Renzo Mantero. Poi una targa in ardesia che riportava il simbolo del Partito Comunista Italiano e l’intitolazione a Giacomo Bastreri.  Chi amministrava il comune di Porto Venere decise di rimuoverla.

Un incidente di percorso? Ma nemmeno per sbaglio. 2025. Gli epigoni politici dell'ex sindaco a processo (quasi tutti membri della passata giunta) non possono essere da meno. Tocca intitolare la sala consiliare. Cappello magico e cosa esce? Non un coniglio, ma un architetto. E direte voi, cosa ci sarà di criticabile in una figura che avrà certamente segnato la storia dell'architettura con progetti che ancora oggi risultano mirabili? Un architetto del ventennio, Giorgio Guidugli, autore, tra le altre cose di edifici scolastici in cui campeggiano logline di grande spessore democratico e culturale:

La scuola educhi la gioventù a nobilitarsi e a vivere nel clima storico creato dalla rivoluzione fascista.

Benito Mussolini

Ma la cosa non termina qui. Come sarebbe facilmente prevedibile, la minoranza portovenerese protesta e fa una contro proposta. Intitolare la sala consiliare all'ex primo cittadino di Portovenere,  Francesco Mazzolini. Oltre che esser stato sindaco della Liberazione, fu partigiano. Tenente della Regia Marina e dopo l'8 settembre 1943, scelse di aderire alle formazioni partigiane SAP della Giustizia e Libertà, partecipando alla lotta di Liberazione contro le truppe naziste e i collaborazionisti fascisti.

In questo clima è del tutto evidente che tra un partigiano che ha fatto il sindaco della Liberazione e un architetto del regime, la scelta non ha pari. Una tendenza che non si limita ad infangare la memoria di un luogo solo. Per esempio, a Piano di Follo. Un tempo sorgeva un forno, di proprietà della famiglia Montefiori, nel quale nottetempo veniva caricato il carretto con armi trafugate dai depositi abbandonati di un gruppo della Monterosa, sbandato dopo l'8 settembre. La manovalanza di quel carico erano i partigiani follesi che aderivano al battaglione Val di Vara. La destinazione di quei carichi era proprio il gruppo comandato da Dany Bucchioni. Oggi, in quel luogo, sorge il circolo di Fratelli d'Italia.

Recupero su ciò che sto lavorando, un pensiero che dovrebbe farci tornare a riflettere.

Se la liberazione avesse portato qualcosa di nuovo, se si fosse dato fiducia agli uomini che avevano fatto la guerra di liberazione, se si fossero integrati nella vita civile invece di metterli troppo spesso nelle prigioni, o di respingerli ai margini della vita e della politica, le cose sarebbero andate meglio. Nella situazione torbida e corrotta del dopoguerra non si è proposto ai giovani nessun ideale. Solo per i più furbi la corsa affannosa alle poltrone.

Renato Jacopini, comandante partigiano
(4 giugno 1973)

Dunque, l'episodio portovenerese da una misura, una delle ultime. Potrei citare i celebranti dei figli del secolo, la proposta di installare in una pubblica piazza la statua del gerarca fascista Costanzo Ciano. Oppure la vendita di gadget della X MAS nel Museo tecnico navale, o il tentativo di rivisitare la Liberazione della città capoluogo, attribuendola alle truppe alleate. In mezzo ci sono luoghi pubblici assegnati a formazioni neofasciste, tralasciando gli episodi di censura.

Tocca tornare all'ispirazione.

Siamo stanchi di riunioni e di raduni che non concludono nulla, siamo stanchi di ma­nifestazioni e di congressi che si esauriscono in parole. Bisogna lottare per un altro tipo di società, senza essere soffocati da un parlamentarismo velleitario, da leggi, decreti, dalla buro­crazia politica; considerano con animo triste l’ingiustizia trionfante, e, chi ha fatto la guerra di liberazione rumina l’amarezza che lo prende al ricordo dei morti, delle stragi, degli incendi.

Ma oggi sarebbe festa grande per i difensori dell’ordine a tutti i costi, se i gio­vani che non hanno fatto la guerra, si abbandonassero a certi loro impulsi più che giustificati e rispondessero al richiamo di una rivoluzione astratta irre­sponsabile, sollecitata magari dal potere costituito. Una volta si sapeva il significato concreto delle parole: democrazia, sociali­smo, libertà, laicità, rivoluzione. Oggi… ogni formula nasconde un inganno. Tutto è rimasto come prima, con le stesse tare e la stessa corruzione. Ecco perché credo sia venuta l’ora di riprendere l’opera abbandonata il 25 aprile 1945.

Renato Jacopini, comandante partigiano
(4 giugno 1973)


Foto di copertina BCS - https://rightsstatements.org/page/NoC-OKLR/1.0/

2 3 voti
Rating articolo
Sottoscrivi
Notificami
Lascia un tuo commento
Lascia un tuo commento

0 Commenti
Il più vecchio
Più recente Più votato
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
3d book display image of Il golfo ai poeti (no basi blu)

L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

Ottieni subito la tua copia >>
0
Mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero. Lascia un tuo commentox