La menzogna militare (in)sostenibile
Eventi Il golfo ai poeti Libri
William Domenichini  

La menzogna militare (in)sostenibile

La menzogna militare (in)sostenibile è il mio contributo, per l’associazione MuratiVivi, all’iniziativa Fridays For Future Italia, che ha indetto, per venerdì 6 ottobre 2023, una nuova giornata di sciopero e mobilitazione a livello territoriale annunciata dallo slogan: “Contro la crisi che avanza, costruiamo insieme una nuova resistenza climatica”. La Spezia e la sua insosntenibilità ambientale è racchiusa in tanti temi. Dal rigassificatore di Panigaglia alla centrale ENEL, dalle emissioni delle crociere alla presenza della collina dei veleni. In questo contesto, le aree militari, e le attività ad esse connesse, rappresentano un elemento sostanziale ed insostenibile, oggetto di narrazioni fantasiose, talvolta menzognere.

Una città murataviva

Nell’estate 2010 un gruppo di giovani marolini fa sbocciare una protesta nel cuore del Palio del Golfo. Magliette arancioni, il colore della borgata di Marola, ed una scritta: Murativivi. Un messaggio, dall’unica borgata di mare senza mare, che per la prima volta cerca di attirare l’attenzione della pubblica opinione su quel golfo che fu dei poeti, divenuto un puzzle di zone militari. Muri e reticolati di filo spinato che lasciano alla città pochi metri di accesso al mare, privando gli abitanti di enormi aree abbandonate ed inquinate, che potrebbero tornare alla città.

A Marola la situazione è paradigmatica. Una borgata sulla costa di ponente, privata del mare e strozzata da un muraglione che ormai difende solo ruggine ed erba di capannoni inutilizzati. Qui le vie antiche portano soltanto al muro, i racconti di mare tramandati sembrano favole di altri luoghi e gli anelli per l’ormeggio delle barche continuano a ricordare la riva scomparsa. Dalla demolizione della chiesa, i marolini smontano di notte il muraglione costruito di giorno, per essere fermati solo con l’arrivo delle sentinelle. Il faro notturno dei Carabinieri, negli anni ’50,  controllava il paese come in un campo di prigionia.

Da Marola, partì un movimento di giovani, per cambiare una situazione inaccettabile, costruita intorno a forza. Costituitisi come associazione apartitica, i Murati Vivi promuovono attività culturali, artistiche, sociali per ottenere la bonifica, la restituzione e la liberazione di aree militari inutilizzate. Per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni: salubre, sostenibile, umano, pacifico.

ART. 3 dello Statuto “Murativivi”: L’associazione ha lo scopo di ottenere nel territorio spezzino la dismissione delle aree militari attualmente non in uso e/o che causino un decremento della qualità della vita e/o rappresentino ostacolo allo sviluppo del territorio e delle attività ad esso connesse.

Le aree militari alla Spezia

Il crollo dell’Arsenale

La Marina militare cura il marketing come una normale azienda. Dichiarazioni di intenti, narrazioni di grande pregio e di alto profilo ambientale che, tuttavia, non diradano nebbie e dubbi su accertamenti, dati, approfondimenti, chiarimenti. Tuttavia, ciò che fu luogo di produzione, oggi, è pressoché abbandonato, con un lascito considerevole di criticità ambientali, potenzialmente in grave relazione con la salute della gente che vive intorno.

L’Arsenale della Marina militare, oggi, è paradossalmente l’area militare che versa nel più marcato degrado, per problematiche ambientali e per il diffuso abbandono degli edifici, la maggior parte inutilizzati, alcuni pressoché inagibili. Un degrado che dilaga a macchia di leopardo in tutta l’area, con strutture talvolta inglobate alla vegetazione. Stiamo parlando di quasi 900.000 mq di superficie, di cui circa 180.000 edificati, circa 14 km di strade interne, oltre 6 km di banchine che circondano circa 1.400.000 mq di specchi acquei.

Dopo aver occupato oltre 12.000 lavorator*, nelle officine e negli uffici arsenalizi iniziò il crollo che porta, nel 2022, l’organico ufficiale a meno di 500 occupat* (la Marina militare ha 7.652 addetti civili sull’intero territorio nazionale) e la previsione è di ulteriore riduzione, minacciandone la stessa esistenza. Oggi l’Arsenale è semplicemente una base militare, sede operativa di 13 unità della 1a Divisione navale, che dipende dal CINCNAV, di 5 unità sotto il Comando 1° Gruppo Navi Ausiliarie e 17 unità del MARICODRAG.

