Gaza, senza voce. Parole
Opinioni Pace
William Domenichini  

Parole, senza voce

Siamo rimasti senza voce, per cui occorrono parole. Avevo in animo di scrivere, di segnare nel mio diario questi tristi giorni di guerra, di come la memoria sia un inutile fardello per molti, o un comodo espediente per tanti. Un altro mondo è possibile? Forse sarebbe necessario. Poi ho ricevuto una mail, che certamente in tanti hanno ricevuto. Mi ha aperto il cuore, non solo per l’affetto, la stima, i valori e le battaglie che mi legano a chi me l’ha inviata, ma soprattutto per il contenuto. Così eccola, ho deciso di darle voce anche su questo Diario di bordo.

In questo caos di guerre, e soprattutto in questo caos mediatico, ho avuto la sensazione che occorresse parafrasare quel tale. Se voi avete il diritto di dividere il mondo in buoni e cattivi, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono i miei buoni e la mia Patria, gli altri i miei stranieri e i miei cattivi.


Parole, 11 ottobre 2023

Sono stanco di giurare la mia condanna sui crimini di Hamas, prima di parlare di Gaza. Li condanno, sono inorridito! Fanno male prima di tutto alla causa palestinese. Non voglio più discutere di chi è l’aggredito e chi è l’aggressore soprattutto in Palestina. Non voglio parlare di geopolitica, ho perso le parole e le sedi dove parlarne ed essere ascoltato.

Continuo a chiedermi: dove è finita la ragione umana: se il ministro di un paese democratico come Israele per combattere Hamas ci dice: A Gaza assedio totale! Niente più cibo, acqua, medicinali, energia gas. Sono animali”, mentre i suoi carri armati si ammassano per entrare e i suoi aerei la bombardano da giorni e nessuno si indigna?

Se la quasi totalità dei giornalisti, dei conduttori TV, dei personaggi intervistati, dei politici, ripete questo concetto senza un commento, senza un moto di sconcerto sui loro volti, io non so più con quali parole poter discutere. E ne ho ancora meno quando sento che si vuole armare i “coloni” israeliani…per difendersi o dare la caccia al palestinese?

Sono vecchio, la mia memoria è lucidamente vecchia e vecchio è il mio modo di ascoltare e di reagire a ciò che ascolto.

Mi indigno solitariamente, quando chi dispone dei mezzi di informazione dimentica lo Statuto della Corte Penale Internazionale che recita: Per sterminio si intende… sottoporre intenzionalmente le persone a condizioni di vita dirette a cagionare la distruzione di parte della popolazione, quali impedire l’accesso a vitto e alle medicine.

Allibisco quando sostituiscono i diritti umani con la “ragione della vendetta”, facendo di questo concetto la nuova cultura del diritto internazionale.

Trovo impossibile che non vengano i brividi a chi ripete tranquillamente in TV, il concetto: … sono animali.

Animali?…Lo stesso concetto usato dai “coloni” americani mentre sterminavano i nativi di un continente, lo stesso usato in America latina o dagli stati schiavisti verso gli africani, lo stesso usato dai nazisti per sterminare 6 milioni di ebrei… sono animali.

Sono vecchio e stanco, vedo il mondo sgretolarsi e ho perso i termini politici per rispondere a questa indifferenza epocale. Devo ricorre a parole che non mi sono usuali, che stanno nella sfera dei sentimenti umani: la Pietà. Si! Chiedo la pietà per 3 milioni di palestinesi di Gaza, di cui 900 mila bambini. Pietà per evitare e fermare il massacro annunciato.

Perché questo è il problema, rimosso da tutti, il solo grande e immediato problema: Lo sterminio di Gaza. E la pietà? E’ il solo sentimento di cui forse disponiamo ancora… la solidarietà, la diplomazia, la ragione… ormai temo le abbiamo perdute.

Emilio Molinari


Foto: www.rtl.it

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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