Un buco nero ma tinto di blu
La base militare spezzina assomiglierebbe sempre più ad un buco nero, ma tinto di blu. Costruita in epoca ottocentesca, oggi, a poche decine di metri dalle case, il paradosso si traduce in esigenze di sicurezza che negano spazi e mare alla città che la ospita. Tuttavia l'ospite, Marina Militare, parrebbe essere in grande confidenza con l'ospitante, il Comune della Spezia. La liaison, assai poco proficua per la comunità, procede a grandi falcate. Come dimostra la chiusura della panna antintrusione, posta all'ingresso della darsena Duca degli Abruzzi. Motivo? Sicurezza, of course. Poi, contrordine. L'assemblea, partecipata da centinaia di cittadini ha disciolto ogni esigenza militare e le misure di sicurezza sono state procrastinate, a data da destinarsi.
Nonostante la premessa, la soap è densa, quindi accomodatevi.
Prima puntata. Marina ordina, il Comune dispone
In politica si chiede, ormai dai tempi dei terremoti giudiziari degli anni '90, prima di tutto competenze. Dunque, la giunta Peracchini ha preso alla lettera questo dettame, così l'assessore ai lavori pubblici, con delega ai rapporti con la Marina militare, non poteva che essere un ex sottufficiale della Marina militare. Su una cosa è estremamente competente: la propaganda. D'altronde, una bugia, ripetuta infinite volte, rischia di divenire verità. Tuttavia, nonostante la giunta Peracchini abbia anche un'assessora (nonché deputata in Parlamento) con delega alla musealizzazione di un sommergibile, di risultati non se ne vedono.
Se l'opposizione presenta un'interpellanza su temi riguardanti le attività della Marina militare e il loro impatto sulla cittadinanza, al massimo ottengono una lettura delle comunicazioni della forza armata. Se la comunità invita l'amministrazione a confrontarsi su temi, molto spesso spinosi, manco un nonnulla che si presentino certificati medici.
E se la Marina militare "minaccia" di chiudere l'unico accesso al mare all'ex borgata marinara di Marola? L'amministrazione attende proposte dalla comunità. Queste non tardano ad arrivare. Naturalmente c'è chi edulcora il sentire comune, ossia che la Marina militare deve riorganizzare i suoi spazi ridando ai marolini ciò che gli è stato sottratto da 150 anni. Ma si sa, gli interessi di pochi (furbacchioni) spesso sovrastano quelli di un'intera comunità. Assemblea popolare. A San Vito, spazio pubblico in concessione ai marolini. Il Comune avrebbe fatto sapere che quell'area, pubblica, non si potrebbero fare adunanze (probabilmente ritenute sediziose). Contrordine, all'area verde, unico spazio recuperato ai tempi della giunta Giacché (anni '80). Sta di fatto che dopo l'assemblea, centinaia di persone abbiano richiesto dignità, ascolto. Democrazia.
Risposta dell'amministrazione?
Si comunica che, a seguito di interlocuzioni per le vie brevi con il Comando Interregionale Marittimo Nord, l'entrata in vigore della chiusura delle barriere antintrusione, inizialmente prevista per lunedì 18 maggio p.v., è stata procrastinata a data da destinarsi, data che verrà tempestivamente comunicata non appena portata a conoscenza di questa Amministrazione.
Pietro Antonio Cimino, assessore con delega ai rapporti con M.M.
(13 maggio 2025)
Guerra si, guerra no. Sicurezza si, sicurezza no. Difficile districarsi. Intanto prendiamo tempo. Se ci saranno escalation poi lo comunicheremo.
Seconda puntata. Paga Pantalone.
Al netto degli svarioni giornalistici, il pasticciaccio del molo Varicella è stato solo un antipasto. Non solo dal punto di vista contabile, tanto sono soldi dei cittadini. Ma anche procedurale.
Così come il molo Varicella è stato ampliato per far parcheggiare il Trieste, anche il parcheggio (quello vero, delle auto), funzionale all'area Varicella sarebbe protagonista della stessa narrazione.
L'opera rientra nel programma Basi blu, i cui fondi sono esigibili poiché stanziati dalle leggi di bilancio 2017, 2018 e dall'atto del governo (Meloni) n°119 del 2024. Ma le esigenze della Marina militare ne necessitano urgenza. Ecco che spunta il bando di gara per la progettazione (FASC. 461). Il documento con cui MARISTANAV (e non MARIGENIMIL) pubblica il bando è introvabile, tuttavia l'ANAC lascia una traccia, grazie al codice CIG. Solo la progettazione, affidata al geom. Riccardo Barsotti, costa 8.582,37 €. Non essendo reperibile il documenti relativi alla procedura, potremmo stimare l'importo delle opere a base di gare, su un ordine di grandezza prossimo a 380 milioni di euro.
Ma di pasticciaccio in pasticciaccio, anche alla zona Scali, qualcosa non tornerebbe. Questa volta tocca alla direzione del Genio spezzino bandire una gara per la "Sostituzione strutture distanziatrici banchina scali lato ovest". Solo gli oneri per il sevizio di Coordinatore della Sicurezza in fase di esecuzione ammontano a 9.782,47 €. Si tratta di una base di gara che cuccerebbe dalle casse dello Stato ben 443.010,23 €.