Breve cronistoria dell’insostenibilità

Discariche e demolizioni

2004. La Procura spezzina rende nota la presenza, in Arsenale, di una discarica abusiva con vista mare: il Campo in ferro. Un vecchio bacino di stagionatura del legname in disuso, luogo ideale per conferire, in decine di anni, amianto, accumulatori al piombo, parti di elettrosegnalatori, pale di elicottero, parafulmini, quadranti, manometri, strumentazioni varie, fusti metallici con vernici e diluenti, batterie, pneumatici. Le analisi dei periti fanno rizzare i capelli: metalli pesanti, policlorobifenili, materiali radioattivi, ed altre sostanze tossiche, smaltiti illegalmente. Il materiale radioattivo viene trasferito al CISAM (Pisa), ma il resto della discarica resta al suo posto, con il suo potenziale rischio, per l’ambiente e per la salute. Uno strato di terreno ricopre il ventre della fossa dei veleni ed un telo tenta di limitare le dispersioni aeree. La vicinanza al mare pone non pochi dubbi circa il possibile dilavamento o infiltrazioni di falda.

2012. Sulla banchina Carboni iniziano le operazioni di demolizione di una bettolina. I fumi e le polveri del taglio delle lamiere, a pochi passi da scuole ed abitazioni, portano i cittadini a presentare un esposto in Procura. Foto e video arrivano in Tribunale e in pochi giri di lancette il cantiere si ferma e la bettolina sparisce, in un dietrofront sospetto.

Amianto

2018. Una tromba d’aria divelse le coperture, in eternit, di alcuni capannoni dell’Arsenale: edifici pressoché abbandonati al di là del muro, a poche decine di metri dalle abitazioni civili e da un plesso scolastico che ospita decine di bambini. La Marina militare rende noto che sono presenti circa 10.000 mq di coperture con amianto, ma nel contempo nessuno smentisce chi sostiene che, complessivamente, siano presenti circa 104.000 mq di amianto, tra pavimenti, tubazioni e lastre, in forte stato di degrado.

2020. Due blogger (URBan e EXploration) violano la strategica base ed entrano nelle gallerie dell’Acquasanta. L’avventata azione del belga Frank Brodala e dell’olandese Bob Thissen, rende notorietà globale ad una rete di cunicoli, risalenti agli anni ‘50 e in disuso dal 1992. Le dichiarazioni sulla strategicità delle aree militari spezzine sembrano alibi per nascondere l’evidente stato di abbandono e la presenza dilagante di sostanze nocive. I due blogger, con quell’intrusione, oltre che mettere a repentaglio la propria salute, vengono incriminati di introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio. Nel giro di pochi mesi l’amministrazione militare bandisce la bonifica delle gallerie98, un’area che nei fatti è confinata sotto ad una montagna, mentre l’amianto a poche decine di metri dalle abitazioni resta sommariamente dov’è, da decenni, nonostante il legislatore abbia stanziato cifre considerevoli.

Emissioni atmosferiche ed elettromagnetiche

2019. Nonostante i moli siano elettrificati, consentendo alle navi ormeggiate di usare energia elettrica della rete per alimentarle, capita talvolta che dai fumaioli escano notevoli quantità di fumi anche tali da espandersi per l’intero golfo. Interpellato il sindaco la risposta fu un copia/incolla della lettera dell’amm. Lazio (comandante Marina Nord) secondo il quale, nero su bianco, le unità ormeggiate utilizzano motori termici limitatamente alle fasi di ingresso ed uscita dal porto. Probabilmente i fumi che appestarono il golfo erano frutto di un’allucinazione collettiva. Tuttavia, prosegue l’ammiraglio, sporadicamente e per lavori di manutenzione ai motori, è possibile che si manifesti fumosità bianca, frutto dell’evaporazione di acqua di condensa degli scarichi dei fumaioli. Magie della scienza moderna.

Le preoccupazioni per la salute riguardano anche le attività dei radar delle unità navali ed il loro possibile inquinamento elettromagnetico. Le dotazioni vanno, per citarne solo alcune, dai radar multifunzione, al controllo del tiro, dalla guida missilistica allla strumentazione di rilevazione a lungo raggio. Quest’ultima sarebbe in grado di tracciare fino a 1.000 bersagli aerei in un raggio di 400 chilometri, con una potenza di picco di circa 132 kW. La probabile attivazione in banchina fu materia di indagine della Procura, ma le difficoltà dei consulenti a valutare le radiazioni emesse furono dettate dall’impossibilità di conoscere i dati. Informazioni ritenute coperte da segreto militare, nonostante i dati tecnici siano reperibili.

Nucleare, mon amour

19 marzo 2014. La nave da trasporto di combustibile nucleare Pacific Egret approdò a Charleston (Carolina del Sud), scaricando un carico top secret nella Naval Weapons Station del porto. Dotata di dispositivi d’attacco nascosti per respingere un eventuale assalto terroristico, la nave britannica era costruita appositamente per trasportare plutonio, uranio altamente arricchito (HEU) e combustibile nucleare a ossido misto (MOX). Precedentemente fu segnalata all’uscita dal Mediterraneo, presso lo Stretto di Gibilterra, circa due settimane prima (7 marzo), trasportando il delicato carico nucleare. Da dove proveniva?

