Analisi Global Local
William Domenichini  

La continuità del ministero della guerra

Roma, 25 gennaio 2023. La continuità del ministero della guerra. “Questa mattina il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha illustrato le linee programmatiche del Dicastero, nel corso di una audizione davanti alle commissioni riunite IV Difesa Camera e 3ª Affari Esteri e Difesa Senato“. Quando si dice il dono della sintesi. Ma se volessi sapere quale siano queste linee guida? Occorre armarsi, è il caso di dirlo, di santa pazienza e iniziare a ricercare.

Linee guida politiche, si sarebbe detto un tempo. Le parole del ministro Crosetto sono illuminanti. Ci siamo illusi della fine dei conflitti, casomai qualcuno avesse messo in dubbio che dal 1945 ad oggi il mondo fosse vissuto in pace. Le missioni di pace sono formalmente un capitolo chiuso, casomai qualcuno avesse avuto ancora l’idea che i nostri eserciti esportassero democrazia in Iraq, nei Balcani, in Afghanistan, e via discorrendo. Per illustrarle, il successore di Guerini, si è avvalso di un approccio tipicamente militare, parole sue, partendo dallo sviluppo di contesti di operazione multidominio, in linea con i concetti operativi della NATO.

Occorre rendere il sistema più in linea con le minacce attuali. Il ruolo della Difesa nei domini Spazio e Cyber, “dovrà farsi promotrice ed essere protagonista di un percorso che porti all’unicità di indirizzo strategico e di policy sia a livello nazionale che nell’ambito delle Organizzazioni internazionali di riferimento. Sullo Spazio serve costruire una legge che disciplini la governance dando alla Difesa quanto merita, visto che nel futuro possibile lo Spazio potrebbe essere un luogo non soltanto di opportunità tecnologica, ma anche di scontro tra Paesi“.

Questo è un tema che troverete anche ne Il golfo ai poeti (No Basi Blu), a conferma che ciò che accade nei territori, in termini di militarizzazione, è un’eco di tempeste ben più vaste. I sacri testi con le greche considerano l’organizzazione e lo sviluppo di un’operazione militare basandosi tradizionalmente sull’analisi di tre fattori: spazio, tempo e forze. Il cyber comprime il tempo, dilata lo spazio e rende meno rilevanti le forze.

Le dinamiche di finanziamento, ricerca e sviluppo per perseguire la cosiddetta autonomia strategico-militare, presuppone di escludere le spese militari dal Patto di stabilità. Per Crosetto si tratterebbe di una questione “meramente tecnica“, tanto che il collega dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, parrebbe abbia “già portata sul tavolo dell’Europa“. Si badi che non stiamo parlando di un cambio di rotta, di un’inversione di marcia rispetto ad un passato pacifista e di riconversione bellica, tant’è che nel dibattito ai margini dell’intervento del ministro Crosetto, le parole dell’on. Graziano (Pd) non si sono certamente riconosciute discostanti dalle linee guida presentate, anzi, sono state modo di rivendicazione delle gestioni passate.

La dottrina è quella concordata la scorsa primavera a Ramstein che porterà l’Italia ad aumentare le proprie spese militari fino al 2% del Pil entro il 2028 (attualmente è all’1,54%), un impegno che fu assunto, beninteso, nel 2014. “Il sesto decreto sulle armi da inviare all’Ucraina ci sarà” e “darà all’Ucraina la possibilità di difendersi dagli attacchi aerei”. Come? In collaborazione con la Francia si sta finalizzando l’invio del Samp/T, un sistema missilistico terra-aria sviluppato a partire dai primi anni 2000 nell’ambito del programma italo-francese Fsaf (Famille de Sol-Air Futurs, cioè Famiglia di Sistemi superficie aria) dal consorzio europeo Eurosam (formato da Mbda Italia, Mbda Francia e Thales). D’altronde, in un campo aperto di definizioni, lo stesso Crosetto ebbe modo di definire il sesto decreto armi “a prova di pacifisti“, anzi, “il meno bellicoso degli ultimi cinque visto che questo è l’unico che ha solo armi difensive”.

C’è un ultimo tema che dai banchi delle commissioni congiunte è emerso, in vari interventi: il patrimonio immobiliare della Difesa. Un bottino che fa gola a molti, si tratta di immobili, di strutture, di aree territoriali molte delle quali inutilizzate. Un dibattito ai limiti dell’imbarazzante se si pensa alla realtà spezzina, alla quantità di aree militari inquinate ed abbandonate, su cui pendono progetti costosi e che non miglioreranno di una virgola lo status quo. Nonostante ciò, nonostante le spade di Damocle pendenti (Basi che diventano blu, caserme dipinte di verde e aeroporti tinteggiati di azzurro), parrebbe che le questioni dirimenti siano i vincoli urbanistici imposti dalle pianificazioni locali.

Intanto non una parola di Pace, non una parola di negoziato. Non sembrano passati quindici secoli dal Vis pacem para bellum, probabilmente siamo ancora all’utilità del metus hostilis, della necessità di un nemico ancor prima dell’immarcescibile ed utilissima paura del nemico. Vincere, vincere, vincere.

https://webtv.camera.it/evento/21623

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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