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I miei libri - Urtubia - Tutto sarà nienteI miei libri, o quel che scrivo, decidete voi, non accadono per caso. Quando iniziai a scrivere, mosso da una spinta morale di raccontare e senza alcune ambizioni, imboccai una strada, quella che continuo a percorrere, con il piacere di chi vuole narrare delle storie. Gli orrori del mondo, le vite degli altri, un po' di se stesso (ma non troppo), le gioie della vita, gli incubi che la possono attraversare.

Una "collega" di penna mi disse che i miei libri, la mia scrittura, è un atto civile, politico. Le risposi che anche la sua scrittura è un atto civile e politico, come quella di chiunque prenda "carta e penna" ed imprima il suo pensiero, la sua esistenza, raccolga le proprie emozioni e le trasmetta. Se non impregnato di ignavia, se non è un semplice atto edonista, autoreferenziale, scrivere, come qualsiasi atto creativo, è e sarà sempre un atto politico.

Dunque se dovessi dire cosa significa per me scrivere sarebbe come raccontare me stesso, raccontare un pezzo di noi stessi in relazione al mondo che ci circonda, e come noi circondiamo il mondo. Scrivere è un perpetuo porsi domande, senza pretendere di trovare le risposte, ma intraprendendo una strada comune per darne un senso. Ciò che è stato e ciò che è, cercando di farlo con l'intento di "restare umano".

Questa pagina ha come icona Lucio Urtubia, un Quijote che non combatte contro i mulini a vento ma contro veri giganti.

Il possibile dell’impossibile, questa è stata la mia vita.


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L'ultimo lavoro

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese. Pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla. Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.
Antonio Mazzeo

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