Il 18 febbraio, una società che cura la bonifica nucleare in Italia, la Sogin, prelevò i materiali radioattivi, li caricò in 38 contenitori, sistemati in tre container. Una colonna di camion militari attraversò lo stivale, scortati dalle forze dell’ordine, per trasportare i container in gran segreto fino alla base della Marina militare della Spezia e disporre le operazioni di carico su una nave mercantile. La notte del 3 marzo, la nave Pacific Egret salpa dalla Spezia. Prima di allora, nessuno aveva avuto notizie dell’evento, che tuttavia non passò inosservato. Dopo venti giorni di silenzi e di misteri, l’allora presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, svela rotta e carico: circa 74 chilogrammi di uranio misto a plutonio. Il caso suscitò l’attenzione del Parlamento: una prima interrogazione desta il Governo: “sono state promosse tutte le iniziative utili affinché il trasporto venisse effettuato in regime di massima sicurezza”.

Basi blu, la farsa (in)sostenibile

384 milioni di euro per fare cosa? Resilienza e sostenibilità vengono sbandierati nella Strategia Energetica della Difesa. Aprile 2022, la Direzione dei lavori e del demanio militare pubblica lo studio di fattibilità per adeguare ed ammodernare le capacità di supporto logistico della base spezzina: nuovi ormeggi, dragaggio dei fondali e nuovi impianti di servizio nell’ambito del programma Basi blu. Un’operazione ritenuta necessaria per l’attracco delle nuove unità navali e per “rientrare nell’adeguamento delle Basi Navali nazionali al fine di garantire l’osservanza dei nuovi standard operativi della NATO”. Ospitare almeno quattordici ormeggi: una aircraft carrier o large ship NATO, una logistic support ship, un cacciatorpediniere, sette fregate, quattro pattugliatori d’altura, sono previsti: tre nuovi moli (uno al Varicella e due agli Scali), ampliamento di un molo esistente (Varicella), ampliamento di una banchina esistente (Lagora).

Basi blu La Spezia

I fondali inquinati

Occorre quindi dragare il fondale per ottenere una profondità di pescaggio di almeno 12 metri, in un’area di circa 420.000 mq. Ma l’intero golfo, darsena militare inclusa, ricade nella perimetrazione di bonifica della discarica di Pitelli, inserita dal 2000 nell’elenco dei siti inquinati d’interessa nazionale. 2008, l’autorità militare avvia una caratterizzazione fisica, chimica e microbiologica di campioni dei fondali. Le risultanze confermano le contaminazioni ma limitandosi a citare i valori fuori norma di metalli pesanti, come mercurio e piombo, manifestando zone in cui le concentrazioni dei contaminanti raggiungono livelli elevati (Hg > 4,5 mg/kg, Pb > 330 mg/kg).600.000 mq di fanghi, di questi, circa 200.000 mc sarebbero inutilizzabili perché contaminati ed i restanti 400.000 mc verrebbero usati per il riempimento dei nuovi moli e banchine.

I serbatoi sotto le case

Il progetto prevede anche la riattivazione completa di due serbatoi di carburante, con una capacità complessiva di 20.000 mc, installati nel ventre della collina, sotto la strada provinciale 530 di Portovenere, (Napoleonica), con una struttura sotterranea che prosegue sotto le abitazioni di Marola. Una parte si dirama nelle viscere del crinale, per raggiungere le pendici della collina e riaffiorare in superficie con opere di sfiato, note storicamente agli abitanti della zona perché, quando la struttura era operativa, spesso dilagava un odore nauseabondo di carburante per tutta l’area abitata.

La farsa della sostenibilità

Nello studio di fattibilità della base blu spezzina, l’unico accenno di sostenibilità previsto è la realizzazione di pensiline fotovoltaiche, a copertura di un parcheggio, previsto in quella che sarà l’area di stoccaggio temporaneo dei fanghi. Tali pensiline, sottolineano laconicamente i progettisti, “consentirebbero di ridurre il f abbisogno energetico della base navale”. Dati alla mano, l’impianto previsto produrrebbe nientepopodimeno che 0,852 MW, ossia il 2,6% del fabbisogno dei soli moli, previsti nella nuova base, se si considerano utilizzati a pieno regime, ossia 31,97 MW.

Friday for future 2023


Il testo è tratto liberamente da Il golfo ai poeti. No basi blu

Le immagini sono state elaborate dallo staff agenzia creativa SUNTIMES

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L'ultimo arrivato!

Questo bellissimo saggio ci racconta come la cultura di guerra e di morte genera gli stessi mostri in tutto il Paese: pessimismo, obbedienza, passività, senso di sconfitta, conformismo, opportunismo, clientelismo. Figli di un dio minore, vittime e colpevoli allo stesso tempo dei propri mali. Politici e rappresentanti istituzionali fotocopia. Iene e sciacalli ai banchetti delle opere pubbliche e gattopardi perché cambi tutto purché non cambi nulla.

Lo scenario che ci delinea e ci offre queste pagine che seguiranno è certamente doloroso, tragico, inquietante, ma in questo suo coraggioso e generoso atto di denuncia traspare sempre lo smisurato amore per La Spezia, per il suo Golfo, il suo Mare. Pagine e immagini che feriscono il cuore ma in cui respiriamo ancora speranza ed utopia. Che un’altra città sia davvero ancora possibile, viva, libera, aperta, felice. Un laboratorio di Pace.

Antonio Mazzeo

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