Diritti e rovesci Opinioni Pace
William Domenichini  

La meglio umanità

I numeri sono importanti ma il concetto resta che quel che si è mobilitata è la meglio umanità. L'aggettivo non è presunzione, ma una declinazione oggettiva di chi contrappone barbarie e profitti a giustizia ed uguaglianza, preludio di una pace reale, non fittizia. 10mila persone nelle strade di una città fortezza come La Spezia, che chiedono dignità ad un popolo massacrato da 80 anni, che ha subito occupazioni, apartheid, violenze di ogni genere fino ad un vero e proprio genocidio. Che chiedono di riconvertire una fiera di armi, i cui acquirenti sono regimi feudali che utilizzano le armi prodotte da noi per massacrare altri popoli. Chiedono di rompere quel vincolo centenario che mura viva un'intera città e che oggi è solo un luogo vuoto e nocivo.

Da sabato 27 settembre al 4 ottobre non è solo un fiume di numeri, ma di emozioni. Ricorre una litania che spesso si sente: dove sono i giovani? Eccoli. Li cercavate, ma in realtà volevate manovalanza acritica. Li invocavate per passare un testimone indiscutibile. Invece hanno preso in mano il nostro tempo, non si sono nascosti dietro a calcoli, opportunismi e perbenismi. Di fronte alla tragedia palestinese non ci si limita ad esprimere vicinanza, si chiede di non esportare più armi ad Israele. Alla militarizzazione del territorio non si possono chiedere solo dei tavoli, occorre che la città pretenda ciò che è stato sottratto e gli venga restituito bonificato. Di fronte al ricatto occupazionale non si limita a degli slogan, ma chiede di iniziare un percorso di riconversione.

L'acampada ha iniziato il suo percorso tra contumelie social e calunnie menzognere. Sconcertante il fatto che i fomentatori d'odio fossero niente di meno che assessori o consiglieri comunali. Come dargli torto. Nella loro incultura democratica, l'acampada rappresenta un venefico antidoto in una società individualista. Ha trasformato una non-piazza, dove l'assassino del golfo dei poeti campeggia, in un luogo di incontro, di discussione, di fratellanza e sorellanza, di umanità. Non a caso, se i primi giorni dalle auto di passaggio si sentivano sterili "andate a lavorare", nelle ultime ore chi transitava lungo viale Amendola gridava "Palestina libera!".

Il cerchio assembleare è un fiume di emozioni. Giovani che si sono dati anima e corpo per fare insorgere una città contro le barbarie, hanno condiviso, tra mille differenze che l'hanno arricchita, un percorso che difficilmente si può fermare. Quando sia cominciato non è dato saperlo. Forse nei locali del Camec, quando l'artivismo di Alessandro Giannetti e Murat Olol ha impresso sul muro la bestemmia laica "Demilitarizziamo La Spezia". Forse su gli striscioni "Via la NATO dalla Spezia". O dalle assemblee per contrastare basi blu. Nel corteo antimilitarista e antirazzista del 17 maggio, dove 4 gatti che scimmiottano il passo dell'oca sono spariti di fronte ad un fiume antifascista. Oppure nel corteo del 31 maggio, che poneva le basi per portare al centro del dibattito e della pratica la questione del genocidio palestinese in corso.

La mobilitazione spezzina ha contrapposto, con la forza delle idee, la propaganda retorica della fiera di guerra. Per la prima volta, dopo decenni, un evento che viveva di incensamenti acritici, ha visto contrapporsi una parte importante della comunità. Qualcuno potrebbe pensare che il mio sia solo ottimismo, tuttavia le dichiarazioni dei vassalli non sono più roboanti elencazioni, ma chiudono con contumeliche giaculatorie, perché il popolo non sta più a guardare.

Trovo quindi sbalorditivo che una città con questa storia debba in qualche modo “vergognarsi” per la presenza della Marina Militare o di aziende come Fincantieri, Leonardo e altri operatori del comparto. Quale sarebbe quindi, secondo chi critica, la soluzione? Chiudere queste aziende e lasciare a casa migliaia di lavoratori? Ciò che fa ancor più riflettere è che magari, tra coloro i quali criticano aspramente Seafuture, ci sono pure persone che hanno raggiunto la pensione lavorando proprio in questo settore; critiche così aspre da parte loro che risultano, francamente, davvero incomprensibili.