Insomma, il programma Basi blu, almeno alla Spezia, parrebbe al palo, con ben oltre 800 milioni di euro a disposizione, ma la base non si ferma. Così ci si troverebbe di fronte al paradosso di opere progettate due volte, pagate due volte. Materia di indagine, se non altro in sede parlamentare, ma tant'è tutto fila liscio e nessuno disturba il conducente.

Terza puntata. Sicurezza prima di tutto.
Una città che ospita il Polo Nazionale della Subacquea non vorrete non avere una base sommergibilista? No, non ce l'ha. O meglio, ce l'aveva ma è stata spostata a Taranto. Alla Spezia sono rimasti due moli sbilenchi che, di tanto in tanto, ospitano qualche unità in transito. Chissà, magari per sostare ai cantieri del Muggiano (Fincantieri) per metter mano a qualche magagna.
Ma nel giorno del signore, non manca, per esempio che un'unità della classe Todaro, sosti nella base dei poeti. Queste unità sono "note" per avere un sistema di generazione di energia elettrica composto da celle a combustibile (Fuel Cell di tipo PEM) che necessitano di due elementi: idrogeno e ossigeno. Chi li fornisce? Come sempre ci viene in contro le fonti. Stante la documentazione disponibile, ossia le specifiche tecniche per l’acquisizione del servizio di ricarica e di fornitura di reagenti destinati all’impianto Fuel Cell delle Unità Subacquee e l'accordo quadro per l'affidamento del servizio di ricarica e di fornitura reagenti destinati all’impianto Fuel Cell, si tratta della società Linde. Per la cronaca si tratta di una fornitura che "cuba" circa 8 milioni di euro in 4 anni.
La normativa di riferimento è semplice. Regolamento per la disciplina delle attività del Ministero della difesa in materia di lavori, servizi e forniture militari, a norma dell'articolo 4, 3 comma 1, del decreto legislativo 15 novembre 2011, n. 208, recante attuazione della direttiva 2009/81/CE (D.P.R. 13 marzo 2013, n. 49). Poi, Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs 81/08 e s.m.i.). Ancora D.lgs. 27 luglio 1999 n. 272 e D.lgs. 36/2023. Senza dimenticare la Tutela ambientale (D.Lgs 152/06 e s.m.i.) e le Normative CEI 64-8/7 e CEI 64-14, financo il CCNL chimico farmaceutico attualmente in vigore. Pensate un po', tutte norme che, seppur al di là del muro invalicabile, la forza armata deve rispettare.
Sotto il profilo tecnico, le specifiche danno indicazioni assai interessanti. A bordo dei sommergibili il reagente idrogeno è stoccato in appositi contenitori (20.614,20 m3 circa) a mezzo di idruri metallici che lo assorbono in forma gassosa ad una pressione variabile fino ad un massimo di 63 bar (ossia poco più di 62 atm). Per l’operazione di rifornimento del reagente idrogeno é necessario
disporre di una delle stazioni di ricarica di proprietà della Marina Militare. Sono consentite due diverse modalità di approvvigionamento del reagente. Sotto forma gassosa (GH2) prelevato direttamente dai recipienti in pressione (circa 200 bar) trasportati con automezzi speciali (carri bombolai).
A bordo delle unità subacquee è necessario disporre di ossigeno in forma liquida sia come reagente per l'impianto celle a combustibile, sia come ossigeno per la rigenerazione dell'aria respirabile di bordo durante i periodi di immersione. Il trasferimento dell’ossigeno liquido dalla cisterna autotrasportata alle cisterne di bordo avviene tramite le manichette e le dotazioni di proprietà Marina Militare. Liquido, temperatura -183 °C a pressione atmosferica.
Immaginatevi che emozione e che sorpresa nel vedere un carro bombolaio nell'esercizio delle sue funzioni.

Quarta puntata. Sveglia! La Marina militare non dorme mai
Intanto le attività strategiche nella base navale proseguono. Non solo carri bombolai ma anche unità che vanno e che vengono. D'altronde, stiamo parlando della base della Marina militare italiana. Si, ma in uso a svariate forze armate. Francia, Qatar, USA, ma anche Grecia. Ebbene si, le unità elleniche, alla bisogna, ormeggiano alla Spezia. Voi direte, dunque. Immaginate cosa si prova ad abitare a poche decine di metri e affacciarsi a notte fonda, svegliati dai motori di unità navali greche.
La versione marolina di Boris è: come fai a nun bestemmià. Ma Biascica non dimora sulla costa dei pirati, dunque perché far dormire i cittadini? In una realtà in cui in punta di documentazione si spenderebbe due volte per le infrastrutture, in cui si millanta sicurezza e poi le uniche sparizioni sarebbero relative a controlli, protocolli di sicurezza e rispetto di pianificazioni acustiche e normative, la situazione si complica.
Immaginatevi se queste informazioni dovessero arrivare sul bando di un/a parlamenta. Chissà, magari presenterebbe una tonnellata di interrogazioni? Oppure se fossero note ad un candidato/a sindaco. Magari svilupperebbe una visione di città. Ma questa, allo stato attuale, pare pura e semplice fantascienza.
