Analisi Antifascismo Fulmine è oltre il ponte Libri Local
William Domenichini  

Se la Resistenza fa paura

Se la Resistenza fa paura, allora è il caso di porci qualche domanda. Non dirò chi, non dirò come, ma dirò quando e cosa. Sul perché ognuno di noi sarà libero farsi una propria idea. Non per reticenza o per avvolgere questo episodio da un fantomatico mistero. Solo per rispetto di persone che in questo squarcio hanno vissuto con profondo disagio e con conseguente timore, ciò che racconterò.

Premesso che la censura al mio Fulmine è oltre il ponte non è una novità sconcertante. Correva l’anno 2019 quando il sindaco spezzino, Peracchini, prese il pennarello e depennò la presentazione, già a calendario, nella rassegna Libriamoci. Quindi non essendo novizio, in tal senso, la reazione a questo nuovo episodio è stata piuttosto britannica. Tuttavia è difficile nascondere il disagio di vivere in un paese in cui, ancora oggi, parlare di Resistenza mette in difficoltà, incutere timore. Quindi meglio non farlo.

Se la Resistenza fa pauraAntefatto, se la Resistenza è un valore. Una meravigliosa docente, per dedizione al suo lavoro e per tenore morale, mi contatta. Mi chiede disponibilità ad incontrare i suoi studenti, con cui sta facendo un percorso cognitivo e didattico sulla Resistenza ed il nostro territorio. Lo scopo è molto semplice. Raccontare ai ragazzi la Resistenza, dalle memorie alla ricerca, dalla narrazione dei luoghi alla descrizione dei personaggi e dei loro sentimenti. Di fronte ad una proposta così stimolante, come mi è capitato in altre occasioni, sono disponibile ai docenti nel programmare il nostro incontro.

Evoluzione, se la Resistenza è attualità. La docente mi contatta una seconda volta, ampliando la proposta. Fare l’incontro nella sala consiliare del comune perché il tema è strettamente connesso con le nostre libertà, i nostri diritti ed i doveri. Svolgerlo in una sala, deputata alla rappresentanza democratica di una comunità, avrebbe un valore ancora più significativo per i ragazzi. Inutile dire che il mio pensiero fu: fortunati questi ragazzi ad avere un’insegnante del genere.

Intoppo, quando un libro deve stare in biblioteca. La terza telefonata con l’insegnante inizia a presagire che le cose non stanno andando per il meglio. Ma mettendo da parte il pessimismo della ragione, continuo a pensare che l’obiettivo sia esclusivamente quello di passare una mezza giornata con dei ragazzi e raccontare la mia esperienza. Sta di fatto che il primo cittadino, una volta interpellato non intende far fare l’incontro nella sala consiliare, perché ritiene che per parlare di un libro occorra andare in biblioteca.

Conclusione, se la Resistenza fa paura. Con voce provata, tra l’imbarazzo e lo sconforto, l’insegnante mi contatta per l’ultima volta. Dopo un lungo colloquio, la dirigente scolastica, venuta a conoscenza del progetto, ha deciso che non fosse il caso di presentare un libro sulla Resistenza ai ragazzi. Di fronte alle, è il caso di dire, resistenze dell’insegnante, sul contenuto del libro, sulla sua struttura narrativa, sul modo con cui descrive fatti e persone coinvolte in un orrore come la guerra di Liberazione, la dirigente scolastica, a malincuore, non ha sentito ragioni ed ha espresso il suo rammarico: qualche genitore potrebbe non apprezzare una simile iniziativa.

Questo episodio potrebbe essere accaduto in un qualsiasi comune del nostro paese, da nord a sud, da est ad ovest della penisola, in questo anno preciso, 2023. Non l’ho voluto raccontare per ricordarci quando e quanto la Resistenza faccia paura. L’ho voluto fare per lasciare una testimonianza di quale e quanto impegno occorre profondere, affinché i valori di civiltà che sono stati costruiti sulla vita, sul sacrificio e sulla pelle di tante donne e tanti uomini non sia vano. E l’ho fatto per dare coraggio a tutti quegli uomini e quelle donne che con grande spirito di riconoscenza, nonostante il clima in cui viviamo, continuano a credere in quei valori.

La pericolosità del mio libro è ormai impressa nelle sue pagine, che circolano pericolosamente, che grondano e trasudano ciò che la mia famiglia ha vissuto e raccontato. Non c’è sindaco che si interponga, non c’è dirigente scolastico che tema reazioni, che possa impedire a quelle parole che ho scritto di far vivere, ogni volta che si sfogliano quelle pagine, le storie di chi ha combattuto contro il fascismo e ci ha passato un testimone di Giustizia e di Libertà. Ecco perché, non smetterò mai di essere antifascista e resistente, unico antidoto alla paura.

Ora e sempre, Resistenza.

PS: ho voluto utilizzare l’immagine del manifesto che ha fatto ARCI per questo 25 aprile, perché penso sinceramente che abbia colto il segno dei tempi.


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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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