Stefania Pucciarelli, senatrice
(3 ottobre 2025)

Mi perdonerete se vi ho importunato con una dichiarazione così, da nulla cosmico, peraltro fatta da una figura che dovrebbe raccogliere le istanze che vengono dal territorio, senza stigmatizzarle, ma cercando di trasformale in proposte. Ma occorre capacità ed onestà intellettuale. Se non vi sono, non s'inventano e quel che resta è un selfie con l'ex capo di stato maggiore della difesa, che fa figo (Aridatece la prima repubblica).

La mobilitazione investe tutto il paese, ma alla Spezia la questione è ai limiti del paradigmatico. Da una città che da 150 anni è piazzaforte militare, che ha subito i più pesanti bombardamenti alleati di tutta Europa, che ha fondato la sua monocultura industriale nel militare, qualcosa scricchiola. Chi la conosce, chi la vive, chi qui lotta, si strofina gli occhi per sapere se sogna o è desto. E se ne accorgono anche i maggiordomi degli stati maggiori e dei consigli d'amministrazione della società di guerra. Banalmente, nei quotidiani, la prima notizia (e non poteva che essere oggettivamente così) è la mobilitazione. In secondo piano vanno gli affari con le mani sporche di sangue.

Il sacrificio del popolo palestinese non può e non poteva essere lasciato inascoltato. Non almeno per chi l'umanità la pratica. La concomitanza con la fiera d'armi SeaFuture ha assunto un effetto sovrapposizione degno della migliore teoria di Schrödinger. L'effetto dell'Acampada non è stato solo la mobilitazione della meglio umanità, ma ha instillato un antidoto, quello del pensiero critico. Se questa mobilitazione non si fosse palesata probabilmente una lavoratrice di Leonardo non sarebbe stata invogliata ad esprimere il suo pensiero, che è un elemento di discussione importante. Il suo sentimento ha trovato la sponda di chi, da decenni pratica i propri principi, e questo non può che essere l'inizio di un processo, che deve essere inarrestabile.

Non chiedo a nessuno di fare come ho fatto io e come me, diverse altre lavoratrici e lavoratori delle aziende militari in diverse città italiane. Ma credo sia venuto il momento di aprire un confronto e un dialogo anche con i lavoratori e le rappresentanze sindacali delle aziende a produzione militare presenti nel nostro territorio.

Giancarlo Saccani, Rete Pace e Disarmo
(3 ottobre 2025)

Giovedì 2 ottobre, all'annuncio dell'intercettazione illegale della Global Sumud Flottilla, in 30 minuti la piazza si è riempita. Cittadine e cittadini di ogni credo, passione, sentimento, sapevano che li si doveva andare. Che quello era il luogo in cui riversare la propria indignazione e la propria solidarietà. In 30 minuti migliaia di persone hanno sfilato per la città. Quando il corteo è arrivato nuovamente di fronte all'ingresso principale dell'Arsenale, un grido si è levato: "Oggi i murati vivi siete voi!"

Lo sciopero generale del 3 ottobre, forse rasenta la data storica. Chi ha memoria della città che fu dei poeti non ha dubbi. Per ricordare una mobilitazione simile occorre risalire agli anni settanta. Il corteo non si ferma. Raggiunge il raccordo autostradale. Il tabellone informativo modifica la comunicazione: Società Autostrade Liguri Toscane, Chiusura causa manifestazione. Non è finita così. Il corteo rientra in piazza Palestina Libera e quella piazza è animata, come in tutte le giornate e le notti precedenti, da discussioni, confronti, musica e socialità.

Emozioni, dunque. Un fiume. Perché la meglio umanità ha detto basta. Ha rotto gli schemi e gli indugi. Ha trasformato gli attendismi e le reticenze. Si è concretizzata, si è data corpo, ha preso i suoi spazi e li ha restituiti alla città. In un mondo che cerca il suo declino inarrestabile, se vogliamo partire dal pessimismo della ragiona, la risposta di una nuova umanità ha ritrovato cuore e pratica nell'incontro reciproco di generazioni della meglio umanità. L'ottimismo della volontà non può che dire, adelante.


Speziamo le armi
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L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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