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Omnia sunt communia
William Domenichini  

Odio i coccodrilli, ma Emilio…

Si, odio e detesto i coccodrilli, ma Emilio Molinari non è una figura da incensare da ricoprire di retorica. Così con il cuore, affetto e gratitudine, lo voglio (o forse sarebbe meglio ;ire lo devo) ricordare come l'ho conosciuto e come siamo rimasti in contatto. Con affetto e stima. Sarà stato il 2008, o giù di lì. In quella mia vita, dedicavo una parte del mio tempo a difendere i beni comuni. Una traccia che non si perde facilmente invecchiando.

Ora chi si occupa di res comune, di ciò che dovrebbe appartenere a tutte/i, in quei tempi era impossibile non imbattersi in compagni di strada come Paolo Cacciari, Gianni Naggi, Mario Agostinelli, Ciro Pesacane e perché no, anche un certo Fausto Bertinotti. La lista sarebbe lunghissima e mi perdoneranno, tanto i citati quanto i non citati. Ma c’è un compagno che non mancava. Emilio Molinari. Ora io non starò ad elencare il suo percorso politico. Cercatevelo, ne val la pena. E direte voi. Che palle.

Immaginate un pensionato, un ex operaio della Borletti, approdato ad Avanguardia operaia, che al tempo voleva che i suoi quadri dirigenti dedicassero a tempo pieno il loro lavoro politico. Un uomo che ha dedicato una vita alla militanza politica, non per carriera, ma per convinzione.

Per me Emilio Molinari sono stati infiniti scambio di e-mail, riflessioni, documenti, analisi, dati, sui processi di mercificazione dell’acqua. Il suo entusiasmo, canuto ma con l'energia di un adolescente, quando gli mandavo le foto della banda del Quorum. Emilio per me è una serata meravigliosa, concludendo un iniziativa relativa all’allora vertenza ACAM. Emilio fu spinta per conoscere il mondo dei beni comuni materiali. Ricordo ancora quando gli mandai il mio "reportage" da un piccolo borgo spezzino, a me caro, come Carnea, dove raccontavo la storia dell'acqua dei carneoli.

Voleva mangiare la famosa farinata, anche se il suo cardiologo l aveva sconsigliato. E fu una serata meravigliosa, con sua moglie Tina, donna adorabile che non gli stava al suo fianco, procedeva insieme a lui nei suoi ideali, nelle sue battaglie, nelle sue utopie. I racconti di quando andavano in vacanza, con 4 soldi in tasca, esplorando le coste e i boschi jugoslavi.

Emilio fu pensiero critico, dalla parte degli ultimi. Sempre. Aveva colto quanto la prassi neoliberista avesse nella sua nuova trincea un obiettivo concreto. Privatizzare i monopoli naturali, continuando a sfruttare natura ed esseri umani. Una lettura marxiana da Critica al programma di Gotha, ma che aveva un attualismo sconcertante. Così come la sua determinazione.

Durante un’ iniziativa a Montaretto, mitico luogo di lotte sociali memorabili, sulla costa del levante ligure, fu invitato a parlare di acqua pubblica. Lui, memore di molte iniziative spezzine, conosceva bene lo status locale della vecchia municipalizzata, che presto sarebbe stata servita come un boccone alle grandi multi-utility. Al tempo si parlava di HERA, poi fu IREN a fagocitarla. In quel dibattito la sua posizione, cristallina e senza remore per l’acqua pubblica, fu contestata da un anziano militante di lungo corso.

Lui lasciò argomentare l’intervento, veemente e a tratti offensivi nei suoi confronti. Arrivò il momento in cui rispose e lo fece , parola su parola, demolendo la retorica di chi difende la linea del partito ma non ha molti argomenti. Emilio ne aveva da vendere. Il suo astante, stizzito, tentò di interromperlo, ma con scarsa fortuna. Emilio ribatte’ punto per punto, quando ad un tratto, sfinito dall’ennesimo tentativo di interruzione apostrofò il suo accanito rivale con l’unico termine che gli si addiceva: fascista. Immaginatevi lo scompiglio. Lui, con il suo cuore ribelle, continuava imperterrito a sostenere le tesi referendarie e i suoi principi di salvaguardia dei beni comuni.

Ci sentimmo in uno scambio quando mandò una sua riflessione su genocidio in atto in Palestina, di  cui vi ripropongo il finale:

Sono vecchio e stanco, vedo il mondo sgretolarsi e ho perso i termini politici per rispondere a questa indifferenza epocale. Devo ricorre a parole che non mi sono usuali, che stanno nella sfera dei sentimenti umani: la Pietà. Si! Chiedo la pietà per milioni di palestinesi di Gaza, di cui 900 mila bambini. Pietà per evitare e fermare il massacro annunciato. Perché questo è il problema, rimosso da tutti, il solo grande e immediato problema: Lo sterminio di Gaza. E la pietà? E' il solo sentimento di cui forse disponiamo ancora....la solidarietà, la diplomazia, la ragione...ormai temo le abbiamo perdute.

Emilio Molinari, Parole
(11 ottobre 2023)

Emilio Molinari fu tante cose e in tutte quelle cose segnò il suo ed il nostro tempo. Fu un esempio, del quale serberò con grande affetto tutta la sua umanità. Ma al di là del personale, Emilio Molinari è un esempio ed un monito per chi non l'ha conosciuto. L'unica battaglia persa è quella per cui non si lotta.

Ciao Emilio. Grazie!


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Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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